Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno X - Num. 49 - 23 giugno 2022

Anno I - Num. 04 - 05 dicembre 2012 Cultura e spettacolo

Nell’affascinante Castello di Donnafugata a Ragusa alla ricerca dell’ultimo Gattopardo

di Cettina Alduino
         

Il CastelloRagusa – Notti incantate sotto il bagliore delle stelle al parco del Castello di Donnafugata a circa 15 chilometri da Ragusa. Serate all’insegna della musica sinfonica e musica lirica, così come dello spettacolo e del cabaret. Lo scenario merita una visita culturale anche mattutina perché permette di immergersi in una verace ricca residenza ottocentesca con forte personalità e peculiarità siciliane, alla ricerca dell’ultimo ”Gattopardo”.

Ecco perché il sito nel corso degli anni è stato sede di diversi set cinematografici e televisivi, come scopriremo più avanti.

Il Castello

Il magnifico parco circostante, le stradine lastricate, le adiacenti stalle animate da numerosi esemplari da fattoria, rendono vivo e profondamente interessante questo luogo il cui nome ha derivazione araba. “Donna” infatti corrisponde all’ araba “fonte” o “sorgente” ed in particolare Donnafugata  deriverebbe  da “ain as iafaiat” che vuol dire “fonte della salute .

Una serie di leggende sono fiorite  intorno al nome di Donnafugata: la più antica è quella che ha come protagonista Bianca di Navarra, vicaria di Sicilia, che nel 1412 sembra sia stata imprigionata nel castello originario dal conte Bernardo di Cabrera, Gran giustiziere del Regno e suo pretendente. Il feudo infatti appartenne ai Cabrera fino alla prima metà del Seicento.

Nel 1648 la proprietà passò a Vincenzo Arezzo La Rocca, barone di Serri, ma di quell’epoca non si ha chiarezza sull’architettura del nucleo originario.

Alcune immagini pittoriche, di cui sono ricchi gli interni, mostrano gli stati di avanzamento nella trasformazione dalla originaria forma di baglio al castello ispirato a esempi neogotici.

Il CastelloLa maggior parte della costruzione attuale si deve al barone Corrado Arezzo de Spuches, nato nel 1824, eclettico uomo di studi e politico, che volle una ricca residenza estiva circondata da un ampio  e monumentale parco di 8 ettari in quel tempo abbondante d’acque. Era l’epoca dei revival , dell’eclettismo e delle passioni botaniche e agrarie.  Il clima culturale  mostrava un recupero delle tradizioni storiche dell’isola e nel contempo esprimeva significati politici autonomistici.

Corrado non fu soltanto industriale e politico di grande influenza, che riuscì a far modificare il tracciato della ferrovia nel tratto Ragusa-Comiso in modo da farla passare nelle vicinanze del castello ed avere la propria stazione ferroviaria, fu anche collezionista d’arte, poeta e melomane.

Ebbe esperienze rivoluzionarie  e fu eletto, tra le altre cariche, deputato al parlamento di Sicilia nel 1848.

L’aspetto esterno del castello colpisce per l’elegante loggia in stile gotico-veneziano che troneggia al centro della facciata principale. All’aspetto medievale e fortificato dei lati nord ed est, fanno da contraltare i rimanenti prospetti. Sul lato occidentale una cortina muraria è caratterizzata da una serie di corpi bassi coperti a terrazza che lasciano il paesaggio aperto alla vista.

Un viale d’accesso conduce al piazzale antistante il prospetto meridionale del castello, circondato dal vasto parco ricco di grandi ficus magnolioides e pini marittimi, voluto da Corrado. A destra una scala conduce dalla loggia nel giardino e, attraverso un lungo viale rettilineo, alla Coffehouse,dall’aspetto di un tempietto greco. Questo percorso era un tempo affiancato sul lato destro, da un piccolo orto botanico, passione di Corrado. A sinistra invece fu creato un giardino fantastico e simbolico con labirinto, grotte artificiali dotate di finte stalattiti, fontane, curiose statue  e scherzi d’acqua: “distrazioni” che,  alla maniera cinquecentesca tosco- romana, dovevano allietare e divertire gli ospiti.

Il castello, diviso su tre piani, conta oltre 120 stanze di cui una ventina sono oggi fruibili ai visitatori.

La Sala degli specchiVisitando le stanze complete di arredi e di mobili originali dell’epoca, sembra quasi poter rivivere un nostalgico riflessivo passato in compagnia degli ultimi “gattopardi”.

Lo scalone  monumentale in pietra pece, ornato da statue,  gode di una calda illuminazione esterna, e conduce al piano nobile . Il primo ambiente è detto il Salone degli stemmi dalle pareti decorate con le insegne araldiche di numerosissimi casati siciliani. Da qui si accede all’ala in cui sono ubicati  il sontuoso Salone degli specchi – le cui pareti sono rivestite da specchi molati e da stucchi – e la Sala del biliardo. Dall’altra parte si raggiungono gli ambienti ricavati nel nucleo seicentesco, tra i quali spicca la decoratissima Sala della musica, le cui pareti  sono dipinte a delicati trompe-l’oeil  e fanno godere di una veduta più o meno immaginaria, quasi un capriccio che intreccia edifici realmente esistenti – l’Orto botanico, opera chiave del neoclassicismo palermitano, e la già citata villa originaria di Donnafugata –  che si alternano a paesaggi arcadici disseminati qua e là di costruzioni classiche.

Nella zona nord-occidentale del castello esistono diverse stanze di gusto francese dovute alla coppia Clementina Paternò Castello , nipote di Corrado, e il visconte Gaetano Combes de Lestrade, sposi nel 1878. Di questo periodo è la Stanza da letto azzurra, ricavata nella torre e dunque di forma circolare.

Diverse generazioni di proprietari si sono susseguite ed infine, dopo anni di incuria ed abbandono, nel 1982 il castello venne acquistato dal Comune di Ragusa che, dopo lunghi lavori di restauro lo ha reso nuovamente fruibile.

Questo suggestivo e variegato contesto fu scenario del celeberrimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa Il Gattopardo, dove la residenza di Donnafugata fu citata come la dimora di campagna del principe di Salina.

E’ giusto sfatare l’idea  che nel film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti ci fossero scene girate all’interno delle stanze del castello, come per anni si è detto data l’omonimia con la residenza menzionata nell’opera. In effetti il regista al momento di girare il celebre film visitò il castello per usarlo come set, ma poi, essendo all’epoca in stato di abbandono, preferì altri palazzi nobiliari siciliani

L’originale Sala del biliardo è stata nel 2007 set di molte scene del film I Vicerèdi Roberto Faenza, tratto dal corposo, controverso e sempre attuale romanzo di Federico De Roberto, censurato per oltre 100 anni, e poi finalmente reso al pubblico nella sua riflessione sul fascino e sulla prorompente forza del potere in Sicilia.

Sulla terrazza del castello si sono svolte le riprese di varie scene della fiction “Il commissario Montalbano”. Il visitatore che per la prima volta accede a questo esterno lo troverà familiare pur non essendovi mai stato, poiché ha fatto da location per la villa del capomafia Balduccio Sinagra spesso visitato dal verace ed appassionato Salvo Montalbano. Lo stesso Luca Zingaretti, che impersona magistralmente il famoso commissario e ormai quasi cittadino ragusano, non è rimasto indifferente al fascino gattopardiano del sontuoso palazzo, tanto da sceglierlo per il suo blindatissimo matrimonio il 23 giugno con la bellissima attrice Luisa Raneri.

Mille sono gli spunti culturali che quindi ci invitano ad una visita in territorio ragusano per godere in particolare dell’atmosfera nobile ed insieme rurale del castello di Donnafugata, magari per coglierne il ritmo lento e poetico  che lo circonda.


© RIPRODUZIONE RISERVATA
  1. ELENA PEÑA MARAGLIANO

    IO SONNO DI ARGENTINA ,MA IL MIO PARENTI SONNO DI SICILIA ,E MI PIACE TUTTO O QUI VOI SCRIBE SUPRA LA BELLA ISOLA ,E SUL CASTELLO DI DONNAFUGATTA,¡¡CUÁNTO É BELLO CUESTO IL SUO PATRIMONIO !!!

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