Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VIII - Num. 42 - 7 giugno 2020

Anno I - Num. 01 - 18 aprile 2012 Cultura e spettacolo

L’atomo, brevi riflessioni sull’ipotesi di moto secondo orbite curve

di Gaetano Costa
         

Premessa –

Si formulano alcune ipotesi sul moto degli elettroni, all’interno dell’atomo, confutando l’ipotesi di moto secondo orbite curve.
Si ipotizza l’ingresso degli elettroni all’interno del nucleo con la trasformazione di protoni in neutroni e la quasi contemporanea emissione di elettroni dai neutroni divenendo protoni.

Il modello atomico attuale è quello rappresentato nelle ipotesi di Rutherford, Bohr, Sommerfeld.
L’atomo è inteso some una particella limitata da una superficie, approssimativamente sferica, del diametro di circa 10-10 metri.
Viene supposto che alla periferia esista una nube elettronica e che all’interno ci stia un nucleo del diametro di circa 10-15 metri.


L'AtomoLa nube elettronica viene supposta elastica e soffice, il nucleo, al contrario, estremamente tenace.
Il nucleo dotato di carica elettrica (?) positiva, gli elettroni dotati, in totale di pari carica elettrica, ma negativa, per cui, allo stato di equilibrio l’atomo sarebbe elettricamente neutro.
I nuclei si pensano vibranti internamente con la frequenza di ~ 1022 al secondo ed esternamente con frequenza direttamente proporzionale alla temperatura.
Gli elettroni sono pensati rotanti attorno al nucleo, in certe orbite consentite (sic!), distribuite a strati.
E’ ipotizzato il salto, discontinuo, da uno strato più interno a uno più esterno allorché l’atomo riceve dei “quanti” di energia di valore nh/2 π , al contrario, in discesa, in caso di emissione.
Schrӧdinger descrisse mediante un’equazione l’orbita, supposta chiusa, del generico elettrone, ma, e questo è fondamentale, tale equazione contiene parametri immaginari per cui l’elettrone sta sull’orbita di Schrӧdinger o non ci sta, come implica la presenza di parametri immaginari.
L’elettrone procede lungo l’orbita, scompare, ricompare, continua a procedere, scompare, ricompare!
Si ritenne, pertanto, di legare l’ubicazione dell’elettrone, lungo l’orbita, a un coefficiente probabilistico. L’orbita è supposta circolare con centro, nel centro di massa del nucleo.
Nel modello di Sommerfeld, le orbite, del generico elettrone, sono pensate aperte, ellittiche con uno dei fuochi situato al centro di massa del nucleo.
L’elettrone percorrerebbe un’orbita quasi ellittica con un vertice situato laddove si supponeva situata la nube elettronica. Tale vertice, pertanto,Starebbe in punti isolati di quelle superfici, approssimativamente sferiche, definite strati, superando le difficoltà della presenza di parametri immaginari dell’equazione di Schrӧdinger.
Soddisferebbe, inoltre, l’ipotesi di indeterminazione probabilistica col variare del piano nel quale sarebbe contenuta l’orbita quasi – ellittica.
Il quasi – diametro maggiore della quasi – ellissi crescerebbe, discontinuamente, in proporzione al valore nh/2π dei “quanti” di energia ricevuti, giustificando il valore discontinuo delle sfere – strato permesse.
Non si troverebbe una spiegazione sulla,lunghezza del quasi – diametro minore e, oltretutto, l’elettrone percorrendo tali orbite emetterebbe energia e, il sistema, non sarebbe conservativo.
Appare quindi, più accettabile che l’elettrone si muova di moto rettilineo, in andata e ritorno dal nucleo, con elongazione proporzionale a nh/2π.
Il nucleo, quindi, emetterebbe uno o più elettroni, a distanze più o meno grandi in relazione all’energia quantizzata ricevuta e questi elettroni sarebbero un generico elettrone che rimbalza o incapsulato da un protone, trasformandolo in protone, o uno qualunque di quelli contenuti nei neutroni del nucleo, che, a seguito dell’emissione, diventerebbero protoni.
L’elettrone nel percorso verso il nucleo, cederebbe allo stesso tutta la sua energia cinetica e, nell’urto perfettamente elastico, questa verrebbe integralmente restituita allo stesso elettrone o ceduta a un altro contenuto nel nucleo.
In assenza di energia in arrivo nell’atomo il moto di va e vieni avrebbe sempre la medesima elongazione.
Ma che cosa accade se consideriamo il tutto come discontinuità dell’etere, per cui, alla velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche, con velocità variabile compresa fra zero e “c”, l’etere si condensa continuamente in particelle o si diluisce nuovamente in energia, con emissione di raggi ɣ (etere diluito) o di particelle (β; ᾳ) etere concentrato?
La concentrazione dell’etere in particelle è da supporre che avvenga per l’incurvamento delle onde elettromagnetiche coinvolgenti l’etere fino a diametri quasi nulli.
Nel caso della creazione dei nuclei, l’onda elettromagnetica percorre orbite quasi circolari del diametro pari a quello del nucleo e cioè circa 10-15 metri e, quindi, lunga π 10-15 in un tempo che alla velocità di propagazione dell’onda elettromagnetica è di circa (π 10-15) : (3×108) = 10-23 sec. Vibrando, quindi, con una frequenza dell’ordine di 1023 al secondo che giustificherebbe pienamente la durezza del nucleo, come un pallone pieno di gas ad altissima pressione.

E le forze di attrazione nucleari forti?
E’ sempre l’etere definitivamente sepolto (?) (sic!) da Michelson e risuscitato da Cannata[1] a spiegare con le ipotesi di vortici (spin), con velocità angolari ῳ elevatissime, tali forze di attrazione.
D’altra parte, l’emanazione di raggi ɣ (etere diluito) o di particelle (β; ᾳ) etere concentrato, dai nuclei cosiddetti instabili o comunque perturbati, fa chiaramente intendere che l’etere tende a espandersi, ove non sia già stabilmente concentrato e tende a respingere tutto quello che gli sta attorno. Le mutue forze di repulsione modulate in onde elettromagnetiche portano poi alla concentrazione, con perturbazioni vorticose, in neutrini, fotoni, elettroni, mesoni, adroni, cioè a quello stato dell’etere chiamato materia.
E’ da ribadire che la velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche dipende, o per meglio dire, è uguale alla frequenza propria di vibrazione dell’etere e, nei vari mezzi trasparenti, sempre all’etere che, però, interposto nell’etere concentrato, materia, ha frequenza di vibrazione diversa collegata all’Ɛ specifico del corpo attraversato uguale al prodotto di Ɛ0 , costante dielettrica del vuoto (leggasi etere) moltiplicato per Ɛr , costante dielettrica relativa, numero puro, (nell’aria 0°c 760 torr. 1.000.577; nell’ambra 2,2 : 2,9; nel quarzo 4,3 : 4,6; nel vetro 5 : 7; nell’acqua 80).
Si ritiene, quindi, con quanto esposto sopra, di aver dato una possibile riposta alla principali questioni attinenti a quanto avviene nell’estremamente piccolo e pervenendo, in considerazione della tendenza alla emissione, a dover concludere per la repulsione generalizzata fra i corpi e, quindi, a grande scala alla repulsione universale.


[1] L’etere questo sconosciuto, relatività ed elettromagnetismo, Università degli Studi di Palermo, Istituto di Ingegneria 1981 vedi ETERE E RELATIVITA’ http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep2cann1.htm

 

 

Ing. Gaetano CostaGaetano Costa

Laurea in ingegneria

Direttore Regionale Assessorato Lavori Pubblici in quiescenza.

Ternato nel concorso di assistente ordinario alla cattedra di costruzioni stradali e ferroviarie nella facoltà di ingegneria dell’Università di Palermo.

Ha determinato l’equazione della traiettoria di minor disagio fisiologico nelle curve percorse con moto sensibilmente vario (Notiziario di Tecnica moderna, anno VII, marzo 1961).

Ha presieduto varie commissioni tra le quali quella per la limitazione dei danni sismici negli edifici di importanza strategica in Sicilia

Ha tenuto un corso di esercitazione di geometria analitica presso la facoltà di ingegneria dell’Università di Palermo ricevendo l’encomio del Professore incaricato dell’insegnamento.

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