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Anno VII - Num. 38 / 2019

Anno VII - Num. 37 - 11 aprile 2019 Politica e società

Stretta al credito per le m-Pmi, Fcg e altre misure: le Associazioni di settore in conferenza stampa con Assessore Armao

di Redazione TrinacriaNews
         

Palermo, 27 aprile 2019 – Le Associazioni in rappresentanza delle imprese artigiane, del commercio, della cooperazione, dell’industria e Assoconfidi Sicilia apprezzano e manifestano soddisfazione per le parole dell’Assessore regionale dell’Economia, Gaetano Armao, e per la presa d’atto di quanto già da tempo evidenziato nei documenti congiunti sottoposti alla sua attenzione.

Dalla conferenza stampa di sabato, presso l’assessorato, nel corso della quale sono stati presentati i dati dell’Osservatorio regionale sul credito, l’assessore Armao ha mosso una pubblica denuncia al sistema bancario precisando che a fronte degli aumenti dei depositi in Sicilia, si assiste a una diminuzione degli impieghi a favore delle imprese regionali con i riflessi negativi a tutti noti. Ha parlato, non a caso, di drenaggio, una vecchia pratica con la quale le banche raccoglievano risorse in Sicilia per poi investire altrove. «L’Assessore Armao ha parlato – dichiarano le Associazioni rappresentative dei diversi settori imprenditoriali – di un nuovo credit crunch, di una nuova stretta al credito che da tempo denunciamo e che impedisce una sana ripresa del mercato delle imprese e dell’intera economia siciliana».

Al centro delle dichiarazioni dell’Assessore Armao ancora due distorsioni: quella riguardante il funzionamento del Fondo centrale di garanzia (Fcg), cui la Regione Siciliana contribuisce con ben 102 milioni di euro di fondi europei, a danno delle imprese siciliane e per la quale «ci uniamo – proseguono le Associazioni – alla richiesta di chiarimenti avanzata dall’Assessore Armao al Vicepremier Luigi Di Maio». In particolare le imprese siciliane verrebbero finanziate solamente con i 102 milioni di fondi europei che la Regione vi ha versato mentre le restanti imprese italiane lo sarebbero con l’intero Fondo, non godendo dell’aggiuntività prevista; quindi quella della “vessazione di garanzie” messa su dalle banche che anziché chiedere all’imprenditore siciliano al massimo il 20% oltre all’80% garantito con risorse pubbliche dal Fcg, chiederebbero fideiussioni e garanzie per il 100% snaturando di fatto la contribuzione pubblica con un aumento dei costi eccessivo per le stesse imprese.

Infine il richiamo alla recente delibera della Giunta regionale con la quale si chiederà alla Conferenza unificata Stato-Regioni di applicare anche in Sicilia la lettera r) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Grazie all’applicazione di questa norma la garanzia alle banche, per i prestiti alle imprese compresi fra 30 e 100 mila euro, sarà rilasciata dai Confidi autorizzati dalla Regione e la Sezione speciale Sicilia del Fondo centrale di garanzia rilascerà a sua volta una controgaranzia.

«Ci uniamo – aggiungono le Associazioni – alla richiesta di chiarimenti all’On. Di Maio da parte dell’Assessore Armao circa la prevista abrogazione della lettera r) contenuta nel “Decreto Crescita”. Si tratta di una delibera attesa da anni, sollecitata più volte e che riprende la proposta avanzata al tavolo del Gruppo di Lavoro sul Credito presso l’Assessorato regionale dell’Economia. Rappresenta un aiuto concreto per l’ampio bacino delle m-Pmi da tempo in enorme difficoltà nell’accesso al credito sul circuito bancario e dal quale sarebbero tagliate del tutto fuori senza il sostegno dei confidi. Accogliamo con favore, nel caso in cui l’abrogazione della lettera r) non venisse stralciata in sede di conversione del decreto in legge, l’alternativa prospettata dall’Assessore di impiegare i 102 milioni che la Sicilia ha versato al Fcg direttamente per la sola controgaranzia. Di certo – concludono le Associazioni – è paradossale constatare come a livello nazionale da un lato si parli di rafforzare l’autonomia delle Regioni e dall’altro si sottragga a questa autonomia proprio la parte relativa al credito, di cui la vicenda della lettera r) ne diventa espressione emblematica».

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