Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno I - Num. 03 - 28 settembre 2012 Cultura e spettacolo

Santa Rosalia nelle opere di artisti contemporanei a Palazzo Costantino e Di Napoli nel cuore della città di Palermo

Ascolta le audiointerviste a diversi artisti presenti alla mostra e al Marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona in fondo all’articolo

di Vilma Maria Costa
         

Palermo – Una mostra collettiva davvero insolita e suggestiva quella che si è presentata davanti ai nostri occhi! Siamo entrati in uno dei Palazzi più prestigiosi della Città, il Palazzo Costantino e Di Napoli ai Quattro Canti di Città, cuore nevralgico di Palermo, aperto per l’occasione dal suo proprietario, il Marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, una persona generosa, un mecenate di artisti che reputa di talento.

Un Palazzo che, malgrado il degrado in cui versa e il depauperamento di importanti elementi al suo interno, come i pavimenti e il camino, effettuato dai vecchi proprietari, prima dell’avvento del Marchese, che non hanno esitato, nonostante il vincolo della Soprintendenza, a venderli e una struttura fatiscente, ma che non tradisce il suo prestigioso passato, ha fatto da scenario a una mostra di artisti contemporanei dotati di grande creatività.

Il 14 per la stampa e il 15 luglio per il pubblico è stato possibile ammirare opere di devozione popolare appartenenti alla collezione Giancarlo Gualtieri dell’A.I.C.I.S – Associazione Italiana Cultori Immagini Sacre e assistere nel contempo a una inedita reinterpretazione contemporanea della Santuzza, dal titolo Santa Rosalia e il Festino realizzata con opere, installazioni, performance, di artisti italiani, molti dei quali siciliani.

Sono state esposte opere di 50 artisti tra giovani emergenti e consolidate personalità dell’arte contemporanea.

Molti gli artisti siciliani: Arrigo Musti con la sua opera, un olio di 3 metri per 2 intitolata Anonymous City e che ritrae una Santa Rosalia in versione “sposa Pakistana” come dice lo stesso Musti perché Palermo è una città cosmopolita, ma sempre senza pupille, come tutti gli Anonimi ritratti dal maestro, perché è come se non volesse vedere il degrado in cui si trova la sua Palermo; un contesto insopportabile alla vista; Rosario Tornese con Santa Rosalia in una visione tipicamente seicentesca vista dal basso verso l’alto per evidenziare il suo importante ruolo di Patrona che viene incastonata tra i Quattro Canti di Città, luogo simbolo della Palermo di antico fulgore, sopra i teschi che ha causato la Peste e che ha sconfitto come se volesse trionfare su una peste contemporanea che affligge la città, una peste che non ha consentito che Palermo mantenesse vivacità intellettuale e livelli di prestigio come nel ‘600; Beatrice Feo Filangeri con la sua interpretazione della Santa che non tradisce la sua corrente del Pop Barocco dove personaggi di altri tempi irrompono nel nostro per portare messaggi ai contemporanei e qui lo sguardo della Santa sembra unire dolcezza e compassione e il suo volgersi indietro è come se rispondesse a un bisogno di aiuto che proviene dai cittadini. Molto interessante anche il luogo dove la Filangeri ha collocato la sua opera sembra quasi all’interno di una grotta che ricorda quella in cui visse la Santa: Elisa Martorana, una creativa fotoreporter che per l’occasione ha realizzato un fotocunto, un racconto molto originale per foto di una rivisitazione del ritorno della Santa a Palermo; Alessandro Bazan insieme ai suoi allievi dell’Accademia delle Belle Arti ha realizzato delle installazioni che hanno simboleggiato il desiderio di far risorgere il Palazzo Costantino dalle fondamenta per farlo ritornare al suo antico splendore.

E ancora tanti altri artisti di grande talento come Roberto Ferri, con un’interpretazione della Santa di ispirazione caravaggesca dove è ravvisabile la grande drammaticità del momento in cui Santa Rosalia sta spirando e già vede oltre la vita e il pathos è reso ancor più evidente dal fascio di luce che la colpisce; Dante, con una interpretazione della Santuzza nel periodo etereo e soave della Belle Epoque; Tindar, con un’opera che ritrae delle enormi radici sopra pagine di una Bibbia antica del 600, con la quale il maestro ha voluto evidenziare come Palermo abbia quasi abbandonato il suo centro storico trascurando così le sue effettive radici decentrandosi; Pucci che ha utilizzato nella sua opera una tecnica di tipo fotografico collocando in primo piano in maniera nitida la figura della Santa, una giovane donna con sembianze molto moderne e attuali, la modella è, infatti, la giovane figlia del Marchese Bilotti Ruggi d’Aragona, Viviana, e in secondo piano i Quattro Canti dai contorni molto sfumati. Sembra quasi che la Santa Rosalia sia sospesa sulla città in attesa di un qualsiasi evento che potrebbe richiedere il suo intervento.

Qui di seguito le audiointerviste degli artisti che siamo riusciti a raggiungere

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Questa che segue è l’audiointervista rilasciataci dal Marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, proprietario del Palazzo Costantino e Di Napoli che ringraziamo per la sua disponibilità e per averci accolto nel suo Palazzo con ospitalità presentandoci tutti gli artisti presenti.

Foto di Roberto Rinella

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