Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno II - Num. 14 - 25 novembre 2014 Politica e società

Rischio chiusura Sviluppo Italia Sicilia: non saranno pagati gli stipendi ed i crediti dei dipendenti della società

I sindacati hanno proclamato tre giorni di sciopero per richiedere al Governo regionale delle azioni immediate e concrete volte a garantire la continuità aziendale e la tutela occupazionale dei lavoratori

di Redazione TrinacriaNews
         

sviluppo-italia-sicilia URL IMMAGINE SOCIALPalermo – A rischio l’esistenza in vita di Sviluppo Italia Sicilia: non saranno pagati gli stipendi ed i crediti dei dipendenti della società e a breve, per mancanza di fondi, potrebbero bloccarsi tutte le attività svolte. La notizia è stata resa nota ieri nel corso dell’assemblea dei lavoratori della società regionale, convocata dalle Rappresentanze sindacali aziendali (Rsa) di Fiba Cisl, Fisal Cgil, Uilca Uil e Ugl Credito, per discutere del drammatico momento che sta vivendo la società.

Secondo i lavoratori e i rappresentanti sindacali, “si è in presenza di un quadro che nulla ha a che fare con la sana amministrazione. La presidentessa Carmelita Volpe è addirittura incapace di azzardare previsioni sul pagamento di questi debiti e su quello delle future spettanze ai lavoratori. La situazione già critica, ereditata dalle precedenti gestioni, è stata compromessa dall’attuale management che ha creato solo macerie con una conduzione improntata all’improvvisazione, con l’assenza di una visione strategica e concreta le problematiche gestionali, anche a causa della mancanza di un proficuo raccordo con il socio unico, Regione Siciliana”.

“Siamo arrivati al paradosso – affermano le organizzazioni sindacali – che venga negato anche un diritto essenziale dei lavoratori, ovvero quello della retribuzione. In questi mesi abbiamo registrato solo annunci di facciata e promesse vane, ora non possiamo che prendere atto dell’inaffidabilità e dell’inadeguatezza dell’attuale gestione. La presidentessa Volpe, nominata dal presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, si è rivelata fallimentare rispetto agli obiettivi di volta in volta proclamati, conducendo la società sull’orlo del baratro, non tenendo in debito conto dei rilievi e dei contributi dei sindacati, spesso irrisi e denigrati con comportamenti palesemente antisindacali”.

I lavoratori e i loro rappresentanti sindacali sottolineano anche l’assoluto disinteresse mostrato dal socio Regione Siciliana e dai suoi burocrati nei confronti della società. “Emblematico è – aggiungono le sigle sindacali – il comportamento del Servizio Partecipazioni dell’assessorato all’Economia che rifiuta di rinnovare la convenzione quadro alla società, adducendo futili motivazioni al limite del pretesto. Anche il tentativo di modificare la sua mission, trasformandola da Agenzia specializzata nella creazione d’impresa e sostegno alle politiche occupazionali, in struttura in-house per il servizio di assistenza tecnica in favore dei dipartimenti della Regione, non è stato fruttuoso, in quanto il socio regione le ha affidato commesse non remunerative.

I sindacati denunciano il profondo stato di preoccupazione dei lavoratori che ad oggi non hanno nessuna certezza per il loro futuro, vista la totale disattenzione delle forze politiche e istituzionali. “Non si comprende – proseguono Fiba, Fisac, Uilca e Ugl – come mai il presidente della Regione siciliana, Crocetta, privilegi altre società partecipate, che costano svariati milioni di euro all’anno alle casse regionali, mentre abbia abbandonato Sviluppo Italia Sicilia al suo inevitabile declino, nonostante questa società non gravi finanziariamente sul bilancio regionale e sia indicata come strategica nella legge di stabilità”. I sindacati invitano il governo regionale ad un’operazione verità: “Le Istituzioni – dichiarano Fiba, Fisac, Uilca e Ugl – devono assumersi la responsabilità di avere contribuito alla fine di Sviluppo Italia Sicilia, che in 13 anni di attività ha contribuito alla nascita di oltre 17.000 nuove imprese. La perdurante carenza di liquidità determinerà a breve il blocco delle attività, in particolare di alcune quali:

  1. L’incubatore di Catania, acquistato dalla Regione, dove sono insediate una ventina di piccole e medie imprese e che a breve chiuderà i battenti, lasciando le imprese e i loro lavoratori in grande difficoltà, con la prospettiva di interrompere la produzione;
  2. L’interruzione delle erogazioni in corso a valere sugli artt. 1 e 2 della Legge 23/2008, (imprese di qualità e imprenditorialità giovanile), che causerà gravissimi problemi finanziari alle circa 130 PMI ammesse ai finanziamenti, sommandosi al difficile momento congiunturale che le stesse imprese stanno attraversando a causa della crisi;
  3. E’ a rischio la certificazione di oltre 6 milioni di euro di spesa sul PO FESR da parte dell’Assessorato Attività Produttive;

Tutte le attività in corso, dalla valutazione delle domande alla firma dei contratti per il prestito d’onore (titolo II del D. Lgs. 185/2000) in convenzione con Invitalia a breve subiranno uno stop, causando un gravissimo danno a tutte quelle centinaia di giovani siciliani che ogni anno, malgrado le difficoltà, hanno deciso di avviare una nuova attività nell’isola”.

I sindacati hanno proclamato tre giorni di sciopero per richiedere al Governo regionale delle azioni immediate e concrete volte a garantire la continuità aziendale e la tutela occupazionale dei lavoratori e a trovare una situazione definitiva che superi le gestioni fallimentari di questi ultimi anni. Domani 3 dicembre le sigle sindacali, insieme ai vertici aziendali e all’assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei, saranno ascoltate per la terza volta alla Commissione Bilancio dell’Ars, dopo le precedenti audizioni che non hanno portato ad alcun risultato.

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