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Anno IX - Num. 46 - 02 ottobre 2021

Anno II - Num. 11 - 03 maggio 2014 Cultura e spettacolo

“Quel diavolo di un Trillo” il primo libro autobiografico del violinista Uto Ughi

Ughi: “Ai giovani musicisti dico: affrontate la situazione con molta pazienza, molto coraggio e speranza nel futuro”

(All'interno video-intervista al violinista Uto Ughi)

di Andrea Ferruggia
         

Palermo – Il teatro Politeama Garibaldi sembra rivivere quasi magicamente sulle dolci note di uno dei più grandi artisti di musica classica italiana nel mondo: il maestro Uto Ughi. È giunto in città l’ineguagliabile violinista che ha fatto la storia lirica dell’ultimo cinquantennio, per esibirsi in quattro giornate concertistiche sempre accompagnato da uno dei due inseparabili violini, ovvero il Guarneri del Gesù.

Il repertorio scelto dal maestro spazia dalla celebre sonata settecentesca di Giuseppe Tartini in sol minore Il trillo del Diavolo alle musiche di Cajkovskij, passando per il Rondò veneziano e le due Ave Maria di Paganini, brani interpretati con grande passione e maestria assoluta insieme al pianista Alessandro Specchi.

Qualche ora dopo l’arrivo a Palermo del maestro Ughi, presso la sala lettura della libreria Feltrinelli è stata organizzata la presentazione del suo primo libro autobiograficoQuel diavolo di un trillo” edito da Einaudi e dell’ultimo disco inciso da Sony classical “Violino romantico”.

L’onore di poter presentare ad appassionati e fan le pagine del libro è stato conferito al prof. Dario Oliveri, direttore artistico dell’Accademia Siciliana Amici della Musica, il quale è riuscito abilmente a traghettare la sala gremita di ascoltatori all’interno della vita privata del maestro attraverso aneddoti e pensieri, il tutto con lo sfondo musicale di alcuni brani.

Uto Ughi scrive di suo pugno questo libro sulle proprie esperienze di vita, dice Dario Oliveri cimentandosi per la prima volta con l’arte della parola non essendo abituato ad esprimersi con la penna ma con un’altra nobile forma artistica che gli è più congeniale per natura ovvero la musica. Eppure questo testo è singolarmente scritto bene, rispecchia mirabilmente il modo di porsi e di rapportarsi al pubblico e alla musica del maestro, il cui stile appare composto e corretto sebbene allo stesso tempo sia anche diverso dai libri autobiografici di molti altri suoi colleghi musicisti perché sembra davvero contenere l’animo di chi lo ha scritto.

La lettura del libro ci mette direttamente in contatto con le piccole e grandi esperienze musicali del maestro sin da quando bambino si nascondeva sotto il pianoforte del salone di casa ascoltando suonare il padre e gli amici di famiglia, storcendo il naso di tanto in tanto se qualche nota veniva sbagliata oppure quando veniva accompagnato a letto dalla madre cantante lirica che rimboccandogli le coperte soleva intonare arie di Verdi, Donizzetti e Bellini, suoi primi amori musicali.

Uto Ughi 'Quel diavolo di un trillo' (copertina libro)Chi vorrà conoscere ancor più a fondo Uto Ughi dovrà cimentarsi nella piena lettura dei quattro capitoli di questo libro dove l’autore stesso spesso indugia in personali riflessioni sul concetto di musica, analizzando questo vasto e variegato mondo attraverso la rassegna di una lunga galleria di artisti da lui incontrati nel corso del suo lavoro come Ariodane Coggi, Pablo Casals e Andrès Segovia o personaggi carismatici come papa Giovanni Paolo II o madre Teresa di Calcutta, i quali hanno tutti contribuito fortemente a plasmare il genio del maestro E per cui non è che Uto Ughi racconti se stesso e basta con dettagli minuziosi del suo vivere quotidiano, ma lo fa moderatamente e in parte per condividere con noi curiosi soltanto quelle esperienze di una vita, come lui stesso dice, abbastanza incredibile e interamente dedicata all’idolatria della musica.

Uto Ughi ha anche incontrato più di mille alunni di scuole elementari e medie per cercare di far capire ai più piccoli, attraverso un concerto-lezione, quanto sia fantastica e ricca di emozioni la realtà della musica e che soltanto con l’educazione al rispetto del nostro patrimonio artistico l’Italia potrà destarsi dal buio momento di crisi in cui è caduta, puntando alla riqualifica dell’arte e alla scoperta di nuovi giovani talenti da proiettare sui palcoscenici di tutto il mondo. Alla semplice domanda di un bambino Come fai ad essere così bravo quando suoni?  il maestro con sorriso paterno ha risposto Mi esercito con i miei strumenti ogni giorno e lo faccio con costanza perché, come soleva affermare il grande Paganini, se non suono per un giorno me ne accorgo solo io ma se non suono per due giorni se ne accorge tutto il mio pubblico! A seguire nel pomeriggio, dopo l’appuntamento concertistico, il maestro è stato accolto calorosamente nel foyer del teatro da una folla numerosa di appassionati, firmando copie del libro, rilasciando interviste a giornali e concedendosi per decine di foto a chi lo chiedeva mantenendo immutato quel dolce sorriso, quello sguardo fascinoso e quell’aria galante che da sempre lo contraddistinguono.

Ecco le domande che gli abbiamo rivolto nel corso della videointervista: 

  1. Quel diavolo di un trillo” è il titolo scelto dalla casa editrice Einaudi per il suo nuovo libro autobiografico. Perché la scelta di questo titolo così particolare?
  2. Lei stesso racconta che a soli 7 anni iniziò talentuosamente ad esibirsi in pubblico suonando brani di Paganini. Che ricordi ha delle sue prime esperienze con la musica classica?
  3. Il ruolo dell’artista e dell’intellettuale è quello civico, ovvero di servizio ed esempio alla comunità. Lei è molto vicino ai giovani. Quali consigli darebbe a coloro i quali desiderano accostarsi, anche solo da appassionati, alla musica classica e all’opera lirica?
  4. Come lei stesso scrive, da bambino durante un viaggio a Parigi in compagnia di suo padre è avvenuto il suo primo incontro con uno Stradivari, in vendita da un noto liutaio e antiquario. Lei suona anche un Guarneri del Gesù del 1744. Lo preferisce allo Stradivari Kreutzer del 1701, visto che lo suona maggiormente?
  5. Se dovesse definire il suo animo da musicista, lo definirebbe più apollineo o più romantico e dionisiaco?
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