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Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno VI - Num. 31 - 8 febbraio 2018 Politica e società

Quali novità e cosa è cambiato sulle pensioni? Intervista a Segretario Nazionale UIL Proietti esperto in Previdenza

Proietti oggi a Trapani per le conclusioni del 17° Congresso Territoriale UIL Trapani

di Vilma Maria Costa
         

Tante le preoccupazioni dei lavoratori sulle pensioni che percepiranno dopo tanti anni di lavoro e tante le curiosità su cosa è avvenuto nelle due fasi di incontro che i Sindacati hanno avuto con il Governo.

Per dare dei chiarimenti ai nostri lettori abbiamo incontrato il Segretario Nazionale UIL Domenico Proietti che oggi si trova in Sicilia, a Trapani per le conclusioni del 17° Congresso Territoriale UIL Trapani.

Intervista:

  1. E’ di questi giorni la corsa di molti lavoratori alla richiesta di preventivi per capire quanto percepiranno di pensione usufruendo dell’APE volontario. Lei pensa che per gli interessati potrà essere una buona possibilità per accedere al trattamento pensionistico anticipato?

L’Ape volontario è una prestazione che, come dice lo stesso nome, è su base totalmente volontaria. Saranno quindi i lavoratori dipendenti che hanno compiuto i 63 anni a decidere se utilizzare o meno lo strumento, che ricordiamo può essere chiesto anche in costanza di rapporto di lavoro. Il simulatore oggi disponibile offre un’indicazione su quello che sarà l’importo del prestito e l’eventuale impatto sulla futura pensione, consigliamo quindi ai lavoratori di recarsi presso un patronato per avere una più precisa valutazione.

  1. Il sistema retributivo, in vigore per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare nei primi anni 70 divenuto contributivo, poi, per gli anni lavorati dopo il 2012, garantiva pensioni che potevano arrivare all’80% dell’ultima retribuzione, per chi invece è nel sistema misto, ovvero retributivo solo per gli anni lavorati fino al 1996, il tasso di sostituzione, la differenza tra ultimo stipendio e pensione è meno favorevole. Ma tale Gap si accentua notevolmente per i lavoratori che hanno iniziato dopo il 1996, totalmente contributivi, il cui assegno previdenziale potrà essere inferiore al 60% dello stipendio. Non le sembra che questo porterà ad un’ulteriore impoverimento dei pensionati e conseguentemente della nostra economia?

Quando nei primi anni 90 si decise di passare ad un sistema previdenziale contributivo era ben presente il problema delle future pensioni, per questo accanto al primo pilastro venne ideata la previdenza complementare, un secondo forte pilastro che potesse integrare la futura pensione colmando quel 20%. I fondi pensioni negoziali che da allora hanno operato in Italia hanno dato ottima prova di sé, raggiungendo rendimenti elevati a costi contenutissimi, anche in questi anni di crisi economica. Resta, comunque, evidente che per creare future pensioni solide è necessario che si produca sana e stabile occupazione e per fare ciò c’è bisogno di un sostegno concreto all’occupazione ed alla nostra economia.

  1. I pensionati nel momento in cui avranno più bisogno di attingere al loro reddito, perché anziani e, quindi, con un paniere più costoso da riempire, avranno, invece, meno risorse. Come aiutarli per incrementare quello che percepiranno? Come migliorare le condizioni per un migliore assegno mensile?

Per i futuri Pensionati sarà importante, come accennato costruire già da oggi la propria pensione di secondo pilastro. Ma il problema riguarda anche le pensioni in essere che in questi anni hanno visto diminuire il loro potere di acquisto a causa dei blocchi delle rivalutazioni di questi anni. Per questo il sindacato si è impegnato nelle prime due fasi del confronto sulla previdenza affinché dal 2019 riprenda la normale perequazione dei trattamenti ricordiamo inoltre che lo scorso anno abbiamo ottenuto che la 14° mensilità per i pensionati fosse maggiorata e pagata a nuovi 1milione e mezzo di pensionati. Questi sono stati solo i primi passi, adesso bisogna agire con una netta diminuzione della pressione fiscale, e con una revisione del paniere di riferimento per la rivalutazione che tenga conto maggiormente delle spese sostenute degli anziani.

  1. Per le future pensioni una soluzione potrebbe essere quella di aiutare i lavoratori che non hanno potuto riscattare la laurea perché, fino ad oggi, troppo oneroso rendendolo, invece, possibile, accessibile. Il lavoratore potrebbe, con tale riscatto, andare qualche anno prima in pensione e nello stesso tempo avere un piccolo aumento nell’assegno mensile. Lo avete considerato?

Il riscatto della laurea è un modo per integrare la propria pensione, ma il meccanismo attuale non dà benefici se non vi è una forte contribuzione da parte del lavoratore. Per questo si dovrebbe ripensare lo strumento prevedendo ad esempio una maggiorazione contributiva a carico dello Stato per i lavoratori che hanno avuto carriere fortemente discontinue, in tale modo si integrerebbe la posizione maturata dando a questi lavoratori una futura pensione più adeguata. Per quanto riguarda il pensionamento anticipato, quello con 42 anni di contributi, il periodo riscattato potrebbe consentire ad alcuni lavoratori di andare qualche anno prima in pensione. 

  1. Sono previste agevolazioni per donne che andranno in pensione? Quali saranno le eventuali variabili che saranno prese in considerazione?

Bisogna sanare tutte le disparità di genere che ancora persistono nel nostro sistema previdenziale ed al contempo valorizzare il lavoro di cura svolto dalle lavoratrici. Nella scorsa legge di bilancio è stato riconosciuto per l’accesso all’Ape sociale un anticipo fino a 2 anni per le lavoratrici madri, come sindacato abbiamo chiesto e stiamo chiedendo che questo beneficio venga esteso a tutte le tipologie di pensionamento. Chiediamo, inoltre, che sia riconosciuto un periodo di contribuzione figurativa per tutti periodi di lavoro di cura svolto , anche fuori dal rapporto di lavoro.

  1. Quali sono i punti fondamentali da cambiare nella Legge Fornero per renderla più equa?

La legge Fornero è stata solamente una gigantesca operazione di cassa che ha perseguito solamente la sostenibilità delle future pensioni, del superamento delle disparità di genere e della valorizzazione del lavoro di cura svolto dalle lavoratrici.

  1. Alcuni economisti, vedi la De Romanis, sostengono che non si possono agevolare le pensioni e che una prossima riforma dovrà essere più pesante di quella attuata con la Fornero. Perché “si devono tenere a bada i conti” Lei cosa ne pensa?

La spesa previdenziale italiana è perfettamente in media con quella degli altri paesi Ue sui conti spesso diffusi non c’è chiarezza e viene fornito un dato aggregato che cumula la spesa assistenziale a quella previdenziale, conteggiando inoltre come uscita anche le tasse pagate dai pensionati. Per questo abbiamo chiesto ed ottenuto che sia avviata una commissione istituzionale che procederà a separare la spesa assistenziale da quella previdenziale e che identifichi strumenti certi ed affidabili per la valutazione del costo previdenziale puro.

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