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Anno IX - Num. 46 - 02 ottobre 2021

Anno I - Num. 02 - 18 giugno 2012 Politica e società

Prosegue la protesta della Fondazione The Brass Group con la stella del jazz Roberta Gambarini

di Viviana Villa
         

La cantante jazz Roberta GambariniPalermo – Il 7 luglio si è tenuto a Palermo, sempre nella parte antistante il Real Teatro S. Cecilia, il concerto offerto dalla cantante jazz Roberta Gambarini, che si è unita alla protesta dei musicisti siciliani della Fondazione The Brass Group.

Come da cartellone, la musicista avrebbe dovuto esibirsi durante il Seacily Jazz Festival 2012 ai Giardini sopra le Mura dello Spasimo, i quali però sono sotto sequestro preventivo da parte dell’Autorità Giudiziaria. Di conseguenza, sono state annullate tutte le date previste per il mese di luglio, in attesa del ripristino dei fondi regionali destinati alla Fondazione e della revoca del sequestro ancora in vigore, nonostante la messa in sicurezza da parte del C.O.I.M.E. (Coord. interventi manutentori edili) del Comune di Palermo. Il taglio dei finanziamenti operato dalla Regione Siciliana ha bloccato un progetto di importanza nazionale, poiché l’Orchestra Jazz Siciliana è l’unica orchestra permanente di jazz a partecipazione pubblica in Italia. Inoltre, per la prima volta è stato affidato un teatro storico, quale il Real Teatro S. Cecilia, ad una istituzione di musica moderna e contemporanea. Sono state previste anche la realizzazione di un museo del jazz, la formazione professionale dei propri quadri artistici e tecnici e la possibilità di fare “educazione musicale” attraverso la Scuola popolare della musica, al fine di rilasciare diplomi di laurea di I e II livello.

Per opporsi ai numerosi tagli, il 15 giugno, davanti al Real Teatro S. Cecilia, è stato organizzato un primo concerto di protesta dell’Orchestra Jazz Siciliana, diretta dal Maestro Domenico Riina. Durante la serata il Presidente della Fondazione The Brass Group, il Maestro Ignazio Garsia, ha espresso la sua delusione, affermando come si siano compiuti una serie di provvedimenti discriminatori. (vedi nostro precedente articolo su questo argomento)

La "Female Jazz Vocalist of the Year" Roberta Gambarini

A questa protesta è stata abbracciata anche da Roberta Gambarini, cantante jazz torinese che ormai vive a New York e che è stata definita la vera erede di grandi personaggi, come Ella Fitzgerard, Sarah Vaughan e Carmen McRae. La prestigiosa vocalist, che ha vinto un Female Jazz Vocalist of the Year ai Jazz Journalists Award 2010 e che più volte è stata nominata ai Grammy Award per Best Jazz Vocal Album, il 7 luglio si è esibita presso la stessa location del precedente concerto, insieme a quattro artisti di fama internazionale.

Ho deciso di venire comunque con il mio gruppo a Palermo ed offrire gratuitamente un concerto – spiega la vocalist sul sito ufficiale della Fondazione – per esprimere la mia solidarietà nei confronti del Brass Group, che svolge da anni un’importante attività di promozione del jazz sul territorio siciliano. L’Orchestra Jazz Siciliana è considerata una delle migliori formazioni in Europa. Vorrei porgere un appello alla Regione Siciliana, perché queste magnifiche realtà non vengano lasciate morire e perché i palermitani possano continuare ad andare fieri della vivacità culturale della loro splendida città.

Durante la nostra intervista, ci ha precisato che la “missione” è quella di girare il mondo e promuovere questo genere sul territorio. Il jazz non gode di finanziamenti e di visibilità sui media, per cui parte del nostro lavoro è quello di far vivere un’esperienza diretta a quelle tante persone che vogliono ascoltare il jazz. Questa è la nostra filosofia, facciamo una vita di grossi sacrifici,“on the road”. Non abbiamo supporto dalle case discografiche, ma viviamo per la musica, andiamo noi a portarla alla gente. È importante che le persone e soprattutto i bambini siano esposti a questa musica – continua – come hanno fatto i miei genitori che mi hanno portato da bambina a sentire il jazz. Il mio messaggio per i  palermitani è proprio quello di portare sin dalla tenera età ad ascoltare questo tipo di musica, solo così vi è la possibilità di diventare appassionati, magari dei musicisti del futuro.

In tal senso, durante la conferenza stampa, tenutasi la stessa mattina del concerto presso il Grand Hotel Et Des Palmes di Palermo, si è espresso anche il Maestro Ignazio Garsia. La differenza fondamentale sta nel fatto che si tratta di musica colta e non commerciale, mentre per quanto riguarda la lirica, le istituzioni si impegnano a fornire un servizio alla collettività attraverso i teatri lirici e le orchestre sinfoniche. Nei confronti dei linguaggi contemporanei colti, come il jazz, ci sono dei ritardi che probabilmente non saranno mai colmati. Sono tali gli interessi delle lobby della lirica e della sinfonica, che non vengono creati gli spazi affinché realtà come il Brass Group possano vivere. Nonostante nasca da una legge votata dal Parlamento, nonostante sia voluta dalla Regione Sicilia, la Fondazione subisce tutto questo. Questa storia vale sia in Europa che negli Stati Uniti.

Durante la presentazione del concerto, Roberta Gambarini ha anche parlato di sé e della sua passione per il jazz. Ci ha svelato il segreto del suo successo e, soprattutto, degli straordinari riconoscimenti e dell’attenzione ricevuta negli Stati Uniti. Tenacia, capacità di sofferenza e di sopportazione mi hanno permesso di raggiungere il consenso nella patria del jazz. È stato molto difficile, perché ho incontrato una cultura molto diversa. È stato necessario comprendere veramente cosa succedesse nel tessuto di quella società e capire come si inserisce il jazz in quel contesto. La cosa difficile è stata sopravvivere, riuscire a fare le proprie cose, trovarsi uno spazio che avesse una forte connessione con la tradizione, ma che permettesse di esprimere quello che si vuole comunicare. Questo è veramente difficile, ma con tenacia si può arrivare.

Il Maestro Ignazio Garsia

Roberta Gambarini individua essenzialmente due fattori che le hanno permesso di essere “accettata” all’interno del contesto jazz americano. Il primo è dato dal fatto che grandi del jazz mi hanno come “adottata”. Quando sono arrivata  negli Stati Uniti ho realizzato il mio sogno, che era quello di venire a contatto con i maestri della tradizione. Il primo è stato Benny Carter, sassofonista e mio mentore. Quando ha organizzato il mio primo concerto a Los Angeles, nel 2000, mi ha dato tanti consigli su come muovermi. Sono venuta a contatto anche con James Moody, che è stato un secondo padre per me. Loro hanno visto che ero arrivata senza conoscere nessuno e senza soldi, ma hanno riconosciuto la passione estrema per questa musica, intesa quasi come disciplina spirituale. Il jazz è una musica alla quale sono attaccata sin da piccolissima. Pur non essendo una musica remunerativa, era quello che volevo fare. Penso che questa tenacia e questo attaccamento così forte abbiano attirato l’attenzione. Il secondo fattore è la resistenza. Ce ne vuole tanta in questo campo.

Alla domanda relativa alla sua volontà di cedere alle “contaminazioni” del jazz con altri generi, la cantante ha risposto il jazz è una musica della diaspora africana. Il funk, ad esempio, ha degli elementi molto vicini. Le contaminazioni mi piacciono molto, se fatte con coscienza di causa e in modo serio. Il jazz purtroppo sta diventando un po’ di nicchia; il grande mercato è difficile che lo contempli, però c’è ancora gente che vuole ascoltare la musica fatta in un certo modo. A me interessa fare musica nel modo più radicale ed onesto possibile. Il fatto di “aggiungere acqua” per renderla accessibile non mi interessa. Al contrario, mi interessa cantare altri generi musicali, come quella latina, cubana e brasiliana. Però solo se fatte con lo stesso spirito della tradizione.

La conferenza stampa si è conclusa con alcune riflessioni sul futuro del jazz. Per il futuro non c’è problema, ci sono musicisti fantastici. Il problema è la sussistenza. Siamo in un momento di transizione, tra poco il sistema delle case discografiche non esisterà più. Ci saranno nuovi media; Internet ha cambiato la fruizione della musica. Noi facciamo musica live e continueremo, grazie alla presenza di tanti musicisti di valore.

Durante il concerto all’aperto il Maestro Ignazio Garsia ha presentato l’artista con parole di elogio. Vorrei introdurre un’artista straordinaria. Roberta mostra una sensibilità fuori dal comune, – dice con orgoglio –la Fondazione teneva tantissimo che fosse in cartellone, poiché non aveva mai cantato per le stagioni del Brass. Quando abbiamo saputo della sospensione del festival, le ho detto che mi dispiaceva tantissimo e, di rimando, Roberta mi ha comunicato che sarebbe venuta comunque a Palermo per offrire gratuitamente un concerto, perché voleva dare il suo contributo e la sua solidarietà alla Fondazione. È una cosa straordinaria. Queste sono cose che non succedono mai. A nome del Brass e di tutta la città voglio porgere un vero e sentito grazie. Quello che fai è straordinario e noi siamo grati di questo gesto di grande sensibilità.

Dopo avere cantato un pezzo introduttivo, Roberta Gambarini ha espresso così la sua emozione rivolgendosi al pubblico: Grazie per essere qui. Questa è per me e per i musicisti che sono qui una serata speciale, è un onore suonare per voi. Ci tenevo a venire a Palermo e a suonare per i palermitani. Vedo con piacere tanti bambini.

La band di Roberta Gambarini

La cantante si è esibita con quattro grandissimi talenti della scena jazz newyorkese, proponendo un misto di standard di brani classici del jazz, oltre che uno speciale omaggio alla Sicilia, con un brano intitolato Sicily. La vocalist ha così presentato gli artisti sul palco: al piano è qui con noi Sullivan Fortner, pur essendo così giovane ha dimostrato di essere il talento più grande sulla scena newyorkese per quanto riguarda i giovani pianisti dai 20 anni in su. Io credo fermamente che sentiremo parlare tantissimo di questo ragazzo. Diventerà un musicista importante nel futuro di questo genere. Al contrabbasso, invece, Ameen Saleem che è un musicista fenomenale. Suona sulla scena internazionale con tutti i più grandi musicisti, è uno dei più bravi. Alla batteria Quincy Phillipps, viene da Baltimora, è giovanissimo e sta facendo molto parlare di sé. È versatile e anche di lui sentirete parlare. Infine al sassofono contralto e flauti, Justin Robinson, ha un’esperienza di anni con tanti cantanti, ha suonato con tutti i più grandi.

A conclusione della serata, Roberta Gambarini si è esibita con il Maestro Vito Giordano, Direttore della Scuola di Musica del Brass, e il Maestro Claudio Giambruno, entrambi solisti dell’Orchestra Jazz Siciliana della Fondazione.

Il pubblico palermitano ha molto apprezzato la serata, tributando un lungo applauso agli artisti. La speranza è che la situazione possa davvero migliorare, anche perché solidarietà è stata espressa anche dal Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e dall’Assessore alla Cultura, Francesco Giambrone, che hanno ringraziato l’artista per la sensibilità dimostrata nei confronti di una delle istituzioni più prestigiose della città, da troppi anni in difficoltà e oggi in grave crisi a causa degli ingiustificati tagli della Regione siciliana ai finanziamenti al mondo della cultura. Il Presidente della Fondazione ha espresso la sua gratitudine per le parole spese a favore del The Brass Group, in quanto la loro solidarietà aiuta a sperare.

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