Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno II - Num. 06 - 26 aprile 2013 Cultura e spettacolo

Presentazione del libro della giornalista Gilda Sciortino Uomini di scorta

di Tancredi Riina
         

Palermo – Il 22 febbraio la giornalista Gilda Sciortino ha presentato il libro presso la Cioccolateria Lorenzo, nel cuore del centro storico di Palermo. Insieme all’autrice il sostituto procuratore di Palermo, Gaetano Paci, e il segretario nazionale del SIULP Vittorio Costantini; presenti anche gli agenti dell’Ufficio scorte di Palermo, che non hanno mancato di raccontare le loro storie e di rivelare i retroscena di quei terribili anni.

“C’è sempre un telefono che squilla quando succede qualcosa di brutto. Eppure quel 23 maggio il silenzio fu più dirompente di qualunque parola, frase o comunicazione da un capo all’altro di un freddo filo telefonico”. – Inizia così “Uomini di scorta”, libro-testimonianza di Gilda Sciortino edito da “Officina Trinacria”, dedicato agli otto “angeli custodi” di Falcone e Borsellino; un libro per restituire voce e nomi a un’identità collettiva che è passata sotto il nome di “uomini di scorta”, e pure è stata protagonista irriducibile delle stragi del 1992, insieme ai due giudici.

L’idea è nata dal desiderio di fare uscire dall’anonimato questi “uomini di scorta”, che solitamente sono definiti così in compagnia di un giudice come Falcone o Borsellino, dichiara l’autrice, di fare emergere un po’ il loro vissuto, chi sono questi uomini. Importante il ruolo del sindacato dei poliziotti, il SIULP, che ha fortemente sostenuto l’opera di Sciortino, mettendo in contatto l’autrice con gli agenti. Dal libro emerge chiaramente una sensazione di attesa per queste confessioni, e dunque di liberazione: questo libro è un atto di amore, ha commentato Vittorio Costantini. Un atto di amore da parte di questi colleghi che per la prima volta dopo vent’anni hanno aperto il loro cuore. Così è anche per l’autrice: il momento più bello è stato quando hanno cominciato ad aprirsi, a raccontare il loro vissuto, che non è il vissuto solo di chi vediamo per strada, a fare le scorte, ma di persone che escono la mattina e non sanno se torneranno la sera. Un vissuto che porta un lutto quotidiano, ha concluso l’autrice.

Il libro racconta proprio questo vissuto, momento per momento. Innanzitutto una prima parte introduttiva, che ricostruisce i momenti più salienti di quell’anno spartiacque che è il 1992, narrata da punti di vista diversi, e per questo preziosi. Segue il racconto della quotidianità di questi uomini di scorta, ma anche delle loro donne, le compagne di vita, le mogli e le madri,  nonché i figli, i “figli di sbirro”, come vengono affettuosamente chiamati nel libro, in riferimento spesso all’emarginazione da questi subita dai loro coetanei, perché figli di uomini di polizia, ma anche perché a contatto con la morte. A completare il tutto, una ricca appendice grafica: documenti ufficiali e privati, lettere d’amore, testimonianze fotografiche, fino ai contributi dei bambini delle quinte della D.D. di Corleone.

Copertina del libro"Uomini di scorta"Durante la presentazione, l’atmosfera del libro è stata ricostruita con l’intervento diretto di Peppino Sammarco e Antonello Marini, due uomini di scorta le cui strade si sono intersecate con quelle di Falcone e Borsellino e dei loro “otto angeli”, fino a sfiorare le due stragi.

Un punto di vista diverso è stato offerto da Gaetano Paci, da sedici anni sotto scorta: è impossibile vivere la vita con pienezza in un regime di imprevedibilità, afferma il sostituto procuratore, riferendosi alla sua personale esperienza. Quello della scorta è un tema impopolare: aspetto non secondario, che complica ulteriormente il quadro, è quello dell’opinione pubblica. Innanzitutto quello della cittadinanza: Palermo è una città strana, che ha detestato le scorte, ricorda il sostituto procuratore, ha proposto misure ai limiti della ghettizzazione, restituendo, dunque, l’idea degli uomini di scorta e degli uomini scortati come di un “corpo estraneo” alla cittadinanza. Un’idea che Paci cerca di contrastare: la scorta non è un accessorio esterno, ma un lavoro fondamentale per l’attività del magistrato, vorrei che divenisse una consapevolezza collettiva. Certo, il dilagare di abusi delle scorte non ha facilitato il compito – e il sostituto procuratore ha menzionato il caso di Alfonso Papa magistrato e poi deputato, arrestato nel 2011 –, ma oggi si può dire, sostiene Paci, che vi sia più consapevolezza, anche da parte degli agenti di polizia, come ha dimostrato il rifiuto degli uomini di scorta di continuare il servizio con l’ex governatore Cuffaro, l’indomani della condanna.

Non è mancata occasione di riflessione sui rapporti con la politica. Netta l’opinione di Paci: io non ho paura del piombo di Cosa Nostra, perché è nel conto; mi preoccupa la delegittimazione da parte della politica. In una disparità di armi, soprattutto mediatiche, tra politici e magistrati, l’unico controaltare può essere solo l’opinione pubblica, la risposta della società civile. La forma di un appello ha, invece, assunto il discorso di Costantini, secondo il quale i tagli non devono essere lineari, devono essere mirati. La politica deve iniziare a ragionare in modo razionale, prosegue il segretario nazionale del SIULP, puntando il dito sulle scorte di cui continuano a godere ex Ministri e Presidenti delle Camere: solo così è possibile razionalizzare le scorte.

Da quel fatidico ’92 sono passati vent’anni. Non viviamo più in un’epoca stragista, non c’è più tensione, ma il lavoro delle scorte esiste ancora e si estende a protezione di tutta la città. Eppure, come dice Antonello Marini, ci dimentichiamo che queste persone sono la testimonianza di quel che si deve fare. Il ricordo indelebile va a quegli otto nomi che Gilda Sciortino ha voluto con forza urlare e farci conoscere: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Di Cillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Claudio Traina e Vito Schifani.

Durante la presentazione abbiamo intervistato il sostituto procuratore Gaetano Paci. Gli abbiamo chiesto:

  1. Lei da sedici anni è sotto scorta: cosa significa vivere sotto scorta per un periodo così lungo?
  2. A distanza di vent’anni dalle stragi del ‘92, cos’è oggi l’antimafia e che strumento può continuare a essere la scorta per i magistrati che se ne occupano?
  3. Un’ultima domanda di recente attualità: l’omicidio Nangano. Si apre una nuova stagione, una nuova pagina, cosa sta succedendo?

Queste le domande poste durante la videointervista all’autrice Gilda Sciortino:

  1. Il titolo è “Uomini di scorta”. Il contenuto è chiaro, ma ugualmente Le chiedo: di cosa parla questo libro, cosa racconta e da dove è venuta l’idea?
  2. Il ‘92 è sicuramente un anno strage. Com’è cambiato il mondo in particolar modo per gli uomini di scorta?
  3. Rimanendo in quell’anno di stragi, la cosiddetta “Trattativa Stato-mafia” ha fatto emergere nuovi scenari e ha posto delle ombre anche su certi spazi delle forze dell’ordine: Lei che ne pensa?
  4. Di Falcone e Borsellino si parla come di uomini soli, lasciati da soli. Ma esiste anche una solitudine dell’uomo di scorta, probabilmente. È così?
  5. Uomini di scorta, ma anche donne di scorta e come ha detto Lei “figli di sbirro”. Cosa ci dice a riguardo?
  6. Chiudiamo con una domanda di rito: prospettive per il futuro, prossimi lavori, cos’altro vuole raccontare?
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