Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno III - Num. 19 - 11 ottobre 2015 Politica e società

A Palermo la terza tappa nazionale del SudAct – 9 proposte per il Mezzogiorno

Focus sui Fondi Sociali Europei in Sicilia

TrinacriaNews.eu ha intervistato Francesco Paolo Capone, Segretario generale Ugl

di Enza Samantha Turco
         

sudact URL IMMAGINE SOCIALPalermo – Si è svolto il 2 ottobre, presso la sala Terrasi, della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura (C.C.I.A.A., Palermo), il convegno organizzato dall’Ugl, terza tappa nazionale del “SudAct” – 9 proposte per il Mezzogiorno, dal tema “Fondi Europei, lo sviluppo negato”. Ricco di interventi e contributi il programma. Sono intervenuti al dibattito: Fiovo Bitti, (segretario confederale Ugl), l’On. Nello Musumeci, (Presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana),Eva Torselli (Assessore Assistenza e Servizi Sociali, Sanità, Ufficio Casa del Comune di Aprilia), l’On. Renata Polverini, FI (Vice Presidente della Commissione Lavoro), l’On. Claudia Mannino, M5s (componente Ufficio di Presidenza Camera dei Deputati), l’On. Mariella Lo Bello (Vice Presidente Regione Sicilia), l’On. Vincenzo Figuccia, FI (Vice Presidente Gruppo Parlamentare all’Ars), Giuseppe Scorciapino (Dirigente Dipartimento Programmazione Regione Sicilia), Maria Rosaria Pugliese (Dirigente Confederale Ugl – Responsabile Fondi Strutturali), Gianni Silvia (Autorità di Gestione FSE Regione Sicilia). Moderatore del meeting, Gaspare Borsellino (Direttore Responsabile Agenzia Stampa Italpress), Claudio Basso, commissario straordinario della Camera di Commercio di Palermo, che ha portato i suoi saluti all’evento. Ha concluso, infine, l’incontro, il Segretario Generale Ugl, Francesco Paolo Capone.

Il convegno si è aperto con i saluti di Giovanni Condorelli, segretario confederale Ugl, con delega al Mezzogiorno, e di Giuseppe Messina, segretario dell’Ugl  Sicilia e dell’Utl Palermo. “Questa tappa è importante per portare all’attenzione del Governo e delle istituzioni, il problema del Mezzogiorno, della Sicilia in particolare. E’ sotto l’occhio di tutti, che nell’agenda di Governo, a partire già da Monti, poi Letta fino a Renzi, il problema del Meridione non è mai esistito. E questo non ha fatto altro che danneggiare le condizioni di questa terra. Alla fine di questo percorso, sarà presentato al Governo un documento programmatico, che rappresenta il nostro documento, della confederazione, con tutto quello che abbiamo raccolto in questo viaggio itinerante. Vogliamo occupare lo spazio che la politica ha lasciato, rispetto a quello che è la questione del Mezzogiorno” – afferma Condorelli. – “E’ l’ultima speranza, quella dei fondi comunitari, per incrementare lo sviluppo del nostro territorio, tentare di rilanciare le sorti occupazionali produttive e arginare il fenomeno della disoccupazione, che in Sicilia, ahimè, diventa micro e macro criminalità organizzata” – sostiene Giuseppe Messina -. In apertura dei lavori è stato proiettato un filmato dal titolo “Fondi europei e best practice: le occasioni da non perdere”, realizzato dall’Ugl;:una realistica testimonianza sull’esperienza della riprogrammazione del fondo Fesr nella Regione Lazio, in particolare ad Aprilia. Eva Torselli, Assessore ai Servizi Sociali, ha sottolineato come possono essere utilizzati efficientemente i fondi europei: voucher per l’infanzia, per i disabili, per realizzare opere o edifici comunali per le piste ciclabili. Una concreta dimostrazione di come una buona amministrazione serva per una buona politica.

La parola passa poi, alla Vice Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, precedentemente Segretario Generale Ugl, On. Renata Polverini:polverini

“Abbiamo cercato di mettere a sistema la nostra esperienza, che era quella del mondo del lavoro, cercando di risolvere quelle criticità, rispetto al mancato utilizzo di fondi. In primo luogo una burocrazia inefficiente: questo è il motivo per cui non si riescono a presentare in maniera efficace dei progetti, e comunque, se presentati, non si riescono a monitorare e tantomeno rendicontare. Poi, il problema del patto di stabilità in rapporto con il co-finanziamento. I fondi europei, sono concessi solo se supportati da co-finanziamenti da parte della Regione o del Governo. I vincoli del patto di stabilità interno, di fatto rendono indisponibili i fondi europei, perché alcuni enti locali non possono accedervi per carenza di risorse economiche. Per le amministrazioni locali, infatti, uno dei fattori che rende difficile la loro partecipazione al co-finanziamento relativo alla programmazione comunitaria è dato dai vincoli imposti dal patto di stabilità. Un’altra questione da affrontare è stata quella del coordinamento tra Stato e Regioni, ma anche tra Regioni e Comuni. A tal fine, abbiamo cercato di lavorare solo con i Comuni al di sopra di 25.000 abitanti, quindi, con una struttura burocratica amministrativa che ci consentisse di avere interlocutori con cui potere realizzare i progetti. Non abbiamo utilizzato risorse esterne, ma abbiamo messo in campo programmi formativi per qualificare personale interno ai Comuni, con un progetto che si chiama “Europa in Comune”. Con il “patto regionalizzato”, poi divenuto norma nazionale i Comuni dotati di risorse economiche potevano metterli a disposizione degli altri Comuni.  Questo modello ha funzionato, infatti siamo riusciti a presentare in Regione ben ventidue progetti”.

Al dibattito è intervenuta il Vice Presidente Regione Sicilia, On. Mariella Lo Bello, che ha precisato come sia importante investire nelle vere ricchezze della Sicilia che sono i beni culturali, il turismo e l’agricoltura, invece di continuare a fare una politica del passato, impegnata solo sui 5 grandi affari, cioè acqua, rifiuti, energia, sanità e formazione, scardinando quel sistema per cui un diritto diventa favore e poi, clientela.

TrinacriaNews.eu ha intervistato Francesco Paolo Capone, Segretario generale Ugl.

Fondi sociali europei, la Sicilia fanalino di coda per quanto riguarda la spesa. Cosa ne pensa?

I fondi strutturali, i fondi sociali europei sono fondamentali per lo sviluppo dei territori, soprattutto per i territori in svantaggio sociale o con problemi di sviluppo. Non riguarda soltanto la Sicilia, purtroppo, ma tutta l’area del sud Italia. Abbiamo deciso in questo “road-show” che stiamo facendo sul Meridione “Sudact”, di trattare i fondi comunitari in Sicilia, proprio perché qui abbiamo riscontrato le maggiori criticità, ma complessivamente la nostra attività si svolge per cercare di creare una piattaforma rivendicativa che presenteremo al Governo centrale e i nostri rappresentanti territoriali presenteranno ai governatori di ogni singola Regione del sud, che prevede un insieme di argomenti. Qui tratteremo i fondi strutturali, abbiamo trattato le infrastrutture in Calabria, tratteremo i beni culturali in Basilicata e così via. Cerchiamo di dare una visione ampia di quella che è la problematica del sud e come si può superare quel ritardo senza il quale il sud non cresce, e non cresce il resto d’Italia.

PAOLO CAPONE INTERVISTAPosso chiederle perché la spesa è così bassa in Sicilia, come mai queste difficoltà, queste criticità, a cosa sono dovute?

Sono dovute sicuramente ad una mancata preparazione delle amministrazioni locali, dei fruitori principali: Regioni, anche i Comuni, ma soprattutto le Regioni; Regioni e Provincie. E’ una difficoltà perché poi i fondi strutturali vanno utilizzati secondo disciplinari particolarmente rigidi europei, ed è giusto che sia così. C’è una scarsa attenzione proprio di figure professionali che siano in grado di rendere fruibili questi fondi. L’abbiamo riscontrato anche in alcune regioni del nord, abbiamo anche avuto regioni virtuose: il Lazio ha fatto un lavoro in tal senso, negli anni di governatorato della Poverini; ha fatto un lavoro di utilizzo quasi totale, proprio perché siano riusciti a trovare figure professionali che erano in grado e, volontà politica ovviamente, di far fruire di questi fondi, indirizzarli nelle linee che potevano creare lavoro aggiunto, sviluppo e crescita culturale.

Quindi l’Ugl si pone come obiettivo per quanto riguarda questo “road-show”, quello di fare chiarezza su queste criticità ed eventualmente fare un piano programmatico?

Complessivamente facciamo un piano programmatico per fare quello che il Governo non sta facendo. Renzi, purtroppo si è dimenticato completamente del sud, nell’ultima finanziaria non l’ha citato mai: affianco la parola “Sud-Corea”, per fare un esempio. Pensiamo di poter portare una piattaforma rivendicativa, un pacchetto di proposte che costringano il Governo a mettere il sud nell’agenda politica.

Quindi un invito ai politici, al Governo ad attivarsi per formare queste figure professionali utili per la gestione dei fondi europei, e sfruttarli al meglio?

Certamente. La Sicilia ha un deficit sotto l’aspetto infrastrutturale che non riguarda soltanto strade, treni, ponti, ma riguarda anche la rete informatica e riportare il sud in pari con il resto d’Italia. Se questo avviene, l’Italia può crescere.

Trinacrianews.eu ha inoltre posto alcuni quesiti sul tema all’On. Renata Polverini.

Qual è il quadro generale per la gestione dei fondi sociali europei, in Sicilia, in Italia?

Il quadro è abbastanza desolante, diciamo, soprattutto in questa parte del Mezzogiorno che avrebbe potuto negli anni passati fare riferimento all’Europa proprio per mettere in campo strumenti, collegare questa parte del paese, all’Europa. L’Ugl, oggi si pone un po’ come un soggetto promotore di una serie di iniziative nel Sud, tra le quali l’utilizzo dei fondi europei e, non a caso lo chiamano “sviluppo negato”, proprio perché non sono stati utilizzati come si potevano. Noi oggi siamo qui anche per portare un’esperienza del Lazio, relativa al periodo in cui  ho governato.  Abbiamo dato il via in ventidue Comuni a settantotto cantieri che sono ancora in corso e oggi l’illustriamo per dimostrare che è possibile perché noi siamo arrivati, come spesso accade alle nuove giunte; abbiamo trovato fondi che rischiavano di rimanere in Europa perché non erano stati utilizzati: li abbiamo riprogrammati, ma soprattutto abbiamo messo in campo una politica che era quella di non utilizzare i fondi così per come l’Europa li mette a disposizione, ma rimodulare, appunto, rispetto alle esigenze dei territori mettendo in campo progetti che sono integrati tra riqualificazione urbana, politiche sociali e, addirittura, in alcuni casi politica per i rifiuti con interventi, sulla raccolta differenziata. Questo progetto fu presentato in Europa, fece un corso importante dal punto di vista amministrativo: non solo alla fine venne approvato, ma è diventato una buona pratica per l’Europa. Quindi significa che è possibile. Addirittura, abbiamo formato i funzionari e il personale amministrativo all’interno dei Comuni. Quindi è possibile, insomma. Poi decidemmo di intervenire sui Comuni del Lazio al di sopra dei venticinquemila abitanti, perché avevano una struttura amministrativa importante e, decidemmo di intervenire direttamente con la formazione all’interno dei Comuni, proprio per mettere in campo personale qualificato.

Il rapporto tra fondi e lavoro, questo è un punto delicato, un punto critico?intervista

Il rapporto tra fondi e lavoro è un rapporto importante, non è semplice, naturalmente, utilizzare i fondi Europei come sappiamo, perché troppo spesso, poi, l’Europa interviene negando alcune politiche che si possono mettere in atto, però è evidente che il lavoro si sviluppa laddove ci sono infrastrutture, laddove, per esempio, le imprese possono trovare quel contesto sociale, economico, di sicurezza e di sviluppo che invece, purtroppo, nel Mezzogiorno d’Italia non trovano. Non sta a me ricordare la FIAT di Termini Imerese che in qualche modo era diventata un po’ una storia che ciascuno raccontava; cioè l’impossibilità di trasferire poi le macchine nel continente. Quando parliamo del continente non ci riferiamo, chiaramente, all’Italia, ma a tutta l’Europa. Quindi è chiaro che i fondi comunitari se creano sviluppo, lo sviluppo, poi, automaticamente crea occupazione, e in particolare per il Mezzogiorno. Qualche giorno fa abbiamo visto i dati messi in campo dall’ISTAT, che il Governo in qualche modo ha utilizzato per dire che il “Jobs act” funziona. Noi diciamo che il “Jobs act” funzionerà quando non saremo solo in grado di trasformare i contratti di lavoro, per carità, da precari a tempo indeterminato, seppure a tutele crescenti, ma il “Jobs act” funzionerà quando ci saranno pure le condizioni di contesto perché le Imprese ricomincino a creare prodotti, quindi, a creare occupazione.

Secondo lei la politica nazionale può fare di più per migliorare le condizioni della Sicilia e del Sud in generale?

Io penso che la politica deve fare di più. Non voglio aprire una polemica in questo momento, ma per esempio, la Sicilia è divisa ancora in due. Da quando ci fu il famoso crollo del viadotto, ormai sono passati diversi mesi, io ho visto ed ascoltato il ministro delle infrastrutture; lo stesso Premier, prendere impegni che ancora, mi pare, non siano mantenuti. Quindi è evidente che dalla politica degli “slogan” il Governo deve passare ad una politica che metta veramente in campo quelle azioni che troppo spesso rimangono, poi, nei “Tweet” del Presidente del Consiglio.

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