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Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno II - Num. 07 - 10 luglio 2013 Cultura e spettacolo

Nelle sale italiane arriva Salvo, film palermitano premiato alla Semaine de la Critique di Cannes

di Tancredi Riina
         

Palermo – In una realtà cinematografica sempre più globale, i cui ritmi frenetici sono scanditi da festival internazionali come quello di Cannes, accade che per riscoprire la propria terra e le sue potenzialità bisogna viaggiare e andare fuori. È il caso del film Salvo, di due registi e sceneggiatori palermitani, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, inizialmente misconosciuto in Italia eppure incluso nella Semaine de la Critique, sezione parallela a quella ufficiale del Festival di Cannes, nella quale ha trionfato portando a casa entrambi i premi disponibili: il Gran Premio della Giuria e il Prix Rèvèlation.

Il film dei due sceneggiatori palermitani, per la prima volta alla regia di un lungometraggio, è stato presentato in anteprima nazionale il 26 giugno presso il cinema Aurora di Palermo. Alla serata, introdotta dalla giornalista Giovannella Brancato, hanno preso parte i due autori, insieme all’attrice protagonista, la debuttante Sara Serraiocco, e i due produttori italiani Fabrizio Mosca (Acaba Produzioni) – cui si deve “I cento passi” – e Massimo Cristaldi (Cristaldi Pictures) – ricordato innanzitutto per “Nuovo Cinema Paradiso”.

Per i due registi, che da anni vivono e lavorano fuori Palermo, è anche un ritorno in una terra apparentemente fuori dal tempo come la Sicilia. Una scelta fatale, nelle parole di Giovannella Brancato, perché Palermo è una città da cui non si può fuggire.

Salvo è la storia di un incontro inatteso e della ricerca di redenzione. Ambientato a Palermo, tra l’Arenella (quartiere palermitano), degrado urbano e capannoni abbandonati, vede l’incontro tra Salvo, un sicario mafioso interpretato dall’attore palestinese Saleh Bakri, e Rita, una giovane non vedente, sorella dell’obiettivo del sicario. Dall’incontro-scontro, inatteso, miracoloso, Rita riacquista la vista, mentre Salvo scopre il desiderio di redenzione. Volevamo raccontare due solitudini, due anime imprigionate nei loro mondi, che in un incontro violento riescono a far germogliare la possibilità di una nuova vita – così ha raccontato Fabio Grassadonia ai nostri microfoni.

Certo il film non ha avuto vita facile, soprattutto in Italia, dove ha faticato per trovare un circuito di distribuzione. Solo la notorietà derivante dai riconoscimenti francesi sembra essere stato in grado di sbloccare la situazione: Se non avessimo vinto il film non sarebbe in sala, perché soprattutto in Italia siamo spaventati di fare qualcosa di diverso, si cercano le solite cose, ha confessato Antonio Piazza. Non è mancato, almeno, il sostegno della Regione Sicilia: abbiamo riportato il loro investimento sul territorio quattro, cinque volte, grazie a una troupe siculo-francese, ha affermato Piazza. Non ha mai avuto tentennamenti la fiducia dei due produttori: Ci siamo battuti tanto per questo film, un progetto controcorrente rispetto al mercato cinematografico italiano, ha dichiarato Massimo Cristaldi. Fare qualcosa di non conforme alla media è molto difficile. In questo percorso difficile e complicato quello che ci ha dato la forza era il grande potenziale del progetto, una sceneggiatura straordinaria e il talento dei registi già verificato col cortometraggio “Rita” di tre anni fa. Era indispensabile che questi autori venissero fuori, ha concluso il produttore.

Intriso di influenze e visioni estere e trasversali tra i generi, dal noir francese, con il suo linguaggio rarefatto e minimalista, allo spaghetti western, che trasfigura l’entroterra palermitano in uno scenario polveroso e caricaturizza i clan mafiosi in gang western.

Sara Serraiocco

Salvo è un film di violente contrapposizioni: il gioco di luci e ombre che modula la cecità di Rita; la commistione dei silenzi dei protagonisti e gli assordanti rumori di sottofondo; il contrasto dell’ambientazione, con lo scenario urbano sovraffollato e il desolante entroterra siciliano, arido e dal sapore post-apocalittico. Un film violentemente sensoriale, che declina l’incontro-scontro tra i due protagonisti: un’estetica dei sensi che colpisce per la padronanza tecnica di due registi esordienti, e che si traduce innanzitutto in un’ossessiva intrusione sonora, come se tra gli spazi infiniti delle parole non dette tra Salvo e Rita si insinuasse la vita palermitana e i suoi ritmi – il traffico automobilistico, cani che abbiano, i rumori lontani e incessanti dei cantieri navali. La cecità fisica di Rita, incarnata con viva abilità dalla debuttante Serraiocco, è amplificata da una sinestesia sonora, con fischi e ronzii, e da una traslazione spaziale, che sposta fuori dal campo visivo l’azione, le colluttazioni, le sparatorie, mentre la camera fissa morbosamente il volto della ragazza. Emblematico il lungo pianosequenza iniziale (venti minuti!), in cui i due protagonisti si aggirano per casa, sfiorandosi e nascondendosi.

Da ultimo, Salvo è un film che trasuda tutta la sua – inevitabile? – sicilianità: e se i rituali mafiosi talvolta accennati sembrano richiamare il gusto nudo e crudo del “Gomorra” di Matteo Garrone, c’è un Luigi Lo Cascio, camuffatissimo, che dà carne e sangue al ritratto grottesco del padrone di casa di Salvo, ospitato in una squallida stanzetta nel retro di una lavanderia; surreale eppure autentico, fosse solo per la sottomissione nei confronti del mondo mafioso che è pari a quella nei confronti della moglie (Giuditta Perriera).

Chi credeva non fosse più possibile raccontare la violenza, che sia la violenza mafiosa, o quella del viver quotidiano, certamente si sarà ricreduto di fronte a Salvo: oltre la storia, un’audace prova di abilità tecnica e una riuscita ricerca di nuovi linguaggi espressivi.

Antonio Piazza e Fabio Grassadonia

Durante la presentazione del film abbiamo incontrato i due autori. Abbiamo chiesto loro:

  1. Cominciamo da Antonio Piazza: ci racconta l’esperienza di Cannes?
  2. A Fabio Grassadonia chiediamo invece di raccontarci l’esperienza da sceneggiatori, come si sono conosciuti e come hanno iniziato a collaborare.
  3. Altra domanda per Antonio: avete avuto molti problemi di distribuzione. Ci sa dire perché e come si è risolta la questione?
  4. Ultima domanda, per Fabio: vedendo il trailer si rimane colpiti dall’atmosfera un po’ post-apocalittica con cui rappresentate l’entroterra siciliano, complice anche il fatto di avere due protagonisti spesso soli sullo schermo. È così? Che immagine avete voluto dare della Sicilia?

Queste invece le domande poste nell’audiointervista all’attrice protagonista, Sara Serraiocco:

  1. Come sei stata coinvolta in questo progetto cinematografico e com’è stata l’esperienza di recitare in questo film?
  2. Hai recitato il ruolo di una ragazza non vedente, è stato molto difficile?
  3. Da non palermitana com’è stato recitare in un film così radicato in questa terra? Secondo te è diverso rispetto a un film più nazionale?

Foto di Fabiola Zingales

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