Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno X - Num. 49 - 23 giugno 2022

Anno II - Num. 11 - 03 maggio 2014 Cultura e spettacolo

La Pop Art dall’America all’Italia: conferenza a cura della fondazione Salvare Palermo

(All'interno intervista a Arch. Francesco Andolina dirigente regione Sicilia Assessorato Beni Culturali)

di Andrea Ferruggia
         

locandinaPalermo – Da alcuni anni, ormai, a Palermo sono sempre più numerose le mostre e i dibattiti sull’arte contemporanea presentati nelle gallerie civiche e nei musei cittadini, ricchi di opere visionarie, estrose e innovative (mostra del Vintage al Loggiato S. Bartolomeo- “Fermo Immagine” a Palazzo S. Elia) che testimoniano come il fermento culturale non si sia arrestato ma anzi continui irrefrenabile ad avanzare.
E proprio pochi giorni fa si è tenuta presso la libreria Mondadori multicenter, un’interessante conferenza sul tema della Pop Art, proposta dalla fondazione ONLUS Salvare Palermo sotto la direzione dell’arch. Francesco Andolina. La fondazione è da anni impegnata attivamente per la conoscenza, tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali locali, promuovendo inoltre numerose manifestazioni artistiche rivolte sia a un pubblico di esperti che a semplici amatori.
Durante la conferenza, attraverso immagini, testi ed elaborazioni grafiche di Santi Galatioto accompagnate dalla voce affabulatrice dell’architetto Andolina, è stato possibile tornare idealmente indietro nel tempo ai miti anni Cinquanta, Sessanta e Settanata ripercorrendo lo spirito e i successi dei grandi artisti del New Dada come Andy Wharol, Claes Oldenburg, Jeff Koons o Jasper Jhons. Questi e molti altri sono stati gli ideatori responsabili dell’American Dream mettendo in scena con opere d’arte, al tempo estrose, l’apologia di oggetti come la Coca Cola, frutto del capitalismo industriale o di miti del cinema hollywoodiano come Marilyn Monroe che a distanza di decenni sono diventati identificativi di una corrente culturale, la Pop Art appunto, diffusasi dall’America all’Europa in pochi anni. I più svariati e comuni oggetti come la molletta del bucato, ingigantita a mò di statua da Claes Oldenburg, diventano feticcio di street-art da ammirare nella pubblica piazza di Philadelphia ad esaltazione della quotidianità e del vivere semplice, mentre i fumetti del geniale Roy Lichtenstein, sono proposti come reperti estetici in cui notare la glacializzazione delle emozioni disegnate sui volti a matita dei personaggi o ancora le opere femminili di Mel Ramos che dipinge belle e ammiccanti pin-up per pubblicizzare prodotti industriali e iscenare ironicamente la mercificazione della donna schiava del mercato consumistico infine i manichini in gesso di Geoge Segal inseriti nel contesto metropolitano così da far riflettere sulla solitudine dell’uomo odierno che isolato nella sua sfera personale svolge noiosi riti ordinari collettivi.
A stimolare maggiormente l’interesse degli ascoltatori è stata la parte della conferenza sul movimento New Realist in Italia con le opere di Mimmo Rotella, celebre per il decolage di locandine cinematografiche raccolte per strada e strappate come forma di protesta per essere in seguito riassemblate secondo un nuovo linguaggio comunicativo e la numerosa carrelata di video in bianco e nero della RAI che riproducevano note pubblicità televisive di prodotti del boom economico degli anni Settanta come il noto Moplen di cui era testimonial il comico Gino Bramieri durante le prime puntate del Carosello.
Ma ancor più interessante è stato l’approfondimento sulle testimonianze della Pop Art a Palermo, città in cui era approdata, con forte stimolo, la presenza culturale di questa corrente anche grazie a intellettuali del Gruppo 63 come Gaetano Testa, Edoardo Sanguineti o Antonio Porta, corrente che nel campo pittorico si esprimeva nelle opere d’avanguardia di Pino Pascali esposte nel settembre del 1965 alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Palermo, quali ad esempio la tela “Primo piano labbra”.
Eppure la presenza del movimento Pop Art sull’isola così come è apparsa inaspettata allo stesso modo sembra essere scomparsa rapidamente senza lasciare dietro di sé molti ricordi né tangibili esempi di innovazione culturale, probabilmente a causa dell’arretratezza ideologica delle istituzioni locali, titubanti sui nuovi gusti e le tendenze anticonformiste espresse a livello artistico. Ecco dunque che la conferenza, più che semplice tributo al movimento Pop Art, è stata un valido e utile modo per i palermitani di conoscere la propria città sotto l’aspetto di centro propulsivo ultramoderno, pronto a cogliere le influenze rivoluzionarie provenienti dall’Europa che, come ieri anche oggi, vede il risveglio dell’arte contemporanea, di cui la fondazione Salvare Palermo insieme ad altre associazioni e istituzioni, si fa da tempo promotrice.
Arch AndolinaIn occasione dell’evento la redazione di TrinacriaNews.eu ha intervistato l’architetto Francesco Andolina della fondazione Salvare Palermo. Ecco le domande che gli abbiamo rivolto:
Da cosa nasce l’idea di presentare una conferenza sul tema della Pop Art a Palermo?
L’iniziativa in verità fa parte di un percorso di conferenze d’arte contemporanea di cui mi occupo personalmente ormai da anni, le quali vengono realizzate mediamente due o tre volte l’anno e abbracciano tematiche varie e trasversali come il corpo, il tempo o l’eros nell’arte utili a sensibilizzare l’opinione pubblica e i cittadini in campo artistico. Il mio intento, nel caso specifico della conferenza sulla Pop Art, è quello di avvicinare sempre più gente possibile ad un tipo di arte che altrimenti rimarrebbe e sembrerebbe incomprensibile, ponendomi io stesso e umilmente, da medium tra l’opera e lo spettatore, così da consegnare le giuste chiavi di lettura e far introiettare il messaggio profondo che si cela dietro ogni opera.
Per quali motivi la Pop Art ha vissuto una breve parentesi a Palermo per poi essere quasi dimenticata?
Questo resta ancora uno dei dubbi e delle incertezze storiche anche da parte di esperti del settore ma se contestualizziamo il periodo riusciamo a comprendere che negli anni Sessanta-Settanta a Palermo erano numerosi i critici d’arte e gli intellettuali che si occupavano di arte classica, canonica e già codificata restii a nuovi tipi d’arte, visti con sospetto e repulsione. È vero anche che, a questi soggetti mediocri, spesso responsabili dei processi aggressivi di speculazione edilizia si contrapponevano veri intellettuali gravitanti attorno al “Gruppo 63” capaci di comprendere l’importanza storica e culturale del movimento artistico pronti a divulgare con giornali e opere letterarie le idee avanguardiste del tempo.
Pensa che per il tramite della fondazione Salvare Palermo, in futuro ci sarà la possibilità di creare nuovi eventi sulla Pop Art?
Io auspico la possibilità di far approdare concretamente le grandi opere della Pop Art qui in Sicilia così da farle conoscere più da vicino ma ciò sarà possibile soltanto attraverso le istituzioni pubbliche e governative che dovranno attivarsi con efficienza. La fondazione Salvare Palermo, è pronta in tal senso a collaborare entro il proprio piccolo e ristretto ambito d’azione con la municipalità, con i musei e le gallerie locali per realizzare progetti così ambiziosi sebbene intanto ci limitiamo a insegnare, divulgare esegeticamente il vero messaggio dell’arte al pubblico più disparato.

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