Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno III - Num. 17 - 06 giugno 2015 Politica e società

IV edizione “Le notti della memoria – 23 Maggio, 23 anni dopo – Voce a chi chiede verità e giustizia”

Cosa resta 23 anni dopo la strage?

TrinacriaNews.eu ha intervistato BRIZIO MONTINARO, fratello di Antonio Montinaro

di Maria Pia Iovino
         

notti memoria URL IMMAGINE SOCIALPalermo – E’ l’evento che il Comitato Ventitré Maggio e il Gruppo Agende Rosse “Paolo Borsellino” di Palermo hanno presentato al Teatro Golden di Palermo con il patrocinio del Comune di Palermo. La kermesse “LE NOTTI DELLA MEMORIA – “23 Maggio, 23 anni dopo – Voce a chi chiede verità e giustizia”, giunta alla sua IV edizione, ha avuto una ricca articolazione in cui al dibattito è seguito uno spettacolo denso di emozioni che non ha mancato di sorprendere il pubblico, che ha ricambiato con grandi ovazioni.

Tra gli intervenuti nel dibattito, Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, Leonardo Guarnotta, Magistrato, Brizio Montinaro, fratello di Antonio Montinaro, Luigi Lombardo, segretario Provinciale Siap,  Giuseppe Sammarco, caposcorta Giovanni Falcone, Giorgio Bongiovanni, direttore Antimafiaduemila, Giuseppe Pipitone, Il fatto quotidiano. Ha moderato Aaron Pettinari di Antimafiaduemila.

Note di violino, l’Ave Maria di Schubert uniti a brani di antica lirica napoletana, jazz, band musicali, satira e danze coreografiche hanno tinto di colore, arte l’atmosfera già animata della serata.

Tra i protagonisti l’esilarante Ernesto Maria Ponte, l’artista Cocò Gulotta (conduttore) e la Bottega Retrò, il chitarrista Alberto di Rosa, le splendide performance di Lucia Garsia, l’attrice Stefania Blandeburgo, Duo Surreale & the Zaga Group, Fabrizio Corona e Marta Favarò, Gioel &Tony Caronna, Federica Maggì.

L’evento è stato ideato da Linda Grasso (Comitato 23 maggio e Agende Rosse). Sul palco le tele del pittore antimafia, Gaetano Porcasi.

Il tema del dibattito “Voce a chi chiede giustizia” ha infervorato gli animi dei relatori, che tra la  rievocazione del ricordo dell’eccidio del giudice Falcone, la moglie e gli agenti della sua scorta, nonché le incoerenze che attualmente si consumano a danno di veri servitori dello Stato, non sono mancate le critiche allo sistema Stato e politica. Numerose le associazioni che hanno aderito, tra cui, SCORTA CIVICA, COMITATO ADDIO PIZZO, LIBERA, CITTADINANZA PER LA MAGISTRATURA, Familiari Vittime di Mafia, ContrariaMente, Rum, LiberoFUTURO, Muovi Palermo, A.N.P.I., AOPCS.

montinaroLeonardo Guarnotta iniziando gli interventi, ha ricordato del giudice Falcone di avere vissuto accanto a lui e Paolo Borsellino una splendida primavera giudiziaria, insieme prima a Rocco Chinnici e Antonino Caponnetto. Primavera che è seguita ad un inverno giudiziario fosco, buio, nel quale si diceva ancora, alla fine degli anni ‘70 che la mafia non esistesse, che fosse un ‘invenzione giornalistica. A proposito del suo cammino col giudice Falcone, Guarnotta ha riferito che ebbe inizio quando il giudice Antonino Caponnetto lo contattò per proporgli di fare parte (come in seguito fece parte) del Pool Antimafia, istituito per intuizione del giudice Rocco Chinnici. ll Pool antimafia, allora costituito da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello nacque con lo scopo di occuparsi delle stesse indagini, favorendo una più grande e coesa circolazione di notizie sul fenomeno mafioso, supportato dall’esperienza del gruppo dei magistrati così composto.

Guarnotta, operando a fianco di Falcone e Borsellino, non ha fatto mistero della loro abnegazione nella conduzione delle indagini, lavorando in modo indefesso, con ritmi serrati, senza distrazioni. Infine, Guarnotta ricordando un particolare del giudice Falcone ha rivelato: “Giovanni aveva una sorta di gelosia del nostro lavoro ed avrebbe voluto che fosse terminato da uno di noi e non da un altro”.

Luigi Lombardo in qualità di referente provinciale del Sindacato Italiano degli Appartenenti Polizia consacrando il ricordo dei preziosi martiri della Strage di Capaci del ’92, ha voluto rappresentare il proprio disappunto e quello dei propri colleghi, ma anche la rabbia e la vergogna per le condizioni di lavoro in cui versano gli uomini e le donne della Polizia di Stato. Lombardo ha dichiarato che i colleghi delle scorte sono costretti ad usare auto vecchissime e malfunzionanti, in continua riparazione. Lombardi continuando su questo versante ha riferito degli interrogativi posti alla classe di governo riguardo alle donne e agli uomini della Polizia di Stato. Chiedere un immediato intervento del Superiore Dipartimento era un obbligo morale. La risposta ricevuta è stata una vera offesa alla nostra intelligenza e dignità umana e professionale.  Ci è stata  rappresentata una lista di automobili a loro dire in carico al Reparto Scorte, contenente invece, auto già rottamate, non marcianti e con centinaia di km alle spalle. “I Poliziotti si sentono traditi, abbandonati, scoraggiati e offesi nei fatti”. Questi sono i giorni della memoria dei colleghi del Reparto Scorte che hanno perso la vita in servizio. Non ci si può ricordare di loro solo due volte l’anno ed in occasione di sterili passerelle che assicurano solo visibilità a politici che di Polis e della sua sicurezza sono poco accorti”.

Brizio Montinaro, alla domanda cosa resta 23 anni dopo la strage? ha risposto: Tante speranze, tante delusioni, tante devastazioni, tanti moti apparenti dell’andare avanti e poi, regressi, tornando dietro anni luce– secondo me -. Quest’anno ho preferito lasciare il Salento, luogo dove vivo per venire qui, perché per me è importantissimo, (ed è importantissimo che lo facciano  tutte le persone di buona volontà e quelle che si  attivano nel  settore antimafia) scegliere, non solo da che parte stare ma, anche dove stare. Ed io qui mi trovo a mio agio! Credetemi, in moltissime manifestazioni il disagio è tale da creare un corto circuito micidiale. L’esigenza di presenziare ma, al tempo stesso, la voglia di scappare via. Non sempre le persone che sono sui palchi, che ti invitano, sono persone con le quali si vorrebbe stare a fianco, e non è una sensazione, a volte è una certezza. Ho taciuto per sedici anni e ho fatto raramente testimonianze. Non è stato un atto di misericordia o di psicotico isolamento, anzi. Secondo me, il mio stare lontano era ben cosciente perché fin dal primo momento, ho avuto l’imbarazzo che la mediatizzazione di questi eventi fosse devastante.

TrinacriaNews.eu ha intervistato BRIZIO MONTINARO, fratello di Antonio Montinaro

intervista montinaroD.A distanza di 23 anni dalla strage di Capaci in cui ha perso la vita anche suo fratello Antonio, lei cosa ravvisa che è cambiato?

R. Io ritorno qui a Palermo dopo moltissimi anni. Per me, vivere questa esperienza a Palermo è stato molto emozionante, molto forte da un punto di vista emotivo. Ho notato che c’è molta gente interessata alla problematica. C’è fermento. Ieri ho fatto un giro. Ho visto l’albero Falcone. Ho visto l’intervento di Di Matteo al teatro Bellini ed è stato molto interessante. Vedo una buona partecipazione. Ho fiducia.

D. Ricordando Antonio, lui qualche volta si è aperto manifestando cosa rappresentava per lui Giovanni Falcone?

R. Ricordo che lui, per caso arrivò al maxi processo, nell’85 – ’86. Era strutturato a Bergamo e fu mandato d’ufficio a Palermo per 15 giorni in occasione del maxi processo. Egli si lasciò con la ragazza che aveva a Bergamo. Mi chiamò mentre ero a Firenze. Lui, ad un certo punto poi, tornò volutamente al maxi processo e durante questo periodo mi chiamò e mi disse che conobbe un magistrato, un certo  Falcone  e mi chiese se io lo conoscessi e gli risposi di si. Io ero più grande di lui e di queste tematiche mi interessavo già. Notai l’interesse per questa persona. Lui ha chiamato i due figli uno Gaetano come mio padre  ed il secondo Giovanni, come Falcone.

D. Suo fratello qualche volta le ha palesato il rischio di eventuali attentati?

R. Sì, l’ha sempre detto. Questo lo ha anche dichiarato. Di lui ho sentito un’intervista fatta da una giornalista svedese, se non sbaglio, dove lui appunto dichiara che, la difesa di Falcone – diciamo in maniera standard –  era garantita. Ma se fosse saltata una bomba…. sarebbe saltato. La coscienza c’era.

D. Oggi quali criticità avverte nelle varie manifestazioni commemorative?

R. Ci sono due criticità: una è ovviamente “la passerella” del mondo politico-istituzionale e l’altra è molto più rischiosa che è quella del modo di fare antimafia da parte di alcune persone legate, anche parenti stessi, alle vittime, che sotto una forma di “assurdo egocentrismo” portano questo modo di fare antimafia, sminuendolo poi, di fatto, nel momento in cui vengono scoperti.

D. All’affermazione del Presidente Mattarella che la mafia può essere battuta lei quanto potrebbe sottoscrivere questa dichiarazione?

R. Di questo sono convinto anch’io. Ma era anche la convinzione del giudice Falcone. Sono fenomeni che possono essere modificati non a breve termine ma, a lungo termine. Però, perché ciò avvenga c’è bisogno di molta fatica. Il migliore investimento che possiamo fare é quello di educare i ragazzi. Per questo io partecipo molto agli eventi di coinvolgimento, testimonianza quando vengo chiamato nelle scuole.

D. Quando la società civile la conosce ed ascolta la sua testimonianza, quale reazione percepisce da chi l’ascolta, rispetto ad una presenza istituzionale?

R. C’è una forte immedesimazione nel racconto che faccio di Antonio e ovviamente, dopo, c’è la condivisione di quello che può essere il presupposto del cambiamento nel futuro. senso

D. Avrebbe un messaggio da dare alle Istituzioni?

R. Di avere il coraggio di prendere coscienza di quelle che sono le indagini e le ricerche della verità che tanto impegnano Nino Di Matteo.

foto di Emanuele Di Stefano di Antimafia 2000  
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