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Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno II - Num. 06 - 26 aprile 2013 Cultura e spettacolo

Fimmine ribelli, l’ultimo libro-inchiesta sulle donne della ‘ndrangheta del giornalista Lirio Abbate

(Videointerviste ai giornalisti Lirio Abbate e Stefania Petyx)

di Vilma Maria Costa
         

Palermo – Allo spazio eventi della libreria Feltrinelli di Palermo il 3 aprile il giornalista Lirio Abbate ha presentato il suo ultimo libro-inchiesta Fimmine ribelli. Come le donne cambiano il paese della ‘ndrangheta, edito da Rizzoli. Lirio Abbate è inviato de “L’Espresso”. È autore di numerose inchieste giornalistiche sulle mafie e le collusioni dei politici con i boss. Negli ultimi vent’anni si è occupato dei principali scandali italiani su criminalità organizzata, tangenti e corruzione. Con Peter Gomez ha scritto I complici (Fazi 2007). Nel 2010 ha vinto il Premiolino.

Molto spesso inorridiamo nel sentire come le donne in alcune culture siano maltrattate e ridotte semplicemente ad esseri riproduttivi e di appagamento sessuale. Ma anche a casa nostra, in Italia, abbiamo situazioni simili anche se se ne parla poco o addirittura non se ne parla perché anche il “solo” parlarne diventa estremamente pericoloso.

Abbate, infatti, vive da anni sotto scorta per le minacce di Cosa nostra e con questo libro probabilmente subirà anche quelle della ‘ndrangheta perché sappiamo che portare a conoscenza del pubblico specifici atteggiamenti e comportamenti che riguardano le famiglie mafiose è qualcosa che disturba i loro equilibri.

Lirio AbbateLe fimmine ribelli di cui Abbate parla nel libro sono donne che sono venute a contatto con una realtà diversa da quella che loro consideravano l’unica realtà possibile, grazie, infatti, a Facebbook, hanno potuto constatare che potevano vivere in un contesto diverso collaborando con le istituzioni, con lo Stato, fino a quel momento considerato un nemico da combattere. Forse per coraggio, ma forse, soprattutto, per paura queste donne decidono di collaborare perché sanno che questa sarà l’unica via di salvezza una volta che sono state scoperte e sono così diventate “traditrici” dei codici mafiosi. Le fiimmine che si ribellano sono, infatti, indotte al suicidio dai loro stessi mariti o parenti, essendo tutti uniti nella ‘ndrangheta da stretti legami di parentela. Un “suicidio” doloroso procurato dall’ingerimento di acido muriatico, ma per i carnefici due volte necessario, sia per toglierle di mezzo, ma anche per evitare conseguenze di carattere penale. L’acido muriatico perché brucia la colpa, e chiude per sempre la bocca a chi ha osato rivelare segreti e tradire.

Fimmine Ribelli - Copertina

Questa ribellione ha, senza dubbio, un aspetto molto positivo, crea un indebolimento di quella struttura così forte e compatta della ‘ndrangheta su cui questa non aveva mai potuto dubitare, ma su cui aveva sempre contato grazie alla coesione ottenuta con l’inclusione molto rigida, per il suo incremento, solo di parenti per evitare possibili tradimenti. Questa compattezza viene adesso minacciata, sgretolata, indebolita perché alcune donne hanno deciso di raccontare e, inoltre, rivela una debolezza nei capi di non aver saputo sottomettere nella maniera “adeguata” le loro donne e, ancora, tutto ciò potrebbe portare e sicuramente porterà a una ribellione di altre donne che a poco a poco così darebbero un duro colpo al sistema mafioso al quale appartengono.

La presentazione è stata moderata dai giornalisti Stefania Petyx e Gery Palazzotto che hanno evidenziato alcune storie di donne più significative che si trovano nel libro per trasmettere al pubblico presente il messaggio che Abbate intende far risuonare: le donne di Rosarno, interrompono la scuola presto, si sposano giovanissime sempre, come abbiamo detto, con affiliati alla ‘drngheta e loro parenti. Fanno figli ancora adolescenti e spesso vivono in una condizione di grandissima solitudine, non solo perché i mariti spesso si trovano in prigione, ma anche perché la solitudine in cui versano serve a isolarle da chi potrebbe farle ragionare diversamente e a fare capire loro che potrebbero avere una vita diversa. Alcune di loro, scrive Abbate, riescono a modellarsi sul codice, a coincidere con la parte assegnate, altre subiscono a testa china e labbra strette, perché è così che è stato loro insegnato e perché ormai hanno perso la forza anche solo di sognare un futuro diverso. Ma Rosa Ferraro e Giusy Pesce decidono di stracciare il copione e provare a costruirsi una vita che sia davvero la loro. Donne come queste non bisogna lasciarle sole, ma fare capire loro che possono essere aiutate dallo Stato.

Queste le domande che abbiamo rivolti al giornalista e scrittore Abbate(Vedi audio intervista in alto):

  1. Le Donne grandi protagoniste della Società ma spesso anche vittime che, però, quando decidono di non esserlo più possono mutare il corso degli eventi e mettere in crisi un sistema come per esempio quello della criminalità organizzata, stiamo parlando delle fimmine ribelli del suo libro. Perché ha deciso di raccontare la storia di queste donne che si sono rifiutate di accettare i codici mafiosi e sottostare ad essi?
  2. Sia nella mafia siciliana che nella camorra napoletana oggi molte donne hanno posti di rilievo, sostituiscono i loro mariti o fratelli se questi sono morti o in carcere diventando così le capo-mafia di cosa nostra o grandi camorriste. Cosa pensa anche di questo fenomeno che non le vede assolutamente vittime, ma al contrario potenti carnefici?
  3. Le donne del suo libro da noi sono considerate ribelli, ma per la ‘ndrangheta traditrici da punire in maniera definitiva e spesso per comodità, per evitare ripercussioni di carattere penale, inducendole al suicidio. Donne che devono decidere se continuare a soffrire e a sopportare la loro condizione di isolamento o affidarsi al “nemico”, allo Stato, sapendo che, comunque questo le allontanerà per sempre dai loro figli. Quale storia tra quelle di cui parla ne suo libro le ha suscitato più emozione, rabbia e indignazione?

Queste le domande che abbiamo rivolto alla giornalista Petyx (Vedi audio intervista in alto):

  1. Cosa pensa delle fimmine ribelli che con coraggio si oppongono ai codici mafiosi e, quindi alle loro stesse famiglie che, invece, vivono in una sottocultura basata anche su leggi d’onore?
  2. Le violenze che spesso le donne che fanno parte di organizzazioni mafiose subiscono conducono a dei femminicidi, ma come, secondo lei lo Stato potrebbe essere più convincente per indurle ad un avvicinamento verso quegli organismi che potrebbero salvare loro la vita?
  3. La vedremo presto in TV su Striscia la notizia per qualche servizio-inchiesta?
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