Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno II - Num. 11 - 03 maggio 2014 Politica e società

“DALLO STALKING AL FEMMINICIDIO”. Seminario del COISP Palermo

(All'interno interviste a questore Maria Rosaria Maiorino e presidente naz.le del COISP Marcello La Bella)

di Maria Pia Iovino
         

Clipboard01Palermo – Presso la Sala multimediale della Caserma P. Lungaro, si è tenuto un seminario sulla violenza di genere, Dallo Stalking al femminicidio: aspetti clinici, criminologici e criminalistici nelle condotte persecutorie. Il convegno, organizzato dalla Segreteria Provinciale del Co.I.S.P. di Palermo, di concerto con l’Associazione Orizzonti Onlus, ha visto una fitta partecipazione del personale di Polizia, oltre che Associazioni che si occupano del fenomeno, configurandosi nell’ambito delle attività di Formazione ed Aggiornamento Professionale.
Interessante il contributo fornito dai vari relatori che si sono succeduti, che con gli argomenti trattati, hanno potuto offrire ai addetti ai lavori e non, la possibilità di conoscere più consapevolmente il fenomeno dello stalking, in chiave preventiva, repressiva e rieducativa. Tra questi il Questore di Palermo, la dott.ssa Maria Rosaria Maiorino, che unitamente ai saluti ufficiali, ha voluto raccontare ai partecipanti la sua esperienza professionale vissuta a Grosseto, sul tema dello Stalking. Hanno continuato, il Presidente Nazionale COISP Marcello La Bella, il Segretario Provinciale, Nicola Di Maria, la Dr.ssa Tiziana Lanza, Psicologo Forense e CTU Trib. Minori, il Dr. Franco Cuccia, consulente Criminalista, il Dr. Carlo Lenzi, Magistrato della Procura della Repubblica Presso il Tribunale di Palermo.
Convegno coisp femminicidioIl presidente di Orizzonti Onlus, il dott E. Mangiapane ha trattato lo stalking, iniziando con la traduzione della parola “stalking”, derivante dal linguaggio venatorio inglese del 1400 circa, “To stalk” mutuato dal gioco della caccia. Tale termine che significa braccare, pedinare,“fare la posta”, si è voluto successivamente estenderlo al comportamento intenzionale, malevolo e persistente, di seguire o molestare un’altra persona, creando così il fenomeno dello stalking. Il relatore ha fornito 7 parametri per riconoscere la dinamica del fenomeno in questione e i suoi requisiti. In particolare: l’ambiente (persecuzione nella vita privata della vittima); la frequenza (azioni moleste che devono accadere con frequenza settimanale), la durata (il conflitto deve essere in corso da almeno tre mesi), il tipo di azione (Le azioni subite devono appartenere ad almeno una delle 5 categorie delle azioni violente: violenza fisica, sessuale, psicologica, economica e sociale, il dislivello (la vittima è sempre in posizione di inferiorità fisica, psichica, economica rispetto al suo offensore), andamento in fasi successive (la vicenda si sviluppa secondo uno schema a sequenza di conflitto, con: azioni persecutorie, conseguenze psicofisiche della vittima, scontro finale), intento persecutorio (di distruzione della vittima) da parte dello stalker.
E’ seguito l’avv. M. Marino, che invece, ha dato uno spessore più squisitamente giuridico al fenomeno, riferendo che: Le atroci vicende, sempre di efferata violenza, hanno quasi sempre come vittima una donna e non perché le donne non uccidono, ma perché i casi in cui la vittima è un uomo sono di gran lunga inferiori, proprio a livello numerico. Sicuramente ciò è dovuto anche al c.d. numero oscuro e, quindi alla poca conoscenza dei casi di violenza di genere in cui l’uomo è una vittima e non il carnefice; ciò paradossalmente, dirige i riflettori proprio sulle donne che subiscono violenza.
Inoltre, – ha riferito l’avv. Marino chela donna si rivela più coraggiosa rispetto all’uomo che al contrario, per il suo radicato orgoglio maschile è restìo a denunciare le violenze che subisce dalla propria donna.
L’aspetto giuridico saliente si riferisce alla innovazione della legge n. 38 del 2009. In tale previsione normativa, – l’avv. Marino ha sostenuto che: il legislatore introduce per la prima volta nel nostro codice penale il “reato di atti persecutori” e cioè il 612 bis c.p. Inoltre, si aggiungono una serie di altre previsioni: la procedura amministrativa dell’ammonimento dello stalker da parte del Questore su istanza della vittima; l’inserimento nel codice di procedura penale degli articoli riguardanti il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e gli obblighi di comunicazione all’Autorità di P.S., alla persona offesa, ed ai servizi socio-assistenziali del territorio; continuando con la estensione ai procedimenti per stalking, dell’audizione protetta del minore o del maggiorenne infermo di mente. Occorre sottolineare che, il reato di atti persecutori, di cui all’art. 612 bis c.p. concorre con tutti quei reati, anche meno gravi, che vantano come elemento costitutivo del fatto “la violenza”. Quindi, i reati di minaccia, molestie o disturbo alle persone, la violenza privata, la violenza sessuale, le percosse, le lesioni personali, l’omicidio volontario, i maltrattamenti in famiglia.
E’ stata poi la volta del dott. F. Casamento, della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Palermo. Egli ha iniziato la sua relazione, focalizzando l’attenzione sull’elevato indice di occultamento dei reati che si consumano in ambiente domestico, rispetto a quelli di cui si viene a conoscenza da parte delle agenzie investigative o della magistratura. Secondo l’esperienza del Dott. Casamento tale istituto è poco conosciuto, non solo dall’opinione pubblica ma, anche dagli addetti ai lavori, per i quali sarebbe auspicabile conoscere e combattere il fenomeno non solo attraverso le norme di diritto, ma attraverso un approfondimento delle conoscenze anche in ambito psichiatrico e psico-patologico forense. Ciò consentirebbe una più esauriente raccolta delle deposizioni delle vittime di stalking, una più adeguata configurazione dei vari reati consumati o tentati a danno della vittima ed infine, l’individuazione di misure più adeguate di tutela.
Continuando il dott. Casamento ha evidenziato il contesto da cui è scaturito l’istituto del decreto anti-stalking, alla base del quale ci sono episodi di stupro, spesso minori.
In occasione del convegno TrinacriaNews.eu ha interivistato il Questore, Maria Rosaria Maiorino e il Presidente Nazionale del COISP, Marcello La Bella. Eccole domande che abbiamo rivolto loro:
questore per femminicidio coispDr.ssa Maria Rosaria Maiorino
D. La sua presenza in Sicilia, rispetto alla esperienza di questore vissuta a Grosseto, in chiave di fenomeno di Stalking, di femminicidio, cosa ravvisa nel territorio e cosa vuole trasmettere?
R. Io sono qui a Palermo da quattro mesi, e ho fatto una esperienza durata 3 anni a Grosseto. Nel corso del Seminario che si è tenuto stamattina a Palermo, ho fatto proprio riferimento alla mia esperienza, ricordando come questo fenomeno fosse stato affrontato sin dal 2008 a Grosseto, quando io ero Questore ed era Prefetto un’altra donna che tutti quanti qui a Palermo conoscono molto bene, che è l’attuale Prefetto di Palermo, Francesca Cannizzo. Ricordo che insieme ad una terza donna, Vittoria Doretti, un medico anestesista dell’ASL di Grosseto, ci ritrovammo per elaborare un progetto: il cosiddetto “Codice Rosa”, che poi è stato adottato a livello nazionale ed ha raggiunto livelli internazionali. Codice Rosa che affrontava il problema della violenza in danno delle donne ed in genere delle vittime di violenza che appartengono, normalmente, alle fasce più deboli della popolazione, quindi donne, bambini, omosessuali, immigrati, persone anziane.
D. A proposito di donne, c’era una differenza tra le diverse tipologie di donne (colte, meno colte), oppure appartenevano tutte ad un determinato target specifico?
R. Ma, devo dire che è un fenomeno trasversale, che tocca tutte le donne. All’epoca, dovemmo lavorare parecchio, perché le donne preferivano sopportare in silenzio. Erano abituate a sopportare in silenzio, i soprusi, le angherie, le vessazioni, le violenze da parte dei compagni, dei partner, dei mariti. E quando elaborammo questo progetto in realtà, ci rendemmo conto che dovevamo rivedere anche le modalità di intervento di tutte le forze coinvolte. E quindi, ci rendemmo conto che era necessario, anche da parte delle Istituzioni, delle Associazioni, degli Enti coinvolti, ci fosse un lavoro di squadra. Formammo una vera e propria rete di cui facevano parte, Medici, Infermieri, Psichiatri, Psicologi, Forze dell’Ordine, Magistrati. E nel 2010 e venne fuori poi questo famoso “Codice Rosa”.
D. A Palermo, lei vede una forma di adozione di questa iniziativa? C’è una buona risposta?
R. Io so che peraltro, la Dr.ssa Doretti che è colei che ha elaborato questo Codice Rosa è stata di recente anche a Palermo. Ha partecipato ad un Convegno in cui ha illustrato le finalità di questo progetto. A Palermo ho avuto modo di constatare che la Rete già esiste. Esiste già una bella squadra che si occupa a tempo del fenomeno: ci sono Magistrati dedicati al problema, ci sono esponenti di Forze dell’Ordine che si occupano a tempo pieno del problema. Probabilmente, bisogna lavorare un po’ di più sulle donne, sulle vittime delle violenze. Bisogna ancora una volta, smuovere un po’ di più le coscienze, il substrato culturale, perché il fenomeno non è soltanto criminale, ma è soprattutto un fenomeno culturale sociale.
marcello la bellaDott. Marcello La Bella
D. Il Seminario che oggi si sta realizzando, come si configura rispetto all’operatività del COISP?
R. Questa attività si inquadra benissimo, nell’attività che deve essere del Sindacato di Polizia, che non è strettamente confinata nella tutela dei diritti dei lavoratori, ma è anche quello di fare formazione, aggiornamento. Il Convegno di oggi deve essere visto in questo quadro: “Aggiornamento degli operatori di Polizia”. Non sempre siamo preparati a gestire questo fenomeno. E che oggi, in questi tempi stanno scoppiando. elle cronache di tutti i giorni, se ne parla frequentemente. Gli atti persecutori rientrano in questa casistica e noi siamo chiamati, in prima linea, a ricevere le denunce, a parlare con la vittima, a convincerla, a gestire anche situazioni di stress, senza dimenticare che, anche noi siamo uomini. Dobbiamo avere gli strumenti, non solo giuridici, ma anche elementi di tecnica professionale per potere gestire questi momenti.
D. Il Governo, in nome della spending review ha ridotto le risorse finanziarie a vostra disposizione. Invece si è appreso che, nei confronti degli autori di violenza contro le donne, oltre che combattere il fenomeno con misure repressive, quali il regime carcerario, occorrerebbe promuovere azioni di reintegrazione e di rieducazione alla socialità, all’alfabetismo sentimentale della famiglia, che “hanno un costo”. Come si sopperisce a queste due opposte esigenze che lo Stato impone?
R. Intanto, chiarezza. Ognuno deve fare il proprio ruolo. L’ha detto bene il Questore: bisogna fare rete. Lo Stalking ed altri fenomeni ancora, sono fenomeni illeciti, criminali, che vanno combattuti con azioni da rete. La polizia deve fare il suo lavoro, come i servizi sociali, gli Enti locali. Le associazioni hanno una grandissima importanza, perché danno sostegno e contribuiscono spesse volte, a fare venire fuori il fenomeno. Noi, come Polizia, io in particolare dirigo un Ufficio che si occupa anche di questo fenomeno. Abbiamo sottoscritto protocolli di lavoro con le Associazioni, con i Comuni, con gli Ospedali.. Lei ha parlato di Spending Review. Piove sempre sul bagnato. Ma questo non deve essere una scriminante. Noi non possiamo fare leva sul fatto che, mancano le risorse, per non potere dare una immediata risposta al cittadino, per quello che ci viene richiesto. Limitiamo la nostra azione, nella gestione soprattutto, dell’attività, quando c’è di repressione.
D. Quanti stalker, reali o potenziali riconoscono il loro limite e fanno dietro front per “recuperarsi” o recuperare veramente l’integrità della propria famiglia, se accade?
R. La risposta migliore la può dare chi opera dopo, che non è sempre la Polizia. Una risposta che non va inquadrata solo in fenomeni giudiziari, anche in fenomeni sociali, psicologici, di sostegno allo stalker, perché come diceva il relatore che ha parlato pocanzi, la questione va vista non solo dal lato della vittima di reato, ma anche dell’autore di reato. Stante la mia personale esperienza, yuttavia ho potuto rilevare che, si sono manifestate forme di recidiva (parliamo però di cyber-stalking) nei confronti della stessa vittima. Infatti lo stalker, una volta denunciato, questo elemento non è stato sufficiente a fare desistere ad azioni future.
D. Un consiglio che vorrebbe dare alle donne, in veste di poliziotto?
R. Denunciare subito. Perché il rinviare a domani può essere sempre peggio, può essere un grave errore.

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