Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno I - Num. 05 - 16 febbraio 2013 Politica e società

Convegno di studi COES “Rinascere dalla crisi. Contributi e prospettive per lo sviluppo e la legalità in Sicilia”

(Ascolta le audiointeviste a presidente Rotary Corleone Miceli, presidente del COES Giovenco e a Onle Cascio)

di Tancredi Riina
         

Palermo – La parola “crisi” nella lingua cinese si declina in due modi: può essere sinonimo di catastrofe, ma anche di opportunità. È possibile dunque rinascere dalla crisi? Da questa riflessione è nato il convegno di studi indetto da COES – Centro Orientamento Emigrati Siciliani e il Rotary Club di Corleone, che si è tenuto il 31 gennaio presso la Sala Gialla dell’ARS, a Palazzo dei Normanni. Il convegno, dal titolo “Rinascere dalla crisi. Contributi e prospettive per lo sviluppo e la legalità in Sicilia”, ha visto la partecipazione di imprenditori, esperti, economisti, oltre ai rappresentanti delle istituzioni, con la mediazione di Lelio Cusimano, editorialista economico del Giornale di Sicilia. Gli organizzatori hanno voluto rivolgersi in particolar modo al mondo giovanile, dando la possibilità del rilascio di crediti formativi ai giovani laureati in Giurisprudenza e in Economia e Commercio.

L’ideazione del convegno è nata dalla proposta del dott. Miceli, presidente del Rotary Club di Corleone, di collaborare insieme a Antonio Giovenco, presidente del COES. La sinergia si è sviluppata in due direzioni: il coinvolgimento, da un lato, dei dodici Club Rotary siciliani, più il distretto Sicilia e Malta 2110; la collaborazione, dall’altro lato, dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati, presente nelle persone del presidente nazionale Dario Greco e di Gaetano Terrocchio, per la sezione di Palermo, e l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Palermo, rappresentato al convegno dal presidente Fabrizio Escheri. Quest’ultimo, nel corso del suo intervento, ha manifestato l’impegno dell’Ordine nella società civile, e la scelta di dare un segnale forte con l’offerta al presidente dell’ARS Giovanni Ardizzone della revisione dei bilanci dei gruppi parlamentari.

L’esigenza del convegno di studi è quella di dare voce agli imprenditori ma anche a esperti, avvocati e commercialisti, per rintracciare le cause della crisi e contemporaneamente di gettare uno sguardo oltre, di guardare al futuro e alle opportunità che proprio dalla crisi possono derivare. In particolare, due sono i punti-chiave sui quali si è soffermato il presidente Miceli nel suo discorso introduttivo: la relazione Stato-cittadini, che deve essere riequilibrata: le leggi sono tutte a favore dello Stato, i cittadini devono ridiventare cittadini e smettere di essere sudditi. A questo rapporto si collega il tema della pressione fiscale, giudicata eccessiva e non corrisposta alla qualità dei servizi offerti. L’altro punto, il rapporto tra produzione e controllo: pochi producono, tutti controllano – un’affermazione che ha richiamato in Miceli il paragone con la Russia sovietica.

Altrettanto critica è la posizione dell’avv. Giovenco, in particolare per quanto riguarda il calo della fiducia dei cittadini e la mancanza di investitori stranieri. Due problemi che riposano su una molteplicità di criticità, come l’alto costo del lavoro, l’ostacolo della burocrazia, l’incertezza del diritto. Giovenco ha inoltre richiamato temi attuali e recentissimi, come l’appello del Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi alla classe politica che si presenta alle elezioni e le sue quattro proposte per una ripresa, ma c’è stato spazio anche per la problematica vicenda del Monte dei Paschi di Siena.

Momenti del convegno

Diverse le autorità e i rappresentanti delle istituzioni invitati e attesi. Tra i presenti, l’on. Giuseppe Marinello, vicepresidente della V Commissione Bilancio alla Camera, fortemente critico contro gli effetti collaterali della Riforma Fornero e a favore di una più giusta liberalizzazione che non si traduca in “liberi volpi in aperti pollai”. Alle criticità già ricordate dal presidente Giovenco, l’on. Marinello ha aggiunto problemi strutturali propri del Meridione: l’impatto della criminalità organizzata, i malfunzionamenti del sistema giudiziario a tutti i livelli, che in Sicilia, per esempio, è più lento che in Lombardia o Piemonte.

L’on. Francesco Cascio, che ha accolto l’invito del mondo imprenditoriale e della società civile, e a sua volta ha portato il contributo e il messaggio del mondo politico più che rivolgersi al passato per analizzare ancora le cause della crisi ha preferito cambiare prospettiva e rivolgersi al futuro: bisogna creare le condizioni e i presupposti affinché dall’anno prossimo possa cominciare un percorso di crescita e sviluppo; non basta contenere la spesa, non basta la spending review, bisogna creare ricchezza, aumentare il PIL, creare occupazione, e per fare questo bisogna immaginare di partire innanzitutto dai fondi comunitari. Purtroppo, ha proseguito Cascio, i segnali che arrivano in questi giorni non sono incoraggianti, ma io credo che la politica se saprà essere coesa potrà rilanciarne l’utilizzo e creare buone prospettive per la nostra terra. Quindi ha concluso con l’auspicio che, alla luce dell’instabilità politica che sembra delinearsi per la prossima legislatura, questo convegno possa servire per dare razionalità al dibattito politico.

Momenti del convegno

Il tema dello sviluppo si è accompagnato a delle costanti riflessioni innanzitutto sulle liberalizzazioni, già invocate dall’on. Marinello. Secondo l’avv. Greco, presidente nazionale dell’AIGA, è insensato intendere la liberalizzazione come un processo politico contro una categoria professionale; piuttosto, deve essere vista come opportunità e occasioni di sviluppo. Di liberalizzazione ha parlato anche Carlo Stagnaro, Direttore Ricerche e Studi dell’Istituto Bruno Leoni: liberalizzare significa togliere una pericolosa concentrazione di rischi in un solo individuo e disperderla nelle mani di più imprese. Molto discusso anche il tema del debito pubblico. Per il presidente Escheri non c’è dubbio: il debito pubblico non è cattivo di per sé, può essere una risorsa in alcuni momenti storici. E ha ricordato la crescita dell’Inghilterra postnapoleonica, in cui il debito pubblico, gonfiato dagli alti costi della guerra, era diventato opportunità di investimento e sviluppo, portando così l’isola ai vertici del controllo politico mondiale. Casi simili si riscontrano anche in Italia: Escheri ha citato Quintino Sella, che partendo proprio dal debito pubblico ha creato infrastrutture laddove non mancavano. Il debito pubblico – ha concluso – non si paga, si rinnova, si investe.

Oltre allo sviluppo, tema di riflessione è stata la legalità in Sicilia. Unanime accordo è stato manifestato sull’individuazione della corruzione e della criminalità organizzativa come fattore aggravante, soprattutto a livello locale, della crisi, da Escheri al finale intervento di Rosanna Montalto, vicepresidente di Confcommercio Palermo: la più grande banca italiana – ha affermato Montalto – è una banca virtuale, e si chiama mafia.

Non si è trattato quindi di una mera riflessione sull’origine della crisi e sulla individuazione dei fattori più critici. Il convegno nasce da uno spirito propositivo, rivolto soprattutto ai giovani – guardarci indietro per guardare meglio al futuro. Lo spirito ottimista, di rinnovamento, si è incarnato soprattutto nel prof. Salvatore Tomaselli, docente di Economia Aziendale presso l’Università di Palermo. Il prof. Tomaselli, che ha citato proprio l’ambivalenza del termine “crisi” nella lingua cinese, ha visto nella nostra crisi internazionale non la fine del mondo, ma la fine di un mondo. Il mondo del XX secolo è ormai un ricordo: la politica ha perso il potere di fare accadere le cose, la governance e gli stati nazionali non reggono più la realtà – i governi cadono a causa dei mercati. Il nostro mondo è più piccolo di quanto fosse ieri, dobbiamo guardare ai mercati del mondo, anziché pensare a cosa ci sottraggono i cinesi. Per il professore lo scopo del convegno è chiaro: guardare alla crisi con gli occhi del domani, non rimpiangere le imprese chiuse. È possibile uscire dalla crisi e conquistare il mondo nuovo, imparando a usare meglio le nostre risorse, i nostri giovani, la nostra cultura millenaria. Questo dunque il messaggio finale: aiutare i giovani a prendere le coordinate del mondo nuovo.

Abbiamo rivolto qualche domanda agli organizzatori dell’evento, sui loro intenti e sulle loro attività.

Queste le domande rivolte al dott. Miceli del Rotary Club di Corleone:

  1. Da cosa nasce questa giornata e che ruolo hanno i club Rotary in questa iniziativa, in questa riflessione sulla crisi?
  2. Qual è il messaggio che voi rivolgete ai giovani e quali sono le prospettive per il futuro di un’eventuale ripresa e uscita dalla crisi?
  3. Si dice che la crisi è internazionale, quindi le responsabilità della classe dirigente nazionale e politica sono limitate, ma la crisi si incontra con  problemi anche strutturali, non contingenti – quindi quant’è complicato il quadro della Sicilia rispetto all’Italia?
  4. Tre giorni fa in un convegno di Confcommercio il presidente Helg ha dato dei dati molto allarmanti. Lei condivide questo allarme? Quali pensa possano essere le prospettive, le conseguenze, soprattutto per le previsioni per il 2013 del 10% di famiglie palermitane in stato di miseria, di ottomila imprese a rischio di chiusura e così via?
  5. Il rapporto tra Stato e cittadino innanzitutto si esplicita sul territorio. Voi come Rotary come intervenite sul territorio?

Queste le domande poste a Antonio Giovenco, presidente del COES:

  1. Cos’è il COES e di cosa vi occupate?
  2. Come si è svolta la collaborazione tra COES e i Rotary Club che hanno dato luogo all’organizzazione di questa giornata?
  3. Che riflessione volete porre voi oggi, e in particolare come si connette il tema dell’immigrazione, dell’emigrazione con quello della crisi internazionale che stiamo vivendo?
  4. Passando al tema della fuga dei cervelli, come si può impedire in molti casi una fuga che non porti a un ritorno?
  5. Molte sono le autorità e le istituzioni presenti oggi. Come vi rivolgete a loro e che messaggio volete consegnare a loro?

Abbiamo avuto inoltre l’opportunità di intervistare l’on. Cascio, come portavoce istituzionale del mondo politico. Questa la domanda rivoltagli:

  1. Lei si trova qui come rappresentante delle istituzioni. Che messaggio vuole rivolgere agli organizzatori e al pubblico, alla società civile, ai giovani e agli imprenditori?
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