Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno X - Num. 50 - 24 ottobre 2022

Anno IV - Num. 22 - 04 maggio 2016 Politica e società

Cgil, Cisl e Uil pronti alla mobilitazione. Lavoro: subito risposte dal Governo regionale o sciopero generale

interviste a tutti i segretari generali regionali OO.SS. Pagliaro, Milazzo e Barone. "Sarà linea dura contro il Governo Crocetta"

di Enza Samantha Turco
         

mobilitazione cgil cisl uil URL IMMAGINE SOCIALPalermo – Sarà linea dura contro il Governo Crocetta. Lo annunciano i sindacati siciliani in una conferenza stampa, svoltasi a Palermo ieri, 1° giugno, nella quale il segretario generale Uil Sicilia, Claudio Barone, unitamente al segretario generale della Cisl Sicilia, Mimmo Milazzo e al segretario generale Cgil Sicilia, Mimmo Pagliaro, hanno reso noto che se non dovessero esserci risposte concrete sul fronte lavoro, sarà indetto lo sciopero generale, sulla scia delle due grandi manifestazioni siciliane del 31 ottobre 2015 e dello scorso 7 maggio.

Un appello dei Sindacati Cgil, Cisl e Uil, indirizzato alla Sicilia che vuole cambiare veramente, alle istituzioni, al volontariato, alla politica, a tutte le organizzazioni di rappresentanza, a tutti coloro che credono che un cambiamento in questa terra sia possibile.

“Un aspetto fondamentale che va affrontato – ha sottolineato Claudio Barone – è la questione relativa ai trasferimenti di 570 milioni che lo Stato ha promesso, ma, che ancora non arrivano, al fine di completare la legge di stabilità. E’ piuttosto evidente che se non ci sono soluzioni o certezze, si creano tutta una serie di problematiche enormi attinenti al funzionamento degli enti locali o al pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti e degli Lsu. Questo problema degli stanziamenti rischia di diventare un alibi: difatti, venendo a mancare lo strumento essenziale che regola la vita economica della Regione, non possiamo mettere ulteriori questioni sul tavolo. Riteniamo sia giunto adesso il momento di dire “basta”. L’appello è indirizzato a tutti i siciliani e segnatamente ai vari ambiti istituzionali, perché siamo in una condizione in cui tutti i problemi che ci sono sul tappeto, sono fatti oggetto di promesse e annunci e, non vengono risolti né tantomeno affrontati. Per ciò che riguarda la formazione professionale ad esempio, allo stato attuale, ci sono 8000 lavoratori residui, di cui 4000 licenziati e altri 4000 che, seppur non tecnicamente licenziati, di fatto non hanno commesse di lavoro operative, quindi può dirsi che il settore risulta essere bloccato. In queste ore, comunque, speriamo di potere risolvere il problema degli ammortizzatori sociali; pare che si siano recuperate delle coperture che sino a qualche settimana fa sembravano non esserci. Possiamo ora cercare di concretizzare un accordo sulla razionalizzazione dei Fondi Pac del 2014, su come spalmarli nel 2015 e, su come rendere certa l’esigibilità per il 2016; pensiamo alla cassa integrazione e agli ammortizzatori in deroga. La tensione della gente è fortissima, perché il popolo di coloro che vivono di ammortizzatori è molto ampio, nella situazione di crisi della nostra regione”.

Il segretario generale Michele Pagliaro ha precisato che: “E’ doveroso continuare ciò che abbiamo iniziato con la manifestazione del 7 maggio, la quale ha registrato una grandissima partecipazione. In quella piazza c’erano tanti lavoratori, tanti giovani, tanti siciliani che un lavoro non ce l’hanno più e che vivono senza ammortizzatori sociali, gente con un problema che rischia di rimanere irrisolto. Dal nostro punto di vista, riteniamo, sia un errore da parte del Governo regionale non accorgersi di questa situazione. Sono molte le criticità da affrontare: una di queste attiene ai conti della Regione; poi, una forte criticità c’è, nel settore produttivo, dove si sono persi, negli anni della crisi, migliaia di posti di lavoro; dobbiamo anche rilevare delle criticità nelle settore delle riforme; è una regione che non ha riformato nulla, bensì ha fatto tagli; ad esempio, con l’art.10 è cambiata la funzione di assistenza igienico-sanitaria per i disabili, prima affidata agli operatori delle cooperative sociali, circa 1500 in Sicilia, adesso spettante ai collaboratori scolastici, che forse non hanno adeguata formazione e competenza, oppure sono numericamente insufficienti. Anche i giovani non sono stati sino ad ora certamente una priorità del Governo regionale; il massimo che hanno ottenuto è un tirocinio di sei mesi, sono stati spesi circa 170 milioni di euro (un bel regalo alle imprese) e ancora adesso molti di loro aspettano l’indennizzo.

In questa terra prevale lo stato di indigenza: circa 300.000 famiglie sono in stato di povertà assoluta e, le previsioni fanno supporre un crescendo continuo. Allo stato delle cose la disoccupazione femminile e giovanile si attesta su livelli altissimi. Occorre ribadire, altresì, come la pressione fiscale qui in Sicilia sia altissima, fra le più alte del Paese (pensiamo alle addizionali regionali), per avere servizi che sono quello che sono, ad esempio la sanità, le infrastrutture, i trasporti, ma anche le scuole. Sono già pronti a scendere in piazza, i metalmeccanici e i precari degli Enti locali il 15 giugno; poi gli edili, il 24 giugno”.

Mimmo Milazzo, segretario generale Cisl Sicilia ha poi preso la parola: “Trasferire 500 milioni di euro non è una barzelletta, necessita di un intervento legislativo importante, per cui le preoccupazioni che abbiamo sono certamente fondate e, l’aspetto finanziario va incalzato; abbiamo chiesto di fare lavorare la Commissione paritetica Stato-Regione, affinché venga ripreso il confronto tra questi enti, in particolare, sulle competenze regionali e sui tributi dovuti alla Sicilia, in modo tale che possiamo avere una certezza delle entrate e una certezza nelle spese. Un’altra questione di merito sostanziale, è il precariato: gente che lavora da 30 anni nella pubblica amministrazione a tempo determinato, non si può considerare ancora precario. Bisogna andare oltre la normativa ordinaria, tenuto conto che i piani di stabilizzazione non possono stabilizzare appunto, il personale, considerato che il blocco delle assunzioni avviene per legge statale; di conseguenza questo rappresenta un’ulteriore difficoltà e, necessita di un intervento straordinario e risolutivo. La questione delle riforme è fondamentale: abbiamo avuto 3 anni e mezzo di riforme annunciate, e poi mancate. Occorre entrare nel merito di specifici problemi, come quello dei rifiuti (problema che non è nato ieri), così come quello dell’acqua, anche qui, riforma fatta e dopo impugnata; non si capisce più se la legge è vigente oppure no, bisognerebbe pubblicare in Gazzetta le norme impugnate, anche per rendere più snelli i rapporti tra il Parlamento e la Regione”.

TrInacriaNews.eu ha intervistato Claudio Barone, segretario generale Uil Sicilia.SEGRETARI REGIONALI oo.ss

D. Quale soluzione del Governo regionale sugli ammortizzatori sociali?

Bisogna sbloccare l’utilizzo dei Fondi Pac del 2014, i quali possono servire per coprire i residui del 2014, ma anche del 2015. Se sgombriamo il campo così dagli arretrati, per ciò che riguarda il 2016, possono esserci condizioni migliori. In queste ore, all’Assessorato, si sta discutendo proprio di superare una certa resistenza da parte del Ministero del Lavoro e, forse, c’è qualche speranza. Sostanzialmente, la nostra proposta era, ed è, quella di utilizzare i Fondi Pac residui del 2014, per coprire l’anno 2015; invece il Governo nazionale, interpretava questa posizione diversamente, cioè riportare tutto al 2016, saltando il 2015. Ma ciò avrebbe comportato un buco di risorse nel 2015 per chi aveva maturato il diritto e non lo aveva avuto riconosciuto; certamente ne sarebbe conseguita non solo una situazione di ingiustizia oggettiva, ma anche una marea di contenziosi che avrebbero ingarbugliato la gestione.

D. Legge di stabilità. Il problema degli stanziamenti. Cosa ne pensa?

Li annunciano ogni giorno. Sembra di stare lì ad aspettare che il pero cada. Bisogna dare ora uno scrollone all’albero, finalmente. Comunque, al di là della quantità economica (570 milioni), pare che la Regione abbia l’alibi perfetto per non risolvere i problemi di cui ci stiamo occupando, tenuto conto che la legge di stabilità rappresenta lo strumento finanziario principale e deve essere operativo, invece non lo è. Peraltro, ricordiamo che questa legge è stata approvata con riserva, in previsione appunto, dell’arrivo di questi finanziamenti; quindi se non vengono stanziati, non c’è copertura adeguata.

TrinacriaNews.eu ha posto alcune domande a Michele Pagliaro, Cgil

D. Criticità nelle riforme. In che senso?

Siamo di fronte ad un Governo che con le parole ha rappresentato l’idea del cambiamento; si parlava di rivoluzione invece, possiamo dire che abbiamo assistito ad un involuzione. Le annunciate riforme sono diventare mancate riforme. Pensiamo a tutta la partita della formazione professionale, o alla partita sulla legge di riordino dei liberi consorzi, anche lì, il punto di caduta è stato il recepimento, seppure parziale della Delrio. Siamo di fronte ad una situazione che la Sicilia non può permettersi, perché le riforme sono importanti, sia per dare uno slancio sia per invertire una tendenza negativa. Poi abbiamo osservato l’immobilismo rispetto a questa profondissima crisi che ha coinvolto tutti i settori privati e, non possiamo immaginare come una regione, con oltre 5 milioni di abitanti, possa fare a meno dei settori produttivi.

D. Settori produttivi privati. Almaviva, per fare un esempio?

Certamente, abbiamo riscontrato una sorta di superficialità. Oggi, abbiamo scongiurato i licenziamenti con un accordo, che non è una partita già vinta; adesso si apre un’altra partita, dove il protagonismo della Regione deve tornare, penso a tutti i punti dell’accordo relativi alla riqualificazione professionale. Se il tema è il call center,e stiamo parlando di un’industria siciliana con quasi 20.000 addetti (se consideriamo anche gli operatori dei sottoscala), io mi sarei auspicato una politica concreta sul settore, ad esempio, in tema di digitalizzazione o banda larga.

TrinacriaNews.eu ha intervistato Mimmo Milazzo, segretario generale Cisl Sicilia.

D. La Commissione paritetica Stato-Regione. Cosa ne pensa?

Purtroppo non funziona perfettamente. La sua funzione è quella di definire i rapporti finanziari tra Stato e Regione, previsti dall’art 36 e 37 dello Statuto, inattuati da 70 anni, per cui dopo, ci sono stati sempre accordi transitori; quindi può dirsi oggi, che non funziona più, anche perché il mondo economico è cambiato: le tasse concepite nel 46 sono una cosa, un’altra cosa sono reddito e tasse nel 2016. E’ bastato pigiare un pulsantino per spostare le paghe degli operatori statali a Latina e, lo Stato incassa altrove i tributi che sono invece di competenza regionale, i quali vengono ridati molto tempo dopo. Occorre un accordo definitivo che sancisca le reali entrate della Regione rispetto alle sue competenze; ci vuole un quadro di estrema chiarezza, in modo tale che si sappiano le entrate e, non si deve tornare ogni anno a trattare con il Governo nazionale, per avere le risorse che sono di esclusiva competenza regionale.

D. Le riforme ci sono già o devono solo essere attuate?

Le riforme devono essere fatte. Basti pensare al sistema dei rifiuti. E’ stato un disastro. Ci sono debiti di circa 2 miliardi a carico dei vecchi ATO, che qualcuno deve pagare; sono state create le società regionali, commissariate anch’esse, come l’ATO e, quindi la patologia del commissariamento aumenta a dismisura; adesso si annunciano i 5 termovalorizzatori, ma ci vuole una legge per ridisegnare gli ambiti ottimali e, insediare gli organi di Governo di questi enti, che non vengano commissariati; un’altra questione è quella del sistema dell’ ATI, cioè ATO idrico integrato, anche lì ci sono enormi carenze legislative.

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