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Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno II - Num. 08 - 21 ottobre 2013 Sport

Catania: senza punti e fiato la salvezza è impervia, partire dall’unità d’intenti

di Michele Patané
         

Situazione Catania dopo Sassuolo (scudetto Catania)Catania – Il risultato finale della passata stagione è storia, fiumi d’inchiostro sono stati versati per celebrarlo e nulla e nessuno potrà cancellarlo dagli almanacchi. La storia però non è fatta solo di momenti gloriosi e istantanee che catturano il trionfo, ma anche di cadute fragorose che possono lasciare il segno, anche quando i fasti di qualche tempo addietro convincono del contrario.

Questo inizio di campionato è stato un brusco risveglio per il Catania del presidente Pulvirenti, nel pieno di una crisi non solo di risultati ma anche tecnica e di rendimento atletico, che ad oggi la proietta al penultimo posto in classifica dopo nove giornate, con soli due punti sul Chievo fanalino di coda.

Il fattore additato dalla tifoseria come causa dei gravi mali del Liotro è stato in primo luogo il mercato, poco deciso nei movimenti in entrata, ad oggi non totalmente convincenti, ma soprattutto poco remunerativo in uscita, con le cessioni di Gomez e Lodi a detta di molti non valorizzate appieno e aggravate dalla partenza di due esponenti dello spirito operaio che ha guidato la squadra nelle ultime stagioni come Marchese e Biagianti.

Le grandi difficoltà nella tenuta fisica della partita e nello sviluppo delle trame di gioco suggeriscono però anche altre componenti, a cominciare dalla qualità del lavoro della preparazione estiva, per il quale, oltre all’incapacità di trovare una soluzione definitiva a fronte dei problemi della squadra, ha pagato un conto assai salato Rolando Maran: il tecnico trentino, protagonista nell’ottavo posto della passata stagione è stato esonerato due domeniche fa, espiando colpe non interamente proprie.

Un gruppo va tenuto sempre sul pezzo e motivato, non solo dallo staff tecnico ma anche dalla cornice societaria, efficiente e impeccabile in tal senso nelle scorse stagioni. Non si arriva forse al numero di indizi per fare una prova, ma sembra che già al livello dello stesso organigramma societario, ridisegnato di proprio pugno da Pulvirenti dopo la fine dello scorso campionato, scommettendo sull’acume affaristico di Pablo Cosentino e rinunciando all’ordine e all’esperienza aziendale di Sergio Gasparin, abbia preso piede un abbozzo di “sindrome da pancia piena” in grado di indurre a porre troppe certezze e offuscare il giudizio in alcune valutazioni.

Naturale che tale predisposizione si sia riverberata sui giocatori, che hanno smarrito di fatto l’accortezza, la determinazione, il senso di quasi sacralità dato alla sfida domenicale che ha caratterizzato i difficili anni di affermazione della squadra rossazzurra nella massima serie. Per il recupero di questo mix fondamentale, insieme al ripristino di una manovra accettabile ma soprattutto di una condizione fisica ad oggi disastrata, Pulvirenti ha scelto di affidare la guida tecnica a Luigi De Canio, allenatore ormai navigato e con consistente esperienza in serie A, tatticamente preparato e tagliato per i progetti tecnici a lunga scadenza, sebbene non abbia seduto per più di due anni su una stessa panchina.

Nella conferenza della vigilia del suo primo match, il delicato scontro-salvezza con il Sassuolo al “Massimino”, il 56enne materano aveva fatto capire come le difficoltà del momento richiedessero un percorso lungo e tortuoso, sia per mole di lavoro che per impegno e concentrazione: domenica gli etnei non sono andati oltre il pari a reti bianche, creando i presupposti per sbloccare il match soltanto nel primo tempo e soffrendo alla distanza, senza più trovare la lucidità per imporsi sugli emiliani.

L’immediato futuro non promette sviluppi rosei: i rossazzurri dovranno raccattare punti preziosi nelle tane di Juventus e Napoli e l’infermeria è incredibilmente zeppa di elementi centrali dell’organico, con Spolli, Bellusci e Barrientos (l’ultimo in ordine cronologico, almeno un mese fuori per una vertebra fratturata) insieme a Boateng, Monzon e Peruzzi, quest’ultimo ancora non recuperato. I nervi saranno messi a dura prova, la proverbiale ricerca del miracolo è quanto mai attuale, ma adesso la vera priorità è quella di costruire giorno dopo giorno una struttura solida e affidabile per garantire la miglior difesa possibile di una serie A che è luce indispensabile per la Catania sportiva.

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