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Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno II - Num. 13 - 27 settembre 2014 Cultura e spettacolo

“Quattro canti di Palermo – L’ottagono del sole”, libro di Adriana Chirco e Mario Di Liberto

(All’interno videointerviste ai due autori e all’Assessore alla Cultura del Comune di Palermo Francesco Giambrone)

di Viviana Villa
         

Palermo – È stato presentato presso la Sala delle Lapidi a Palazzo delle Aquile l’ultimo libro di Adriana Chirco e Mario Di Liberto dal titolo Quattro canti di Palermo – L’ottagono del sole, Dario Flaccovio Editore. I due autori, che insieme hanno già pubblicato altre opere su alcune importanti vie della città, tra cui via Roma, via Dante e via Libertà, si sono dedicati questa volta ad un monumento simbolo di Palermo la cui realizzazione ha comportato per la città una vera e propria rivoluzione urbana. La costruzione dei Quattro Canti, voluta dal potere viceregio quale parte di un’opera urbanistica più estesa, modificava di fatto l’aspetto e la distribuzione della città, comprendendo non solo il centro cittadino, ma anche il territorio urbano ed extraurbano.

All’affollata presentazione sono intervenuti, oltre ai due autori, anche l’Assessore alla Cultura del Comune di Palermo Francesco Giambrone, il Presidente di Italia Nostra Palermo Piero Longo e la docente di Antropologia culturale dell’Università di Palermo Rita Cedrini.

L’Assessore Francesco Giambrone ha aperto l’incontro esprimendo il suo apprezzamento per l’opera dei due autori, proponendo anche delle riflessioni sullo stato attuale in cui si trova il più importante simbolo barocco della città. La loro è stata un’operazione molto delicata e complessa – ha affermato– si tratta di un libro con un bell’apparato iconografico ed una bella veste editoriale, che si legge in maniera molto scorrevole. Ha un elemento di forza: non parla esclusivamente dei Quattro Canti, ma vi è un’approfondita, dettagliata e scientifica analisi dei palazzi che stanno attorno a questo tessuto urbano, attraverso una ricostruzione di una società e dei negozi storici. In questo modo, si ottiene una sorta di ricostruzione di un’epoca che non esiste più. Il tema centrale è la conoscenza di quello che c’era e la constatazione di quello che esiste ancora. Dalla lettura del libro, la riflessione che mi porto dietro con un po’ di amarezza è che nonostante ci si trovi nel cuore della città, i tre palazzi meravigliosi che dovrebbero essere i più ambiti della città, sono invece vuoti e disabitati. Non è la prima volta che importanti luoghi del centro della città vengono abbandonati. Penso, ad esempio, al Teatro Massimo. Palermo è una città che ha sopportato per 23 anni la chiusura del suo teatro più importante. Si tratta forse della ferita più profonda della vita culturale recente della città, il grande simbolo negativo. La sua riapertura ha sanato la ferita. Allora ho un po’ stemperato l’amarezza grazie alla speranza che alla fine anche questi palazzi possano essere riaperti.

A seguire è intervenuto Piero Longo, Presidente di Italia Nostra Palermo. Si tratta di un libro importante – ha proseguito elogiando il volume– perché, in maniera scorrevole, riporta la storia urbanistica della città anche attraverso delle bellissime immagini. I Quattro Canti non sono solo una “scenografia”, ma permettono di esprimere ciò che la città contiene: la forza, la grazia e la civiltà barocca. Questa corona al centro della città, razionalizzata in quadrati, è aperta verso il territorio. Le quattro porte, la croce di strade, sono come un punto di partenza che si apre verso l’universo e il mondo, rappresentando la speranza. Questo libro ci invita a riflettere, perché “rileggere” i quattro cantoni significa ritrovare la nostra storia. Questo è un libro che ci tocca da vicino, mettendoci dentro al problema che stiamo vivendo.

Infine, Rita Cedrini ha aperto il suo intervento cogliendo un aspetto stilistico delle opere dei due autori. Si è soffermata, inoltre, sull’interpretazione della struttura dei Quattro Canti, proponendo una lettura antropologica dei diversi ordini di raffigurazioni sulle quattro facciate. I due autori sono un tandem vincente, in quanto ogni volta sono riusciti ad affrontare il tema con gradevolezza espressiva. In questo libro, hanno reso la lettura snella ed hanno rimandato gli approfondimenti alla bibliografia. Perché ad un certo momento nacquero i Quattro Canti? – ha continuato – nel Cinquecento la città si dovette adeguare ai nuovi tempi, in quanto fino a quel momento aveva ancora un assetto di città medievale. Fece seguito, dunque, una rivoluzione. Si pensò di creare un’intersezione di strade, che non fosse il semplice e banale quadrato. La genialità del tempo è legata al fatto che il concetto del bello non fosse appannaggio per pochi, ma fosse anche un criterio attraverso il quale la città si potesse presentare. Non è un caso che Santa Rosalia si fermi lì; non è un caso neanche la presenza dei tre ordini e delle quattro fontane. Nel primo ordine vi sono le stagioni, nel secondo i viceré, nel terzo le sante patrone. I Quattro Canti sono la proiezione di una maniera di pensare il tempo e la storia diversamente. Le stagioni indicano il tempo ciclico, dell’eterno ritorno, del calendario che ricomincia ogni anno. I viceré, invece, indicano il tempo lineare della storia, che va sempre avanti e che non torna indietro. Infine, agli ultimi piani, vi sono le sante, che hanno vissuto il tempo della storia, in quanto esseri umani, ma nella loro santità si sono avvicinate anche al tempo ciclico. Hanno vissuto il tempo dell’umano ed il tempo della fede. Per questo motivo presiedono la città.

In occasione dell’evento la redazione di TrinacriaNews ha incontrato i due autori e l’Assessore alla Cultura Giambrone. In modo particolare, i due autori ci hanno spiegato qual è stata la genesi del libro. La nascita di questo quadriviociha molto incuriosito – ha detto Mario Di Liberto ai nostri microfoni – Via Maqueda venne costruita nel giro di un anno e mezzo. Mi ha colpito che alla fine del Cinquecento in così poco tempo si fosse aperta una strada perpendicolare a quella principale, che era la via Toledo. Mi chiedo come hanno potuto fare con i mezzi di allora.

Il libro – ha continuato Adriana Chirco – tratta non soltanto del progetto e della costruzione dei Quattro Canti in cui confluirono le conoscenze e le aspettative del tempo dell’architettura e della scultura di Palermo, ma anche della storia dei palazzi, del loro ruolo e della scelta della loro ubicazione.

Ecco le domande che abbiamo rivolto durante le videointerviste ai due autori e all’Assessore alla Cultura:

Adriana Chirco e Mario Di Liberto

  1. Il vostro è un volume che ripercorre le fasi della costruzione e la storia dei Quattro Canti. Come è nata l’idea di realizzare un’opera su un monumento così conosciuto?
  2. Quali sono i contenuti che propone il volume?
  3. Perché con la realizzazione dei Quattro Canti la città cambiò radicalmente aspetto e distribuzione e coinvolse anche l’intero territorio urbano ed extraurbano?
  4. Questo è il sesto libro che scrivete insieme. Avete in mente qualche altro progetto?

Francesco Giambrone

  1. Qual è il suo commento su questa opera che ripercorre la storia della costruzione dei Quattro Canti e la trasformazione della città?
  2. L’analisi dei palazzi sui quali sono addossati i Quattro Canti mette in evidenza una situazione “drammatica”. Quali provvedimenti è possibile immaginare per una riqualificazione?
video di Roberto Rinella  
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