Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno II - Num. 12 - 20 luglio 2014 Cultura e spettacolo

La camera delle meraviglie di Palermo. Scoperta in via Porta di Castro una misteriosa stanza araba

(All'interno interviste al giornalista Giuseppe Cadili e prof. Franco Fazzio)

di Andrea Ferruggia
         

camera delle meraviglie SEQUENZAChi ha commissionato questo gioiello? Chi abitava quelle stanze argentate? Quale poteva essere la sua funzione? Ma soprattutto, quando è stata realizzata? Questi sono gli interrogativi martellanti di esperti, curiosi e giornalisti sulla sensazionale scoperta, avvenuta nell’estate 2003, di una singolare quanto unica stanza dai motivi pittorici arabeggianti, ubicata in un palazzetto alto borghese del XVIII secolo nel pieno centro storico di Palermo.

Alcuni autorevoli visitatori, come Fareed Al Kothani presidente per l’Europa della Lega Islamica mondiale, hanno definito questa camera piccola moschea blu, vero dono di Allah altri insigni critici d’arte come Vittorio Sgarbi hanno parlato di opera d’arte che non ha eguali, nata dall’amore profondo di un musulmano che abbia voluto tenere per sé, il segno della propria identità culturale.

Il grande appartamento, recentemente restaurato, che ospita al suo interno la “camera delle meraviglie”, così infatti è stata ribattezzata, è ubicato in via Porta di Castro n. 239 ed è di proprietà del giornalista Giuseppe Cadili e della moglie Valeria Giarrusso, i quali meno di un anno fa, stanchi di vivere nei caotici quartieri residenziali della città moderna, hanno deciso di acquistare una spaziosa casa nel rione Albergheria, non lontano dal Palazzo Reale. Dopo mesi di visite a tanti appartamenti e svariati annunci, la scelta è infine ricaduta su un grazioso edificio, costruito lì dove un tempo scorreva il letto del fiume Kemonia e dove nel Cinquecento fu edificata l’omonima porta urbana, in una stretta strada che pulsa di storia, di mille voci e di antichi profumi.

Sembra quasi di fare un tuffo nel passatoha detto Valeria Giarrusso alla manifestazione che si è tenuta venerdì 25 luglio, in occasione della presentazione alla stampa di questa singolare camera araba –mi sono innamorata di questa strada perché c’era mastro Nardo, l’artigiano che da oltre sessant’anni realizza chiavi in ferro battuto nella sua piccola bottega, c’erano falegnami, artigiani e i tanti “gnuri” o cocchieri che qui, nei loro fondaci, custodiscono gelosamente le carrozze e i landau.

La storia di questa stanza, sebbene siano giunti diversi accademici da molte università straniere, non è ancora del tutto chiara, c’è chi afferma che si tratti di una camera decorata “alla turca” (i prof. Jonathan Bloom e Amy Newhall) simile a quelle presenti nel Palazzo de Lebrija di Siviglia o di Sledmere House nello Yorkshire, nate dalla passione per l’Oriente di ricchi mecenati e avventurieri di fine ‘800, c’è chi invece sostiene che si tratti di una stanza dello svago o per la meditazione (prof. Sherif El Sebaie) voluta da un facoltoso mercante musulmano che abitava a Palermo per affari. Nulla è comunque certo, oltre al fatto che non si tratta di una moschea privata ma sulla datazione precisa che potrà gettare maggiore luce sul mistero che avvolge la camera, si sta già occupando in questi mesi, con infaticabile impegno, il prof. Franco Fazzio, docente di conservazione e restauro presso l’Università di Palermo il quale ha detto: da un primo esame visivo e tattile è possibile ipotizzare che l’ ambiente sia stato decorato con estrema eleganza, gusto e cura dei particolari da chi doveva ben conoscere i paesi islamici e la lingua araba e che probabilmente i lavori pittorici sono stati realizzati nei decenni a cavallo tra Ottocento e Novecento-.

La manifestazione, promossa dal Comune di Palermo nella persona del sindaco Leoluca Orlando è stata voluta dal consigliere PD Giovanni Apprendi della Commissione Cultura I circoscrizione, per ringraziare i due coniugi del dono reso a tutta la cittadinanza, con una preziosa pergamena vergata a mano dal celebre amanuense siciliano Enzo Bongiorno e con un pensiero a loro dedicato del maestro Mario Modestini.

Nella stessa occasione, lungo la via Porta di Castro chiusa al traffico, si è tenuta una ricca esposizione di carrozze, coupé, berline e carretti d’epoca della collezione privata di Paolo Federico.

In occasione dell’evento la redazione di TrinacriaNews.eu ha incontrato il giornalista e proprietario della camera araba, Giuseppe Cadili e il professore di restauro Franco Fazzio. Ecco le domande che gli abbiamo rivolto:

Giuseppe Cadili.

Da quando, meno di un anno fa, è riaffiorata, sono stati svolti molti sopralluoghi da parte di esperti. Si sa qualcosa in più sulla camera araba oppure rimangono ancora gradi dubbi?

La storia di questa stanza rimane tutt’oggi celata nel mistero. Non sono state ancora decifrate le calligrafie lungo le pareti o le porte, perché in cattivo stato di conservazione, né si sa cosa rappresentino i disegni della volta, forse lucerne o forse dei pavoni simbolo di fertilità. Vittorio Sgarbi è convinto che possa trattarsi di un luogo di svago e meditazione mentre esimi accademici tedeschi e inglesi sono certi che possa essere una stanza decorata alla turca, tipica di una moda europea di fine Ottocento. Gli studi sono ancora in corso d’opera, soprattutto da parte di studiosi spagnoli della fondazione Idrisi di Siviglia che sono venuti a vedere la stanza rimanendo incantati e sbalorditi, non avendo finora visto nulla di simile.

Com’è avvenuta la scoperta? 

La scoperta è stata del tutto casuale. È avvenuta fortuitamente grazie a delle infiltrazioni d’acqua e macchie di umido che si verificarono poche settimana dopo che io e mia moglie, nell’estate del 2003, avevamo acquistato l’appartamento. Quando i muratori hanno iniziato a scrostare l’intonaco rigonfio dal muro, sono apparse, quasi magicamente, delle scritte pittoriche in argento su sfondo blu scuro e solo lentamente e mostrando molta attenzione è riapparsa, in tutta la sua bellezza, questa stanza che giaceva letargica e dimenticata in questo palazzo signorile.

Ha pensato di rendere fruibile e visitabile al pubblico palermitano e turistico, questo gioiello in miniatura?

Io e mia moglie, nei limiti del possibile, abbiamo fin da subito cercato di far visitare la stanza ad amici, curiosi che bussano alla porta, alle autorità e ai rappresentanti della cultura internazionale così da pubblicizzare sempre più l’esistenza di questa camera. Mi rendo conto perfettamente che la gente vuole vedere qualcosa di unico, singolare e insolito e io cerco di venire incontro a chiunque ma è chiaro che questa è casa mia, qui vi abito insieme a tutta la mia famiglia e se io aprissi continuamente la camera, si comprende bene che sarebbe impossibile vivere serenamente.

Franco Fazzio.

Da esperto restauratore, che idea si è fatto di questo ambiente da poco scoperto e quali interventi intende mettere in atto per preservare il bene?

Dal punto di vista tecnico io suppongo si tratti di una stanza dal gusto esotico e orientale che si rifà alla moda per l’Oriente e ai paesi musulmani, diffusa in tutta Europa tra XIX e XX secolo e giunta anche nella nostra piccola isola grazie ai tanti nobili ed esploratori che qui giungevano per il celebre Grand Tour. Osservando la tecnica, ad un primo sguardo, si potrebbe pensare che la camera sia stata realizzata a fine ‘700, perché la stesura dei colori è abbastanza decisa e pregnante e questo ci fa capire come il desiderio di eternità sia stato nelle volontà di chi l’ha commissionata. Solo attraverso ad indagini più analitiche e precise sui colori utilizzati, si è potuto appurare verosimilmente che le decorazioni sono tipicamente ottocentesche anche perché erano presenti nuove tipologie di blu (blu oltremare, di Prussia, cobalto) messe in commercio solo a fine XIX secolo. Mi occuperò personalmente del restauro e intendo usare dei colori ad acquarello e non ad olio, come quelli usati inizialmente dagli artisti che hanno dipinto la camera, questo perché l’olio nel tempo non è reversibile. Il mio intervento sarà unicamente teso a riproporre l’estetica dell’ambiente per rendere gradevole alla vista, lo spettacolo dei colori e per recuperare minuziosamente le scritte delle pareti.

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