Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno IX - Num. 45 - 21 aprile 2021

Anno III - Num. 19 - 11 ottobre 2015 Politica e società

Approvata alla Camera riforma Codice Antimafia. PD soddisfatto, per i 5Stelle norma a metà

di Vilma Maria Costa
         

cAmera dei deputati URL IMMAGINE SOCIALPer coordinare la normativa sul contrasto al fenomeno mafioso in Italia nel 2011 con DL N. 159 venne emanato il codice delle leggi antimafia.

Dopo due anni di discussioni e confronti finalmente la riforma del Codice,che nasce da una proposta di legge di iniziativa popolare presentata nel 2013 da 120mila cittadini e promossa da diverse associazioni, è stata approvata l’11 novembre alla Camera dei Deputati. I voti favorevoli sono stati 281, quelli contrari 66 e gli astenuti 2. Il provvedimento passerà ora al Senato.

Il presidente della Commissione Antimafia Rosi Bindi ha espresso soddisfazione: Il voto di questa sera è un primo importante passo, lungamente atteso. La Camera ha dato un segnale forte della volontà di rendere più incisiva la lotta alle mafie, in un settore cruciale come quello della gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

E così anche il presidente della Commissione Giustizia Donatella Ferranti che ha considerato le modifiche: di straordinaria importanza, riforma profondamente e rafforza il codice antimafia con norme stringenti sulle misure di prevenzione e sulla valorizzazione delle aziende sequestrate. Si tratta di norme che renderanno più incisiva e trasparente la gestione dei beni sottratti alla criminalità organizzata e permetteranno ad aziende infiltrate dalla mafia di ritornare alla legalità e competere sul mercato in modo sano producendo ricchezza e salvaguardando l’occupazione.

Durante l’iter di approvazione c’è stato uno scontro tra PD e M5S perché quest’ultimi erano contrari a un emendamento presentato dal Governo che prevede che i giudici dei tribunali di prevenzione possano nominare come amministratori giudiziari anche i dipendenti di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, una Spa partecipata al 100% dal ministero dell’Economia.Riccardo_Nuti-2

Il M5S considera la riforma una norma a metà, ma incassa una vittoria su un emendamento fortemente da loro voluto e sostenuto che impedisce la nomina ad amministratore giudiziario di beni confiscati alla mafia a parenti e conviventi del magistrato che conferisce l’incarico. Questo per evitare altri scandali vergognosi. Si tratta, infatti, della cosiddetta “norma Saguto”, dal nome dell’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo che ultimamente è stata sospesa dalle funzioni e indagata per corruzione.

Commenta così il deputato a Montecitorio Riccardo Nuti la norma sui beni sequestrati e confiscati alla mafia, varata martedì alla Camera.

Il M5Sracconta Nutiè riuscito dopo una lunga battaglia ad inserire le incompatibilità per evitare nuovi casi Saguto, e cioè l’impossibilità per l’amministratore di nominare come coadiutori, parenti, conviventi e affini del giudice, ma la maggioranza e il governo hanno bocciato la nostra proposta di inserire le sanzioni in caso di violazioni delle incompatibilità, come, la revoca dall’incarico, la non liquidazione del compenso e la sospensione dall’albo degli amministratori giudiziari per almeno un anno. La solita norma a metà, in buona sostanza. Avevamo proposto anche l’introduzione dello strumento della vendita anticipata delle aziende, con dei forti criteri di selezione per l’acquirente, già dalla confisca di primo grado, per evitare che le imprese falliscano, come avviene nel 90 per cento dei casi e per salvare così molti posti di lavoro. A questa proposta il Pd ha detto No. Una grande vittoria del M5Sconclude Nutiè l’aver reso possibile l’utilizzo di case sequestrate alla mafia (fino ad ora rimaste vuote, in uno stato di degrado o occupate abusivamente) a chi la combatte, come i poliziotti.

argurioLa Cgil siciliana esprime soddisfazione per l’approvazione della riforma: La norma approvata, che auspichiamo adesso riceva al più presto il via libera anche dal Senatodice Mimma Argurio, della segreteria regionale della Cgilè frutto anche della nostra iniziativa e del movimento di pressione messo in campo in questi anni con la proposta di legge di iniziativa popolare presentata assieme ad altre autorevoli organizzazioni. L’esponente della Cgil rileva: La riforma di fatto fa propri molti contenuti della nostra proposta che la qualificano come un importante passo avanti nella gestione dei beni sequestrati e confiscati e nella lotta contro la mafia.


Plaude la Cgil per la creazione del fondo di garanzia
  che consentendo alle aziende di restare sul mercato tutela i lavoratori, della norma che vieta il cumulo degli incarichi e per quella che vieta la nomina ad amministratori giudiziari di parenti e amici dei giudici, ma anche perla creazione dell’albo degli amministratori giudiziari e per il fatto che l’Agenzia dei beni confiscati passa sotto il diretto controllo della Presidenza del Consiglio. Sono rispostesottolinea Argurioa una battaglia che portiamo avanti da anni, per la trasparenza, il rilancio delle aziende nella legalità e la tutela dei lavoratori coinvolti. Non è certo stata l’esplosione della vicenda Sagutosottolinea l’esponente della Cgila farci accorgere che le cose non funzionavano, come dimostrano le nostre denunce datate 2013. Quello che possiamo oggi dire è che c’erano tutti gli elementi perché si giungesse prima a questo risultato che auspichiamoconcludeabbia adesso subito il suggello del Senato, per una maggiore efficacia della lotta contro la mafia sul versante economico finanziario e per l’affermazione del principio che lavoro e sviluppo vengono dallo Stato e non dalla criminalità.claudio barone

Critica la posizione della Uil regionale, ecco la dichiarazione del segretario generale Claudio Barone:C’è necessità di riformare il Codice Antimafia per ridisegnare le misure di prevenzione e le regole sulle confische di beni, ma, soprattutto, delle imprese vista l’incidenza che questi hanno sull’economia della nostra regione e sui posti di lavoro. 1/3 del settore, infatti, è interessato da questi provvedimenti. Non serve, quindi, eliminare clientelismo e favoritismi, ma è necessario gestire questi patrimoni senza che le aziende muoiano e i posti di lavoro si perdano. La scelta di puntare su Invitalia non ci convince molto, sembra più una soluzione finalizzata a risolvere i problemi dell’Agenzia che non a rendere efficiente la gestione dei beni sequestrati

La nuova legge si muove su un doppio binario: da una parte presenta misure di contrasto sistematico alle organizzazioni criminali per colpirle dritte al cuore, cioè nelle imprese illecite; dall’altra prevede misure economiche di sostegno alle imprese stesse affinché continuino la propria attività anche dopo la confisca o il sequestro.

Modifiche al codice antimafia

informazioni aggiornate a giovedì, 12 novembre 2015

La Camera dei deputati ha approvato, l’11 novembre 2015, un testo unificato delle proposte di legge n. 1039 e abbinate, elaborato dalla Commissione Giustizia e diretto a modificare in più parti il Codice antimafia e ulteriori disposizioni di legge. Il provvedimento passa ora al Senato.

Il contenuto del provvedimento

Il provvedimento – che si compone di 30 articoli, suddivisi in 7 capi – apporta numerose modifiche al Codice antimafia (decreto legislativo n. 159 del 2011) e ad altre disposizioni di legge vigenti, volte nel complesso a:

  • modificare la disciplina delle misure di prevenzione personali, in particolare attraverso: l’inserimento degli indiziati dei reati contro la pubblica amministrazione (dal peculato alla concussione, alle varie forme di corruzione) tra i soggetti destinatari di tali misure; la revisione del procedimento di applicazione;
  • rendere più efficace e tempestiva l’adozione delle misure di prevenzione patrimoniale: il sequestro, con la possibilità dell’amministrazione giudiziaria e del controllo giudiziario delle aziende e la modifica del procedimento di esecuzione; la confisca, di cui è in particolare modificato il procedimento; il procedimento di prevenzione patrimoniale deve avere trattazione prioritaria; è prevista una disciplina sulle misure di prevenzione patrimoniale relative a partecipazioni sociali;
  • garantire una maggiore trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari, con garanzia di competenze idonee allo svolgimento dell’incarico e di rotazione negli incarichi; in particolare è modificato il procedimento di nomina e revoca dell’amministratore giudiziario, il regime delle sue responsabilità gestionali, gli obblighi di relazione; il Governo è delegato a disciplinare le incompatibilità dell’amministratore giudiziario e del curatore nelle procedure concorsuali;
  • favorire la ripresa delle aziende sottoposte a sequestro, in particolare con la previsione di uno specifico stanziamento per il credito alle aziende sequestrate e con ulteriori misure dirette a sostenere la prosecuzione delle attività e la conseguente salvaguardia dei livelli occupazionali; a tali fini, presso le prefetture sono istituiti tavoli permanenti sulle aziende sequestrate e confiscate, è aggiornata la disciplina sulla gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati ed è delegato il Governo a disciplinare misure di sostegno in favore delle aziende sequestrate e confiscate;
  • modificare il regime della tutela dei terzi e i rapporti con le procedure concorsuali (es. fallimento) già in corso al momento del sequestro;
  • riorganizzare l’Agenzia nazionale per i beni confiscati, ponendola sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio, e rivedendone i compiti;
  • estendere i casi già previsti di confisca allargata, disposta – pur in mancanza di un nesso tra bene e reato – quando viene accertato che il patrimonio dell’autore del reato è sproporzionato rispetto al reddito e quando il condannato non è in grado giustificare la provenienza di tali beni;
  • introdurre misure di contrasto al “caporalato”: confisca obbligatoria (compresa la possibilità di confisca allargata) delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro; inserimento di tale reato tra quelli in relazione ai quali viene adottata l’informazione antimafia interdittiva e tra i reati per i quali sussiste responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (alle persone giuridiche si applicheranno anche sanzioni per delitti in materia di immigrazione clandestina);
  • istituire presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello sezioni o collegi specializzati chiamati a trattare in via esclusiva i procedimenti previsti dal Codice antimafia.
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