Palermo, 28 aprile- In Sicilia e in Italia si continua a morire d’amianto. I decessi collegati a questo materiale tossico sono stati nel 2015 un centinaio nell’isola, 3.000 in tutto il Paese. L’amianto peraltro, messo al bando dal 1992, continua a ricoprire tetti, anche di edifici pubblici, e a trovarsi in molti manufatti per un’estensione stimata nella regione di 50 milioni di metri quadri pari a centinaia di migliaia di tonnellate di un materiale che andrebbe individuato, rimosso e smaltito.
A lanciare l’allarme è la Cgil Sicilia nella Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro. Questo peraltro accade mentre la normativa europea impone di affrontare il problema ed esista in proposito una legge regionale del 2014 “tanto ambiziosa negli obiettivi quanto velleitaria- ha detto Monica Genovese, della segreteria regionale del sindacato aprendo un convegno della Cgil sull’argomento tantoché siamo ancora all’anno zero, e in queste condizioni le morti da esposizione all’amianto potrebbero anche aumentare”. Per la Cgil la questione amianto“è una vera e propria emergenza su cui si registrano ritardi inammissibili a causa anche degli errori di una legge regionale confusa e che va modificata”.
Al convegno della Cgil sono anche intervenuti la presidente della Commissione territorio e ambiente dell’Ars, Mariella Maggio e l’assessore regionale alla sanità, Baldo Gucciardi, che hanno condiviso l’allarme della Cgil e la necessità di modificare la legge regionale sull’amianto.
La legge in questione (n.10del 2014) prevede “tempi strettissimi per le mappature, che dovrebberoessere già concluse- ha detto Francesco Cantafia, del dipartimentoSalute e sicurezza della Cgil Sicilia- per le bonifiche e lo smaltimento(entro il 2017), a fronte di risorse peraltro esigue (20 milioni,quando per la sola Valle del Belice ne servono 38). Lo stato dell’arte-ha sottolineato– è che neanche le mappature sono realizzate mentre perlo smaltimento la legge prevede la costruzione di un impianto ditrasformazione termica, laddove la pratica ritenuta più idonea è ilconferimento in discariche adeguate disseminate sul territorio”. Qualchesettimana fa la giunta regionale ha esitato il piano di riferimento,oggi nelle commissioni parlamentari, che prova a correggere alcune diquelle che la Cgil giudica “storture”.
Il sindacato chiede però “lamodifica della legge di riferimento, per razionalizzare e accelerare iprocessi di bonifica”, ha detto Michele Pagliaro, segretario generaledella Cgil Sicilia e “rendere operativa una normativa formalmenteambiziosa che si è però rivelata tutto fumo e niente arrosto”.
Per laCgil occorre dunque accelerare in primo luogo le mappature, fare partirele bonifiche e costruire le discariche.
“Vanno coinvolti i comuni- hadetto Cantafia– ma non con misure penalizzanti, fornendo al contrariotempi accettabili ma certi per i piani e mettendo a disposizione lerisorse adeguate”.
Queste ultime per il sindacato vanno individuate trale risorse europee “considerando- ha detto Pagliaro– che quella dellebonifiche da amianto è una priorità”. Il sindacato individua anchenell’informazione, una dette azioni necessarie da realizzare in favoredelle popolazioni e dei lavoratori che possono essere soggetti aesposizione, anche inconsapevole. “Anche su questo la legge è carente-ha detto Pagliaro– e va modificata così come vanno introdotti percorsidi formazione per i lavoratori coinvolti”. Chieste modifiche anche perquanto riguarda la risposta in termini di sanità: la legge prevede unsolo centro ad Augusta, senza aumento del budget di quella strutturaladdove il sindacato chiede un intervento disseminato sul territorio.
Legge dunque “da correggere e subito- per la Cgil– definendo in maniera credibile i tempi e usando appropriatamente le risorse dei fondi strutturali per raggiungere l’obiettivo della liberazione in Sicilia dall’amianto”.