Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno IX - Num. 46 - 02 ottobre 2021

Anno II - Num. 07 - 10 luglio 2013 Cultura e spettacolo

Videointervista al direttore della Televisione Vaticana Prof. Viganò. In Sicilia per il suo libro

di Vilma Maria Costa
         

Palermo – Don Dario Edoardo Viganò, professore ordinario di Teologia della comunicazione presso la Pontificia Università Lateranense e direttore della televisione dello Stato Vaticano, ha presentato a Palermo il suo ultimo libro Il Vaticano II e la comunicazione. Una rinnovata storia tra Vangelo e società – Edizioni Paoline

Il volume inizia con una disamina della complessità del contesto storico e religioso ne quale si colloca l’annuncio del Vaticano II, il lavoro di Don Viganò parte, infatti, dall’idea che è sempre difficile cogliere un evento astraendolo dai processi storici e questo è stato valido anche per il Concilio Vaticano II. L’autore fa rilevare come il Concilio avesse risentito del cambiamento sociale di un’epoca in cui i consumi culturali si stavano velocemente trasformando soprattutto per il processo di sviluppo dei media.

L’autore inoltre pone particolare attenzione sull’importanza del Decreto Inter mirifica, approvato il 4 dicembre 1963: un documento che segna la presa in carico della comunicazione di massa da parte della Chiesa Cattolica portando il Concilio a fare i conti con un modello di comunicazione a cui la Curia romana era poco abituata

Il Vaticano II e la comunicazione

Ci furono due periodi conciliari, nel primo periodo non venne approvato nessun documento, ma si ebbe fase di dibatti e conoscenza reciproca. Nel secondo periodo i Vescovi parlarono di una questione a loro molto cara: la Liturgia e dopo grandi discussioni giunsero all’approvazione di Sacrosanctum Concilium, rimaneva così poco tempo per affrontare un altro tema tipicamente ecclesiale, per esempio la Dei Verbum, la Parola di Dio, cosa che li avrebbe sicuramente appassionati e, quindi, decisero di occuparsi della comunicazione, una sorta di ripiego, argomento forse quasi sottovalutato, un tema percepito allora come molto estrinseco al Ministero. Evidentemente non era presente una grande percezione dell’aspetto comunicativo. La commissione clericale aveva, comunque, preparato un ampio documento di 114 paragrafi, un ottimo testo sempre in base alle  conoscenze teoriche dell’epoca, è, infatti da tenere presene che i testi di Mcluhan vennero tradotti nel. E iniziò un lungo e travagliato cammino e ci racconta l’autore che tre giorni prima della votazione finale prima di andare all’approvazione formale con la presenza del Papa, i vescovi organizzarono addirittura un volantinaggio prima di entrare in San Pietro in cui si chiedeva ai venerabili padri di non firmare il testo perché da considerare esecrabile per il Concilio. Dice Don Dario Viganò: nonostante le varie votazioni tenessero un numero di non placet molto alto, si ottenne il risultato anche se da 114 paragrafi si arrivò a 24 paragrafi e si disse che la riflessione più ampia si sarebbe rimandata ad altro documento che poi si ebbe nel 72 con Communio et progressio.

L’autore considera il decreto Inter Mirifica non importante per il testo in sé: con Inter Mirifica si attinge l’urgenza di uno sguardo e di una intelligenza che sono chiamati a comprendere in profondità ciò che sta avvenendo negli scenari che si stanno dipanando giorno dopo giorno.

Secondo Don Rino La Delfa, Preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista, che ha introdotto la presentazione, il libro si propone anche come un esperimento ben riuscito di effettuare una teorizzazione della Teologia della Comunicazione. E, infatti, per La Delfa siamo più orientati a guardare staticamente all’oggetto della teologia come se fosse un dato che al massimo riflette una sua dimensione metafisica senza mettere in conto nell’esperienza della Fede, quelli che appunto l’autore chiama i tratti dell’inedito. Ed è di questo che una Teologia della Comunicazione deve trattare.

Il libro ha a corredo un DVD contenente quattro filmati d’epoca sul Concilio Vaticano II, realizzato grazie al lavoro di recupero e di restauro svolto dall’Istituto Luce Cinecittà e rappresenta non solo un prezioso supporto per immergersi nello spirito del tempo, per cogliere grazie alle immagini del Luce il contesto religioso, socio-culturale e mediale del Concilio Vaticano II tra il 1962 e il 1965, ma anche un vero e proprio supporto documentale.

Ecco le domande rivolte da TrinacriaNews al Prof. Dario Edoardo Viganò nella videointervista

  1. La Chiesa dal Concilio Ecumenico Vaticano II ad oggi ha dimostrato sempre più interesse per le comunicazioni sociali, cosa pensa che dovrebbe essere maggiormente evidenziato nel rapporto tra teologia e comunicazione?
  2. Il volume si chiude evidenziando l’eredità del Concilio, in particolare per quanto riguarda la teologia della comunicazione (soprattutto per impulso dell’Istruzione pastorale Communio et progressio). Fare teologia è occuparsi dell’azione ecclesiale che è umana-divina ma cosa significa fare teologia della comunicazione? E cosa si intende per teologia della comunicazione?
  3. Come pensa che la Chiesa di oggi possa proseguire sul cammino della comunicazione sociale ?
  4. In questa epoca digitale come potrebbero i mezzi di comunicazione diventare strumento di evangelizzazione e di che tipo di evangelizzazione si tratterebbe?

Scheda biografica

Dario Edoardo ViganòDario Edoardo Viganò nasce il 27 giugno 1962 a Rio De Janeiro, Brasile, dopo gli studi iniziali in Filosofia e Teologia a Milano, ha conseguito la Licenza e il Dottorato in Scienze della comunicazione presso l’Università Pontificia Salesiana.

E’ professore ordinario di Teologia della Comunicazione e Preside dell’Istituto pastorale Redemptor Hominis presso la Pontificia Università Lateranense, dove è anche Direttore del Centro Interdisciplinare Lateranense.

Direttore della televisione di Stato del Vaticano.

Insegna Semiologia del cinema e degli audiovisivi e Teorie e tecniche del cinema presso l’università LUISS “Guido Carli” di Roma, dove è membro del Comitato direttivo del centro di ricerca Centre for Media and Communication Studies (CMCS) “Massimo Baldini”.

Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e Direttore della «Rivista del Cinematografo», è inoltre Presidente della Commissione Nazionale Valutazione Film (CNVF) della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e membro del Consiglio di Amministrazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, con delega alla Cineteca Nazionale e all’Editoria.

E’ autore di numerosi studi dedicati all’analisi del rapporto tra i media e il mondo cattolico, con particolare attenzione al cinema

Tra i suoi libri: Il prete di celluloide. Nove sguardi d’autore (Assisi 2010); Dizionario della comunicazione (Roma 2009); La musa impara a digitare. Uomo, media e società (Roma 2009); La Chiesa nel tempo dei media (Roma 2008); Gesù e la macchina da presa. Dizionario ragionato del cinema cristologico (Roma 2005); con Ruggero Eugeni, Attraverso

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