Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VIII - Num. 43 - 1 settembre 2020

Anno I - Num. 04 - 05 dicembre 2012 Politica e società

V edizione de Le giornate dell’economia del Mezzogiorno

(Ascolta l’audiointervista al Prof. Pietro Busetta, presidente Fondazione Curella)

di Tancredi Riina
         

Palermo – “Si pensava che fosse passeggera. Che dovesse durare il solito tempo di un normale ciclo economico. (…) Ed invece siamo di fronte ad un cambiamento epocale, come il passaggio alla ruota, come la scoperta dell’arco in architettura”. Così il Prof. Pietro Busetta dell’Università di Palermo si esprime nella presentazione a Villa Belmonte per la V edizione de Le giornate dell’economia del Mezzogiorno dal 3 al 7 dicembre 2012 a Palermo e organizzata dalla Fondazione Curella e dal Di.s.te Consulting, con il supporto di Banca Popolare Sant’Angelo, Intesa San Paolo e l’adesione del Presidente della Repubblica. Le giornate studio si pongono come punto d’incontro tra imprenditori, amministratori e studiosi dello sviluppo economico del Sud, con un occhio di riguardo alla Sicilia.

Il Prof. Busetta, presidente della Fondazione Curella, da cinque anni è organizzatore di questa kermess economica, con l’obiettivo di porre una riflessione ampia su quelle che sono le tematiche fondamentali dello sviluppo economico. Il tema di quest’anno è la felicità oltre i cambiamenti geoeconomici: “cosa succede in questo mondo che sta cambiando, in questa realtà che sta mutando; quali prospettive abbiamo; quanto durerà la crisi; quando finirà la crisi; come dobbiamo cambiare i nostri comportamenti di consumo”. Tutto questo è – afferma il Prof. Busetta – tema di discussione vista da filosofi, da economisti, strutturalisti, che si articola in venti sessioni diverse con il coinvolgimenti di duecento relatori, nazionali e internazionali.

L’apertura dei lavori

Lunedì 3 dicembre si è svolta l’apertura dei lavori. La presentazione del Prof.  Busetta ha connesso il tema della felicità, la sostenibilità del benessere, l’attuale crisi economica e l’imporsi di nuovi competitors. Stiamo vedendo che i paesi nuovi entrati, la Cina, l’India e tutti gli altri stanno avendo dei tassi di crescita molto più elevati di noi, dice il professore; si tratta, dunque, di intuire il nuovo equilibrio geoeconomico che si verrà a creare e se entro queste nuove coordinate sarà possibile, per noi, crescere ancora o meno – questo è il primo elemento di un cambiamento di ampio respiro. Il secondo riguarda le aspettative di vita: l’aumento della popolazione mondiale – andiamo verso i nove miliardi, secondo il professore – e l’allungarsi della vita media, che oggi supera gli ottant’anni. Entrambi gli elementi vengono visti, in un contesto di crisi economica, come sintomi di un male e come pericoli; non è così scontato per il Prof. Busetta, per il quale si tratta piuttosto di importanti traguardi che si iscrivono in un cambiamento straordinario, al quale non si può rispondere con strategie ordinarie: dobbiamo cambiare totalmente l’approccio, dobbiamo capire che questa crisi non finisce, che gli elementi fondamentali non sono quelli di ritornare a crescere e fare quanto abbiamo fatto prima. Tali riflessioni comportano un ripensamento della felicità e della sua sostenibilità. Felicità, innanzitutto, non è avere gli armadi pieni di vestiti, non è utilizzare antidepressivi, non è avere la possibilità di spendere e spandere. Il wellness, il benessere, risponde a fattori diversi, non materiali. Di qui, la necessità di nuovi strumenti: fermo restando il ruolo del pil, un indicatore alternativo come il bil, che intende misurare il benessere secondo criteri sconosciuti al pil, potrebbe risultare utile.

Locandina "Le giornate dell’economia del Mezzogiorno" 2012Di questo è convinto anche il Prof. Leonardo Becchetti, dell’Università “Tor Vergata” di Roma, che ha ricordato la proposta di Enrico Giovannini, presidente dell’istat, di misurare il “benessere interno lordo”. Riallacciandosi al discorso del Prof. Busetta, ha delineato le sue soluzioni al problema della competizione talvolta “scorretta” dei paesi emergenti, che si concedono un drastico abbattimento dei costi del lavoro: puntare sui fattori competitivi non de localizzabili, come ambiente, territorio e qualità della vita che non dipendono di fatto dal costo del lavoro; Becchetti esprime, inoltre, la necessità di un voto economico, oltre che politico, che possa premiare le imprese italiani maggiormente produttive, a fronte di altre che più consumano e meno producono e, soprattutto, dei grossi competitori internazionali.

Oltre al Prof. Becchetti, che successivamente ha presentato il suo libro Il mercato siamo noi, ha parlato Markus Krienke, docente di etica sociale cristiana presso l’Università degli Studi di Lugano. L’impostazione filosofica-sociologica del suo discorso ha esaltato il ruolo delle relazioni sociali nella misurazione della felicità: si è notato come in quei paesi dall’alto indice di produttività a far crollare l’indice del benessere percepito è proprio l’ambito sociale, le relazioni, gli affetti, messi a dura prova da una crisi che non è solo economica. Anche per il Prof. Krienke la crisi è dunque sintomo di un cambiamento epocale: è terminata l’era del capitalismo puro così come inteso a partire da Adam Smith. Il principio individualistico del capitalismo – la ricerca del massimo profitto – non può essere certamente scartato, ma deve essere integrato con il concetto di “responsabilità sociale”.

L’intervento di Vito Riggio ha concluso la prima sessione di lavori. Il commissario straordinario dell’enac ha formulato una sintesi degli interventi precedenti, per poi dedicarsi brevemente al confronto con la realtà politica regionale e anche nazionale. In particolare, la recente tornata elettorale siciliana ha fatto da lente d’ingrandimento dell’analisi di Riggio: il contagio della crisi finanziaria, inizialmente circoscritta agli Stati Uniti, ha fatto scoppiare la “bolla” di illusione che aveva ipnotizzato i siciliani, comportando un brusco ritorno alla realtà. Tuttavia, di fronte a una crisi che ha messo in discussione certezze e convinzioni il rischio è di un ritorno al sogno, all’illusione – in tal senso ha letto il dilagare dell’antipolitica che è emersa alle ultime elezioni regionali.

Cinque giorni, dunque, densi di appuntamenti e incontri, venti sessioni e duecento relatori: questi i numeri della manifestazione. Ampio spazio per studiosi di economia, finanza e politica, ma si toccherà anche altri temi, beni culturali, trasporti, turismo, mentre il coinvolgimento degli studenti palermitani si è concretizzato nel video contest “Be the change” promosso da Aiesec Palermo.

Queste le domande che abbiamo rivolto al Prof. Busetta presidente Fondazione Curella, ascoltate l’audiointervista in alto

  1. Professor Busetta, Lei presiede la Fondazione Curella. Di cosa si occupa? Quando e perché è nata? Ce ne parli.
  2. Com’è nata l’idea di questa manifestazione?
  3. Questa quinta edizione include il ventiseisimo Osservatorio Congiunturale Economia 2013, di cosa si tratta?
  4. Il tema di questa quinta edizione è la felicità oltre i cambiamenti geoeconomici; qual è dunque il contesto in cui si iscrive la riflessione che voi ponete in queste giornate?
  5. Parlando di felicità, il ripensamento economico potrebbe comportare un nuovo rapporto di forza tra il noto PIL e il cosiddetto BIL – l’indicatore di benessere?
  6. La prima edizione della manifestazione risale al 2008, anno primo della nuova crisi economica. Se è vero che questa crisi è emersa come un mutamento sistematico, piuttosto che come fenomeno incidentale, che ruolo possono avere riflessioni come queste giornate economiche?
  7. Nel suo discorso di presentazione ha espresso l’auspicio di più statisti e meno politicanti. Come si è svolto, se si è svolto, il confronto con la classe dirigente e soprattutto la classe politica regionale e nazionale?
  8. Anche se è presto, perché abbiamo aperto l’iniziativa soltanto adesso, le chiedo: che prospettive si sente di dare per il futuro?

Ringraziamo il Prof. Busetta per la sua disponibilità e gli auguriamo un proficuo lavoro per il futuro della nostra Isola.

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