Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VII - Num. 37 / 2019

Anno VII - Num. 37 - 11 aprile 2019 Politica e società

TESTO DEL DISCORSO CHE IL PREFETTO HA RIVOLTO AGLI OSPITI A VILLA PAJNO PER CELEBRAZIONE 2 GIUGNO

di Redazione TrinacriaNews
         

Gentili ospiti,

parlamentari della Repubblica, autorità politiche, civili e militari, amici, oggi cade il 73° anniversario della fondazione della Repubblica e ci ritroviamo ancora una volta, e ne sono davvero felice ed onorata, a commemorare insieme la Festa nazionale più importante e significativa, perché dalla scelta referendaria del 2 giugno’ 46 si muove e prende slancio la storia democratica del nostro Paese, che trova il suo pilastro fondativo nella Costituzione e nei valori che essa afferma e tutela.

Abbiamo ascoltato le parole del Presidente della Repubblica che autorevolmente richiama le istituzioni alla responsabilità di un armonico ben operare nell’interesse del Paese, sottolineando nel contempo il delicato, impegnativo ruolo del Prefetto chiamato ad assicurare le necessarie azioni di raccordo e coordinamento, alla ricerca di un punto d’incontro che anteponga il bene generale alle convenienze particolari.

Oggi a festeggiare insieme a noi adulti ci sono tanti studenti che ho voluto protagonisti di questo evento, taluni ancora bambini altri già adolescenti. Sono tutti a me molto cari. In occasione delle prove di venerdi pomeriggio, ho trovato straordinario che Villa Pajno, sempre silenziosa e un pò pesantemente austera, gravida di ricordi tristi,  risuonasse  della loro festosa, semplice, spontanea gioiosità.

Provenienti da ben 10 istituti scolastici di Palermo e da Borgetto, sono arrivati carichi di strumenti musicali, posters, disegni, che mi mostravano orgogliosi e gli alunni del liceo artistico Eustachio Catalano hanno pure allestito una mostra che potrete vistitare. Con grande compiacimento li osservavo che entravano e si muovevano con disinvoltura nei saloni ed in giardino, imparando con naturalezza a considerare con rispetto la casa dello Stato come casa propria, a conoscere il Prefetto e l’istituzione prefettizia, a non averne timore. Credo, da prefetto e da mamma che in questa maniera si pongono più facilmente le basi per la costruzione di quel rapporto di fiducia che è presupposto della necessaria alleanza tra cittadino e istituzioni, per far camminare il nostro Paese nel segno dell’armonia e della solidarietà.

La democrazia è la disseminazione etica di valori alti da rispettare e la Repubblica si costruisce e si rafforza giorno per giorno lavorando insieme con impegno, onestà, lealtà di intenti, passione civile, spirito di servizio, per affermare il bene comune. Tuttavia, non sono sufficienti le regole buone, occorrono anche gli uomini in grado di attuarle e buone gambe per farle camminare.

Fra poco premierò con le distinzioni onorifiche conferite con decreto del Presidente della Repubblica cittadini che hanno posto le basi per la nascita della nostra Repubblica ovvero che hanno reso con onore il proprio servizio al Paese e offerto il proprio contribuito, nella vita civile e nelle rispettive professioni, al camminino della democrazia.

Ai ragazzi dico anche voi dovete essere buoni cittadini, dovete essere domani le buone gambe per far camminare i grandi valori costituzionali di libertà, uguaglianza, solidarietà, giustizia, che oggi declinate con il vostro impegno scolatico che esprime la capacità di condivisione di un progetto, dialogo, confronto, inclusione.

In una sola parola partecipazione.

Perché come cantava Giorgio Gaber in una bella canzone degli anni 70 che ha accompagnato l’adolescenza di noi adulti:

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

non è neanche avere un’opinione,

libertà è partecipazione.

Tre parole che ben riassumono il concetto di democrazia, stare insieme e condividere, innalzarci con la nostra intelligenza e con la forza del pensiero nel mondo, con gli altri e per gli altri.

Ma partecipazione richiede il sapere e la comprensione dei fatti. E per questo, tutte le volte che mi rivolgo ai ragazzi dico che lo studio è estremamente importante, perché offre gli strumenti che servono nella vita per essere liberi, la conoscenza e la capacità di formulare un pensiero critico.

Dobbiamo ringraziare la nostra scuola che è davvero una straordinaria agenzia educativa, fondamentale laboratorio di cittadinanza attiva, perché insegna la condivisione di un progetto, il sapere e dover ascoltare l’altro, il dialogo, il confronto, l’accettazione delle diversità.

Permettemi di leggere ciò che hanno scritto i ragazzini della scuola Pertini dello Sperone sulla loro pagina facebook dopo le prove di venerdì:

Noi non siamo una scuola normale ! Ma adoriamo essere senza regole ma nelle regole, con il sorriso dei ragazzi che ti riempie il cuore, con la professoressa che ti porta il panino, il professore che fa le corse per venire con te,i genitori che al volo ci stanno,la preside che ti viene a prendere in macchina e in macchina ci mangimo pure…che non c’è un momento da perdere..

Il Prefetto ci aspetta ! che onore ! ci ha invitati ancora, per la Festa della Repubblica.

Intanto, vuole conoscerci meglio,si sofferma a chiacchierare con noi. Parole semplici e forti : l’istruzione rende liberi !

E noi vogliamo esserlo.

Liberi di pensare,di agire , di essere.

Mi hanno commosso, mi hanno fatto un regalo straordinario.

Credo che sia un bel regalo anche per tutti voi, una pagina di speranza e di forza, tanto più efficace se pensiamo che si declina in un luogo che è entrato tristemente nella storia di questa città e del nostro Paese.

I ragazzi non lo sanno che in questa villa ha abitato per 100 giorni il Prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, mandato a Palermo il primo maggio 1982 con il compito di contrastare la mafia che insanguinava le strade e uccideva uomini delle Istituzioni.

A lui non interessava soltanto che qualche killer fosse arrestato, voleva capire anche le ragioni profonde ed economiche della guerra di mafia, egiungere a chi assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere, perché la lotta alla mafia si fa in modo globale……..

Il 3 settembre 1982, il Prefetto usciva da questa villa per non farvi più ritorno: killers spietati di Cosa nostra lo uccidevano insieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro ed al poliziotto di scorta Domenico Russo.

Io lavoro quindi e vivo dentro un ufficio e una dimora attraversati dalla storia e mi sento per questo investita di una grande responsabilità, perché enorme è l’eredità morale che il Prefetto ci ha lasciato.

Rivolgendomi ancora ai più piccoli dico, da allora tante altre morti innocenti e stragi hanno colpito Palermo e i siciliani, sono stati uccisi uomini, i giudici Falcone e Borsellino appena ricicordati il 23 maggio scorso, e tra voi, lo so, c’è un ragazzino così sensibile che ha deciso di farsi chiamare Giovanni, ma lo Stato ha saputo alzare la testa e mandare in galera tanti mafiosi e i loro capi.

Ancora ai ragazzi dico temiate la pericolosità sempre incombente di Cosa nostra, prendete l’impegno di proseguire questa azione di liberazione che è costata tanti sacrifici e perdite di vite umante.

Sappiate che mafia e corruzione sono nemici della democrazia.

Cercate sempre il vostro bene nel bene degli altri, non lasciatevi tentare dalla violenza, dalla voglia di prevaricazione e da azioni di bullismo che offendono la dignità della persona.

Difendete sempre i vostri diritti di libertà e i diritti dei vostri compagni.

Oggi proviamo qui, insieme alle istituzioni, a declinare per intero la nostra Repubblica, con la forza della sua storia, le sue idealità e la sua forza, coraggio e fedeltà, onore e impegno, facendo anche memoria degli anni suoi più difficili.

Dalla tragedia della seconda guerra mondiale, grazie al sacrificio di tanti, è arrivata la Repubblica.

Da società povera ed agricola del dopoguerra, il Paese si è trasformato in potenza industriale, grazie all’ingegno operoso degli italiani.

Sulla forza sanguinaria di Cosa nostra si è affermata la forza dello Stato, magistrati, forze di polizia, istituzioni, società civile hanno preteso e saputo imporre l’autorità della legge, e la mafia oggi è costretta ad inabissarsi e muoversi sotto traccia per i propri affari. E di Palermo oggi si parla nel mondo come città di arte e cultura.

Tutto ciò perché la nostra Repubblica è costituita dalla fibra speciale del senso dello Stato, dello spirito di servizio e del dovere, dell’impegno e della lealtà, come rappresentato simbolicamente dai diversi riconoscimenti conferiti con decreti del Presidente della Repubblica che io stessa mi accingo a consegnare.

Una medaglia d’oro al valor civile alla memoria di Carmelo IANNI, un cittadino onesto, un semplice albergatore che ha creduto nella Repubblica e, chiamato a scegliere con chi stare, non ha esitato a scegliere lo Stato, aiutando i poliziotti a scoprire taluni narcotrafficanti francesi in combutta con Cosa nostra, consentendo loro di mimetizzarsi tra i camerieri e dipendenti del suo albergo.

E lo ha fatto coraggiosamente, non oggi che è più facile e meno pericoloso alzare la voce del disprezzo nei confronti della mafia, ma nel 1980, in un tempo in cui Cosa nostra era forte e dominava la scena a Palermo, quando regnava l’omertà e una conveniente complicità.

Una storia drammatica, un fulgido esempio di cittadinanza attiva. Ho cercato tra le carte di Prefettura la sentenza della Corte di Assise di Palermo che ha condannato quale mandante dell’omicidio, il boss Gerlando Alberti  e l’ho riprodotta per farne omaggio a ciascuna scuola.

Consegnerò pure la medaglia d’onore alla memoria di tre militari palermitani, arrestati dai tedeschi dopo la firma dell’armistizio l’8 settembre ’43, perché non vollero aderire alla Repubblica di Salò e per questo furono destinati ai campi di concentramento.

Una scelta di dignità raccontata per tutti da un progioniero nel suo DIARIO GUERRA IN GERMANIA

12/11/1943 …  Ieri mattina, verso le dieci, l’interprete, ci avvisò che nel pomeriggio sarebbe venuta una commissione per chiedere a noi italiani di arruolarci volontari nell’esercito tedesco o in quello di Mussolini.

….Pane, libertà, Patria, famiglia ci venivano offerti e quelle parole danzavano  vorticosamente rendendoci incerti.

Forse avremmo ceduto a quell’esca incantatrice, se un moto repentino del nostro cuore di soldati, di uomini non ci avesse fatto capire quale valore avesse quella firma: significava tradire l’idea della vera libertà, che l’Italia e il suo popolo avevano finalmente conosciuto dopo che il velo delle brutture di un regime era caduto.

Così oggi onoriamo i militari:

CICCARELLI Salvatore, nato a Roma il 10.11 1916 e deceduto a Palermo il 12 febbraio 1984, arrestato in Kossovo, deportato a Dachau, poi a Buchenwald ed infine a Bremen Blumentale;

NOLFO Antonino, nato a Cinisi il 23 aprile 1920 e deceduto il 12 febbraio 1944 nel naufragio del piroscafo che lo traduceva dalla Grecia nel Terzo Reich;

OLIVERI Mario, nato a Villabate il 7 settembre 1900 e deceduto a Palermo 6 luglio 1963, internato nel lager di  Hammerstein, poi nella fortezza di Leopoli in Ucraina, ed infine nel lager 83 di Wietzendorff con il numero di matricola 31.204. uomo di grande sensibilità e cultura, nei 19 mesi di prigionia, Mario OLIVERI scrisse alcune poesie che negli anni vennero inserite in una raccolta dal titolo “Rosario di prigionia”. Con il permesso della famiglia l’ho fatta stampare per farne dono alle scuole.

La poesia come nutrimento dell’anima che riesce a librarsi leggera e libera sopra la sopraffazione e la schiavitù.

Una medaglia d’oro consegnerò pure a due vittime del terrorismo, militari dell’Esercito feriti in Afghanistan mentre erano impiegati in una difficile missione di pace. Sono il Caporal Maggiore MAZZAMUTO Vincenzo, nato a Palermo il 6.7.1987, ferito il 30.5.2011 per l’esplosione provocata da un ordigno cui seguiva un attacco complesso portato da elementi ignoti ed ostili contro il Compound Vianini a Herat; ed il Caporal Maggiore PRINZI Luca, nato a Palermo il 4.1.1982, rimasto ferito per l’esposione di ordigno nascosto nel terreno il 14.10.2012.

Ed, infine, consegnerò i diplomi onorifici al merito della Repubblica italiana ad espressioni delle professioni pubbliche e della società civile, e tra questi molti rappresentanti delle Forze di Polizia fino ai massimi gradi, protesi nello sforzo di garantire sicurezza contrastare la crminalità e le mafie.

Era mio intendimento rendere in una plastica rappresentazione il passato ed il presente, il sacrificio e l’onore, il dovere e lo spirito di servizio, perché la storia si nutre della responsabilità individuale di ciascuno di noi, ci chiede ogni giorno di fare delle scelte e da che parte stiamo. Lealtà, onestà, impegno, sacrificio, fiducia, speranza non sono parole vacue, devono essere parole guida per ciascuno di noi ed è dai contenuti che sapremo dare alle nostre azioni che dipendono e dipenderanno le sorti della nostra Repubblica.

E rendere protagonisti i giovani che rappresentano il futuro che deve declinarsi, intanto, oggi nell’impegno scolastico, nell’amore per l’arte, la letteratura, lo sport, la musica, la danza, secondo le diverse sensibilità di ciascuno, in una parola amore per la cultura con la quale sola è possibile costruire la migliore gioventù, affinché abbia sempre la curiosità del sapere, sia paladina di onestà, verità e giustiza, e abbia il coraggio di spiccare il volo verso il mondo dei sogni possibili, misurandosi con la storia e la scommessa di mutarla.

Viva la Repubblica, Viva l’Italia

                                                                            IL PREFETTO

                                                                              ( De Miro)

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