Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VI - Num. 35 / 2018

Anno II - Num. 07 - 10 luglio 2013 Politica e società

Studio CGIL e FILLEA: 300 mila lavoratori in nero. Sindacato chiede a Crocetta di attuare Patto antievasione

di Redazione TrinacriaNews
         

Studio_CGIL_lavoro_ nero_ARTICOLOPalermo – Ammonta a circa un miliardo l’anno il mancato gettito Irpef per le casse delle Regione a causa del lavoro nero. Sono stime della Cgil e della Fillea regionali su elaborazioni del Cerdfos, il centro studi del sindacato, che hanno tenuto ieri una conferenza stampa sul tema del sommerso con un focus sull’edilizia.

Un’occasione per sollecitare a Crocetta l’attuazione di uno dei punti importanti del suo programma: il Patto antievasione.

Assistiamo oggiha detto Mimma Argurio, della segreteria della Cgil Siciliaa una crescita del sommerso accompagnata e agevolata dal depotenziamento degli organi di controllo.

Secondo le stime del sindacato i lavoratori in nero sono in Sicilia 300 mila e di questi: 40 mila nell’edilizia, 32 mila nell’agricoltura, 26 mila nel manifatturiero e 200 mila nei servizi.

Il lavoro neroha sottolineato Arguriosi presenta dunque come un grave problema sociale ma anche come problema economico, facendo venire meno risorse che potrebbero essere fondamentali per il rilancio del tessuto economico. Una parte delle quali almeno il 10%, una volta recuperateha aggiunto Franco Tarantino, segretario generale della Fillea Sicilia, il sindacato degli edili – potrebbe essere utilizzata per il funzionamento dei servizi ispettivi nell’ambito di un’apposita norma sui controlli il cui varo chiediamo al governo regionale.

L’edilizia è emblematica della situazione in Sicilia. E’ un settore in crisiha osservato Tarantinoche ha perso dal 2008 ad oggi 68 mila posti di lavoro, che ha visto chiudere 2.518 imprese ma che, da diversi indicatori, rivela una crescita del sommerso non tale tuttavia da compensare, anche se in modo irregolare, il lavoro venuto meno, cui si accompagna meno sicurezza nei cantieri e meno diritti in genere.

La Fillea ha verificato che se nel 2008 su 100 dichiarazioni di inizio attività nei Comuni si aveva un riscontro nelle casse edili per 50 di queste, nel 2012 il numero è sceso a 15, segno dell’inabissamento delle imprese edili. Inoltre, se dal 2008 al 2012 c’è stata una riduzione dei lavoratori del 24% e un tasso di riduzione delle ore lavorate del 32%, questo significa ha osservato Tarantinoche c’è chi ha lavoratori in nero, visto che nel lavoro edile c’è un rapporto costante tra lavoratori ed ore lavorate.

Si aggiunge la progressiva diminuzione del part-time, una forma contrattuale usata per abbattere i costi a fronte di prestazioni full-time, in favore del sommerso e le dinamiche che riguardano i Durc.

La crescita di richieste di Durc per un numero di lavoratori dichiarati sottostimato rispetto al lavoro da svolgeresostiene la Cgilrappresenta l’indicatore più significativo dell’aumento del lavoro irregolare. Tant’è che il sindacato ha sempre chiesto ‘il durc per congruità’. La Fillea rileva pure che con il crescere del lavoro nero diminuisce la sicurezza e lo dimostraha detto Tarantino l’aumento dei morti nei cantieri che sono stati 11 nel 2011, 16 nel 2012, e 12 nel 2013 ad anno non ancora concluso.

Cgil e Fillea hanno rilevato, durante l’incontro con i giornalisti, le carenze dei sistemi di controllo, con 500 unità in meno del necessario negli Ispettorati del lavoro, con l’azzeramento dei controlli di routine dei nuclei ispettivi dei Carabinieri a causa dei tagli del bilancio, con il dimezzamento dell’attività anche dell’Inps per il taglio del salario accessorio degli ispettori.

A fronte di questo Cgil e Fillea chiedono al governo regionale di concretizzare il Patto antievasione e di varare una norma apposita sul lavoro e sui controlli, investendo il 10% del ricavato conseguente ad ispezioni per il funzionamento dei servizi, riqualificando a questo fine i precari già pagati dalla Regione, prevedendo un sistema premiale, sia per le imprese che emergono che per lavoratori che denunciano la loro condizione, attraverso l’assunzione delle imprese che si aggiudicano lavori pubblici. Da parte della Fillea c’è anche la richiesta di percorsi di riqualificazione per gli edili licenziati, affinché non si trovino in difficoltà quando ci sarà la ripresa e ci saranno investimenti nella green economy, nella sicurezza antisismica, del territorio, delle scuole.

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