Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VII - Num. 39 / 2019

Anno II - Num. 13 - 27 settembre 2014 Politica e società

Conferenza stampa CGIL Sicilia su riforma province: problemi aperti, soluzioni possibili

di Maria Pia Iovino
         

michele pagliaro SEQUENZAPalermo, 9 ottobre-Si è svolto nella sede della CGIL Sicilia di via Bernabei 22, l’incontro con la stampa, in cui il segretario generale Michele Pagliaro, il segretario della Funzione pubblica regionale, Michele Palazzotto, il responsabile del Centro studi, Giuseppe Citarrella, Mimma Argurio, della segreteria regionale ed il costituzionalista Andrea Piraino, hanno illustrato un progetto di riassetto istituzionale delle Province, mettendo sul tappeto le criticità provocate dai ritardi della Regione Siciliana sul tema della riforma delle Province e dall’attuale impasse, prospettando le soluzioni ritenute possibili dal sindacato.

Per Michele Pagliaro “il riordino delle Province in Sicilia diventerà probabilmente, una vertenza”. Le criticità impattano con il mondo del lavoro, della socialità, dei servizi dei siciliani. Il paradossoha fatto osservare Pagliaroè che, La Sicilia è stata la prima Regione d’Italia a cancellare le Province con una riforma che, di fatto, oggi non c’è. Questa riforma, purtroppo “in perfetto stile Crocettiano”, è l’ennesima riforma che, piuttosto che riformare ha demolito l’esistente. La CGIL Sicilia muove una critica pesante al Governo ed alla politica di questa Regione perché, comunque, si sono cancellate le Province con il dispositivo di legge n. 7 del 2013 e poi, non si sono realizzati gli annunci, letti sui giornali, sui Liberi Consorzi quali motori di riorganizzazione e di sviluppo di questa Regione. Noi ci siamo resi conto subito di questa riforma, ha rilevato Pagliaro – ed abbiamo cercato di contribuire con un dibattito, a dare delle indicazioni rispetto ad una possibilità di ridisegnare lo scenario istituzionale di questa Regione, traguardando lo sviluppo. Le tre città metropolitane, in questa regione contano circa il 40% dei cittadini siciliani. Atteso che, nella nuova programmazione strutturale 2014/2020 le aree metropolitane hanno il ruolo di programmare lo sviluppo, ci si può rendere conto che questa opportunità non può essere abbandonata a se stessa, aggiungo, “in perfetto stile Crocettiano”. Le altre riforme che questo Governo si è intestato hanno sortito gli stessi effetti e cioè, la non riforma”.

Diverse le criticità evidenziate da Pagliaro. In particolare: Non sappiamo quale sarà il destino dei lavoratori direttamente o indirettamente coinvolti nel destino delle Province; non sappiamo il ruolo e la funzione dei soggetti che nasceranno dopo le Province. La normativa posta in essere é una normativa piena di lacune, perché non ha consentito ai Comuni di scegliere, con una forma compiuta e certa, a quale Consorzio aderire; riscontriamo la non corrispondenza con quanto previsto dalla Legge n. 56/2014 (legge Delrio) che non parla di Liberi Consorzi, ma di Aree vaste. Crocetta, nel momento in cui sono state cancellate le Province ebbe a dire che, il Governo nazionale aveva tagliato delle risorse alle Province. Abbiamo il forte dubbio, ha continuato Pagliaroche quelle risorse probabilmente, sono venute meno perché non c’erano le Province. Se si cancellano, non si dà il finanziamento. Qualora questa situazione dovesse ripetersi, perché la Delrio prevede le Aree vaste, mentre la Regione ha previsto i Liberi Consorzi come da Statuto, non escludiamo una class action, perché i siciliani non possono essere penalizzati da questa irresponsabilità di legiferare. Questo messaggio Pagliaro ha voluto lanciarlo anche all’ARS, vista le preoccupazione di recepire la L. 56 ma, in realtà tutti hanno votato la L.7/8 del 2013.

Non sappiamo cosa vuole questo Governo e cosa vuole l’ARS rispetto alle funzioni – ha continuato il Segretario generale. La legge Delrio che, è una legge generale dello Stato, al comma 145 dell’art.1 dà un lasso temporale di un anno entro cui le regioni a Statuto speciale, Sicilia, Sardegna e Friuli devono adeguare i propri assetti istituzionali, tenendo conto dell’impostazione nazionale. Siamo di fronte ad una normativa regionale che, ad oggiha chiosato Pagliarodisegna le Aree metropolitane in una determinata maniera, non coincidente con le Province Metropolitane, come prescrive la Delrio. Quindi, spostare delle competenze dalla Regione alle Città Metropolitane e alle Aree vaste potrebbe essere una modalità per avviare in maniera compiuta e positiva una spending rewiev, facendo in modo che questa Regione possa essere più efficiente su certi servizi, vista la burocrazia pachidermica che la caratterizza.

Pagliaro così, ha lanciato un appello per chiedere entro novembre 2014 una Governance, con una legge in grado di recepire le riforme della legge Delrio ed interfacciarsi in ambito nazionale. Una “Governance” di II° livello che sia data ai Sindaci delle Città metropolitane e i Liberi consorzi (o Aree vaste) unitamente a “competenze nuove (acqua, rifiuti, turismo, mercato del lavoro) accanto a quelle già possedute, ai fini di un traguardo dello sviluppo. Ciò consentirebbe al cittadino di giudicare politicamente, l’operato dei sindaci, anche attraverso la qualità dei servizi che questi organizzano. Inoltre, ha continuato concludendo il suo intervento – si chiede una Cabina di Regia, per la quale, dicemmo fin da subito che, la riforma istituzionale, data la sua complessità, doveva essere affrontata per gradi, per tappe.

Palazzotto ha fatto notare che, la cabina di Regia è stata richiesta e promessa, ma, di volta in volta, è mancato un raccordo del Governo con le forze sociali, con le categorie imprenditoriali e le forze politiche. Il clima politico, che si sta determinando in Sicilia sulla riforma delle Provinceha fatto emergere Palazzottoè un clima di “Liberi tutti”. Siamo preoccupati, (al di là della volontà dell’ARS di recepire la Delrio in toto, non solo i suoi princìpi), del destino di 6.500 dipendenti delle partecipate della Regione, a rischio licenziamento, non coperti attualmente dai bilanci delle Province, e ciò può avvenire da un giorno all’altro.

Infine, si chiede maggiore chiarezza sulla questione dei Referendum, affinché i cittadini sappiano come aderire o non aderire ad un Libero Consorzio e le funzioni che lo caratterizzeranno.

Piraino, trattando degli aspetti di ordine finale ha evidenziato che: questa organizzazione intermedia deve costituire il nuovo volano dello sviluppo, Quindi, la funzione principale che deve avere è una funzione di sviluppo, considerando le attività necessarie allo sviluppo, di riflesso andranno individuate le competenze da attribuire a questo organismo. Le funzioni non possono essere frutto di elenchi, ma di una considerazione delle attività indispensabili allo sviluppo, perché ciò che non attiene allo sviluppo e attiene ai diritti di cittadinanza e ai diritti familiari, queste competenze vanno attribuite ai Comuni. Per il resto, non vi è più nulla che debba fare la Regione. La Regione non deve fare nulla, se non politica estera, cosa che non fa. Noi non esistiamo più, né in Italia, né nel mondo, né a Bruxelles.

Giuseppe Citarella, facendo da eco all’appello lanciato da Pagliaro, circa la necessità di applicazione della legge Delrio sul riassetto territoriale, ha posto il focus sulla necessità del rispetto dei termini del riassetto, posto che, a fine mese ottobre scadono gli incarichi dei Commissari (delle Province) e la Sicilia piomberà nel caos, senza un intervento immediato.

Un’altra richiesta avanzata da Citarrella è quella di estendere la perimetrazione territoriale delle Città metropolitane alle intere province, come prevede la legge n. 56 e non circoscriverla soltanto ad alcuni Comuni (27 Palermo, 27 Catania, 51 Messina), previsti con l’attuale assetto. Infine, ridurre gli attuali 9 Liberi Consorzi previsti dalla legge regionale 8/2013 a 6, divenendo Comprensori di Area Vasta. Così operando, si anticiperà il legislatore nazionale perché si farà diventare Area Vasta quanto disposto con la riforma del titolo V della Costituzione. La programmazione 2014/2020 prevede le Agende Urbane, offrendo la possibilità a questi enti territoriali di dialogare direttamente con Bruxelles per la canalizzazione delle risorse finanziarie.

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