Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VI - Num. 33 / 2018

Anno III - Num. 19 - 11 ottobre 2015 Cultura e spettacolo

Presentazione libro “La storia delle farmacie della città di Palermo”

TrinacriaNews.eu ha intervistato l’autore del libro dott. Andrea Ferruggia e dott. Antonino D’Alessandro, Presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Palermo

di Maria Pia Iovino
         

libro ferruggia URL IMMAGINE SOCIALPalermo – “La storia delle farmacie della città di Palermo” é il volume di Andrea Ferruggia, archivista e docente di Conservazione e Ordinamento del patrimonio archivistico e librario dell’Università degli Studi di Palermo.

Il volume, presentato presso la sala G. Damiani Almejda dell’Archivio Storico Comunale di Palermo è un nuovo libro delle edizioni Qanat che aggiunge qualcosa di nuovo alla conoscenza di Palermo, aprendo nuovi stimoli alla ricerca e interessi diversi, anche ai cultori della storia urbana. Un libro in cui l’autore, dopo 4 anni di duro lavoro, tratta un argomento inusitato e mai affrontato dagli studiosi, almeno in maniera così organica, quello delle antiche farmacie, nate dalle antiche apoteche degli aromatari e dalle pubbliche spezierie, oggi trasformate e dislocate in luoghi, spesso diversi da quelli originari.

Le farmacie di oggi infatti, sono distribuite secondo criteri regolati da leggi e convenzioni, non più legate ai bisogni dei quartieri del centro storico ma, all’attuale caos urbano, figlio dell’espansione irrazionale che la città ha subito negli ultimi 50 anni.

Il testo guarda  agli antichi e nuovi quartieri partendo dalle farmacie. Ferruggia ha voluto cogliere nel suo volume, il tentativo di riconoscere i mali della città e cercarne la cura, da parte dei cittadini, non soltanto metaforicamente. Si può intravedere al contempo, un invito agli stessi cittadini, di sapere distinguere la vera medicina dai vari “placebo” che, nel caso di specie, consiste certamente nell’educazione alla legalità e alla giustizia sociale.

Il testo é patrocinato dall’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Palermo, dal Comune di Palermo e dall’Associazione “Italia Nostra”. Per l’evento sono intervenuti Antonino D’Alessandro – presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Palermo, Maurizio Pastorello – direttore del Dipartimento Farmaceutico Territoriale ASP Palermo, Eliana Calandra – dirigente del Sistema bibliotecario e Archivio cittadino di Palermo, Pietro Longo, presidente della Sezione palermitana di “Italia Nostra, Toni Saetta, direttore della casa editrice “Qanat”, l’autore Andrea Ferruggia.

Attraverso il presente volume, ricco di immagini d’epoca, l’autore permette di restituire alla memoria del lettore i quartieri e ricostruire idealmente la città attraverso la storia delle sue farmacie, ripercorrendone l’itinerario che le ha trasferite nel loro attuale sito. Quindi, ricostruire anche le trasformazioni sociali e culturali che i palermitani hanno vissuto o accettato, raggiungendo la fase dell’attuale condizione della nostra società globalizzata. Globalizzazione trainata, unilateralmente, dai detentori del potere e dagli operatori economici verso le rotte del business, che trasformano anche le farmacie in supermercati di medicine, profumi, bigiotterie e spesso, inutili prodotti parafarmaceutici.

Il punto di forza del libro è di essere stato pensato secondo un criterio di rilevamento cronologico. Ciò consente di collocare nel tempo, leggi e istituzioni riguardanti la ricerca medica e quella farmaceutica in relazione al loro uso politico, sociale e della salute pubblica.

La premessa generale si riferisce alla storia della farmacia presso gli antichi per concentrarsi, a partire dal primo capitolo sulle farmacie di Palermo, che, in quanto capitale di uno dei più antichi regni d’Europa, può vantare una storia legislativa relativa alle istituzioni mediche ufficiali.

La Calandra, forte dell’apprezzamento per l’opera dell’Autore, ha voluto ricordare la ricerca condotta da quest’ultimo proprio presso l’archivio storico comunale,  “tempio laico della cultura”, come la direttrice l’ha elegantemente definito. Archiviofatto di sette mila metri di scaffalature che conservano sette secoli di memoria della città di Palermo, tra cui anche i progetti ed i prospetti delle antiche farmacie palermitane, e di alcune maestranze – aromatari e speziali comprese. L’archivio, ha ricordato la Calandra, è stato progettato dall’Arch. Almejda e subentrato alla sinagoga ebraica.

Pietro Longo, nella sua avvincente esposizione, ha tracciato uno spaccato storico della storia della farmacia in Italia, a partire dall’Europa. In particolare, in un suo passaggio, ha ricordato la storia antichissima delle farmacie nell’Italia meridionale, riconducendosi alla cultura greca di Ippocrate e di Galeno dell’epoca romana. Senza omettere la scuola medica salernitana, Longo ha fatto un richiamo all’epoca medievale, ricordando che “Il primo regno ad avere una tradizione  di medicina e di farmaceutica era il Regno meridionale”. Attraverso salti secolari, Longo ha evidenziato che – “la scuola salernitana poi, arriva a Palermo, perché Guglielmo II quando costruisce la cattedrale di Monreale chiama 100 monaci, tanti quante sono le farmacie da lui localizzate e li fa venire a Monreale. Questi portano tutta la grande cultura della tradizione greca, latina e araba. Quindi, ecco perché si spiega come, intanto Ruggero II, negli atti delle sue Costituzioni fa delle leggi che riguardano il modo in cui devono  comportarsi i medici e gli speziali. Ciò ha valenza universale ed europea quando Federico II, nel suo “Liber Augustalis” cioè, quello in cui  ci sono le Costituzioni Federiciane, diede all’Europa una legislazione  sull’uso della medicina e sulla farmaceutica”. Continuando – Longo ha ricordato la prima congregazione salutifera di Sant’Andrea degli aromatari a Palermo del ‘500, da cui trae origine la documentazione di quanto accaduto in città a proposito di farmacie e di ospedali.

Palese l’entusiasmo del Presidente dell’Ordine dei Farmacisti, il dott. D’Alessandro che, con stupore ha rilevato l’esaustività dell’opera dell’autore, i cui contenuti “gratificano la categoria dei farmacisti”. Un motivo di particolare emozione per il Presidente dell’Ordine, avere scorto tra le immagini ivi raccolte, quella in copertina – in bianco e nero – di una giovane coppia di farmacisti palermitani degli anni ’30: i suoi genitori.

Andrea Ferruggia, nel suo intervento si è voluto definire “archeologo delle carte”, il cui lavoro ha fatto per passione per l’archivistica. Non a caso l’autore ha voluto citare parafrasandolo, Tucidide, uno dei primi grandi storici dell’antichità che sosteneva che, “attraverso il documento la storia diventa possesso per sempre.” “Quindi – ha soggiunto Ferruggia – “questo libro è un possesso per sempre di una parte della storia della nostra città”. Secondo l’autore  – “il libro è un rimedio contro l’oblio delle trame della vita di centinaia di speziali, farmacisti e aromatari che dal ‘500 ad oggi si sono succeduti a Palermo”. Per questo l’autore ha voluto evidenziare che – “il libro non è un testo per farmacisti, ma un libro che, con le sue 108 farmacie più antiche di Palermo tutt’oggi attive, può leggere chiunque”.

TrinacriaNews.eu ha intervistato l’autore del libro dott. Andrea Ferruggia e dott. Antonino D’Alessandro, Presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Palermo

ANDREA FERRUGGIA

FERRUGGIAD. Cosa ha indotto l’autore ad effettuare una ricerca e scrivere sulle antiche farmacie palermitane?

R. Prima di intraprendere questo ricerca, io avevo sondato il terreno. Avevano mai scritto sulle antiche farmacie di Palermo? La risposta è no. Finora non esiste, in tutta Italia, un’opera che racchiuda organicamente la storia delle farmacie di una città. Questa è la prima opera. E’ un lavoro di archivistica ovviamente. L’intento di scrivere quest’opera nasce da un bisogno, soprattutto della categoria dei farmacisti, di mostrare quanta ricchezza ci sia nella farmacia, quale istituzione sociale, che oggi, purtroppo, per colpa della globalizzazione, per colpa di questo mercato consumistico in cui viviamo, si sta trasformando. O per lo meno, viene chiesto al farmacista, un antichissimo professionista – evoluzione degli speziali e degli aromatari – di diventare un semplice commerciante e, trasformare la farmacia, in un supermercato. Questo libro nasce anche per ri-dare dignità, antico splendore alla figura del farmacista-professionista.

D. Perché proprie le farmacie?

R. Perché la farmacia è un importantissimo istituto sociale. Noi ci rivolgiamo ala farmacista, quasi quanto facciamo con il medico. Anzi, molto spesso, c’è un rapporto molto stretto con il farmacista: il farmacista del rione, del quartiere; noi ci confidiamo. Il primo soccorso è quasi il farmacista. Non tanto il medico, perché a noi secca andare dal medico, fare la fila, aspettare. Il farmacista è una figura fondamentale. Quindi, io ho voluto dire anche questo.

D. La normativa corrente che dispone che le farmacie siano distribuite sul territorio, pare si avvalga di criteri non rispettosi  dei reali bisogni degli abitanti. Come spiegare questo agire?

R. Io ritengo che non occorreva una nuova distribuzione delle farmacie. Cioè, un nuovo concorso per assegnazione di nuove sedi, come è previsto. Molte farmacie che oggi si trovano nei popolosissimi quartieri residenziali, potevano essere tranquillamente trasferite in quei quartieri c.d. “sguarniti” dove invece, sarebbero state ricollocate quelle del nuovo concorso. Se andiamo a vedere dove andavano collocate queste nuove farmacie del nuovo concorso, erano tutte borgate extra urbane, come per es. la zona di Villagrazia di Palermo, la zona di Bonagia, che sono in realtà, già fornite di un certo numero di farmacie, perché sappiamo che le farmacie vanno per numero di abitanti. Al massimo, sarebbe servito trasferire qualche farmacia che vorrebbe essere trasferita nel centro. Bisognava fare questo concorso perché di fatto, l’ultimo concorso per assegnazione di farmacie risale agli anni ’70. La popolazione da allora è aumentata, indiscutibilmente. Però, la ricollocazione di queste farmacie, la pianta organica di queste farmacie è stata disegnata probabilmente, in maniera non molto ponderata.

D. Scoperte in questa ricerca?

R. Ho scoperto degli aneddoti in questa scoperta assurdi, nel ricostruire questa storia. Per esempio, scoprire che una di queste farmacie è la farmacia Di Giorgio, a San Lorenzo, un tempo in via Butera, al centro storico, fondata da un farmacista che si chiamava Galasso, il quale inventò un “portentoso viagra” che era talmente famoso in Italia, a fine ‘800 che ne faceva scorta personale Gabriele D’Annunzio, il grande vate d’Italia, come veniva definito, il grande poeta decadente, di cui ho trovato anche le fatture che infatti, avendo molte amanti, faceva scorte proprio in questa farmacia.

ANTONINO D’ALESSANDRO

Antonino-D’AlessandroD. Dove è più facile rinvenire la vera terapia paragonando le farmacie di ieri e quelle di oggi?

R. La vera terapia risiede nella professionalità che il farmacista ha saputo mantenere nei secoli, perché il vecchio farmacista era considerato, insieme al parroco e ai Carabinieri, un’Istituzione in tutti i paesi. Parecchi farmacisti hanno mantenuto la loro essenza, nonostante l’evolversi del tempo. Tempo che ha snaturato la funzione delle farmacie nel senso che, il farmacista si è dovuto adeguare alle difficoltà del mercato e alle regole che vengono dettate. Oggi, il farmacista, con il S.S.N. e i servizi che dà, non ha più una remunerazione che gli consente di offrire un servizio efficiente alla popolazione. Allora, cerca di mediare con prodotti che hanno poco a che fare con la farmacia (cosmesi, profumeria), però, non tralascia di dare sempre quel servizio funzionale, ottimale, alle persone che hanno bisogno della sua professionalità.

D. E’ verosimile uno pseudo – accordo tra medici di famiglia e farmacisti nella prescrizione di farmaci che favoriscano il fattore “business”?

R. Il vero farmacista, il professionista serio non può avere alcun rapporto con il medico. Ciò nel senso che, il medico non può prescrivere farmaci che conviene al farmacista vendere. Significa snaturare sia la funzione del medico che del farmacista. Il medico si deve limitare ad individuare le patologi,  prescrivere il farmaco più adatto, non quello più conveniente per l’industria, la casa farmaceutica. Questo fenomeno si chiama “comparaggio” che è vietato per legge. Anticamente, lo stesso Federico II, nelle sue Costituzioni  aveva detto che non ci doveva essere nessun rapporto economico e commerciale tra il medico ed il farmacista. Il medico deve fare la sua professione, così il farmacista. Ed è un bravo farmacista chi cerca di somministrare il farmaco solo quando é indispensabile. Non deve incoraggiare all’assunzione del farmaco perché fa bene. Se così si comporta, trae vantaggio sia dal punto di vista della sua  professionale, che dal punto di vista economico, perché quando dispensa un consiglio giusto, vero, essenziale, conquista il cliente che non lo lascerà più.

D. L’antico farmacista non aveva il “bugiardino” di cui oggi, le confezioni di farmaci sono munite. Come si spiega tuttavia, la moltitudine di effetti collaterali che prima non figuravano?

R. Prima, l’antico farmacista non sapeva neppure quali erano le controindicazioni e gli effetti collaterali di una sostanza perché si vedeva soltanto quale era l’effetto positivo e magari, si disconoscevano quali potevano essere i danni provocati dal farmaco. Ma questo succede tutt’oggi perché, per es. la famosa “talidomide”, il farmaco antinausea che assumevano le puerpere, faceva partorire bambini a cui mancavano per esempio, un dito, o un braccio. Quindi, un farmaco ha sempre un effetto positivo ed un effetto negativo. I farmaci più efficaci sono quelli che hanno un alto grado positivo e scarsi effetti collaterali. Qualsiasi farmaco ha effetti collaterali. Non ci sono farmaci senza effetti collaterali e senza controindicazioni. Bisogna cercare un compromesso tra l’efficacia effettiva del farmaco ed il danno che provoca. Oggi, in virtù del progresso tecnologico, si stanno mettendo a punto dei farmaci biologici, diretti a curare soltanto quella specifica parte malata dell’organismo, senza riverbero sulle altre parti dell’organismo. Solo che, questi farmaci sono costosissimi. Attualmente c’è una querelle con l’AIFA, in quanto non è possibile somministrare questi farmaci gratuitamente, per tutti. Tali farmaci, infatti hanno un costo così elevato che non sarebbe sostenibile per un Sistema Sanitario Nazionale. Così per esempio, il farmaco “sofosbuvir” è un farmaco che serve a curare  le epatiti, che poi si trasformano in cirrosi epatica. Invece, attraverso questo farmaco  si guarisce completamente. Solo che un farmaco per queste terapie costa diverse decine di migliaia di euro. Quindi, se dovesse essere distribuito gratuitamente a tutti ci vorrebbe una Finanziaria che lo Stato non si può permettere. Attualmente, lo si somministra soltanto per i casi più gravi. Inoltre, c’è una Sanità doppia, per la quale alcune regioni già stanno distribuendo il suddetto farmaco, altre no, come la Sicilia.

D. Un consiglio che darebbe alle case farmaceutiche?

R. Di fare più ricerca e di mettere in commercio farmaci che abbiano meno effetti collaterali, che costino di meno e che siano prescrivibili per tutti.

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