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Anno X - Num. 49 - 23 giugno 2022

Anno IV - Num. 25 - 05 dicembre 2016 Politica e società

Polizia di Stato di Palermo traccia bilancio sua attivita’ in un anno solare

di Redazione TrinacriaNews
         

polizia-stradale URL IMMAGINE SOCIALL’approssimarsi delle festività natalizie è, come ogni anno, l’occasione per volgere lo sguardo indietro e tracciare un bilancio di quanto fatto. Lo è anche per la Polizia di Stato che, a Palermo, sta concludendo un 2016 denso di fatiche e soddisfazioni.

Il contrasto allo spaccio di droghe, all’affermarsi in città di inedite e pericolose forme di criminalità straniera, l’individuazione di “scafisti” e mercanti di uomini e donne ed il fronte sempre aperto della criminalità mafiosa sono i principali argomenti su cui si è spesa la Polizia di Stato a Palermo, nel corso del 2016.

Numerose indagini, tra le più importanti quella denominata “Tiro Mancino”,  del 12 luglio e quella denominata “Soldier” del 17 Novembre che hanno visto eseguire, complessivamente, 27 misure cautelari, hanno disvelato un solido asse tra Cosa Nostra siciliana e la criminalità napoletana, capace di gestire rilevanti quantità di stupefacenti fatti giungere dalla Campania ed immessi nelle piazze palermitane e del trapanese.

Rilevante anche l’operazione di polizia portata a termine dal Commissariato di P.S. “Zisa-Borgo Nuovo” che, lo scorso 28 luglio, ha portato al ritrovamento di 40 kg. tra hashish e cocaina, in un casolare di piazza Ponte Ammiraglio ed all’arresto, in flagranza, di 4 persone.

Sul fronte della criminalità straniera, il 20 Maggio, sono stati assicurati alla giustizia tre pericolosi soggetti, due di nazionalità italiana ed uno di nazionalità rumena, ricercati da alcuni mesi e, ritenuti far parte di una organizzazione capace di pericolose ed acrobatiche operazioni internazionali di hacheraggio e clonazione di carte di credito. Si è trattato di un importante seguito dell’operazione “Free Money”, grazie alla quale, si scoprì un sofisticato sistema di truffe informatiche, che ha determinato l’arresto di 24 pericolosi individui.

Il raggiro si concretizzava anche grazie all’importante contributo reso da compiacenti esercenti che aprivano attività commerciali e partite iva soltanto per mettere a disposizione dell’organizzazione criminale bancomat e pos su cui far convergere somme sottratte a conti correnti esteri attraverso le carte di credito clonate.

All’alba del 18 novembre, Palermo si è scoperta anche epicentro di una inedita e pericolosa forma di criminalità organizzata straniera. Secondo gli esiti dell’operazione “Black Axe”, nel capoluogo siciliano ed in molti altri centri italiani aveva messo radici una organizzazione mafiosa transnazionale, con base in Nigeria, denominata appunto “Black Axe”, dedita al traffico di esseri umani edalla commissione di gravi delitti contro la vita, l’incolumità individuale, la libertà personale ed il patrimonio, che era riuscita ad acquisire la gestione ed il controllo di redditizie attività economiche (dall’illecita riscossione di crediti allo sfruttamento ed al controllo della prostituzione e del traffico di stupefacenti). I fermati, nel corso dell’operazione, sono stati 17.

Sul fronte dell’immigrazione clandestina, la Polizia di Stato ha affrontato il fenomeno non soltanto reprimendo la condotta illegale di chi guida le famigerate carrette del mare e mette a repentaglio la vita dei migranti (decine di scafisti sono stati arrestati, per esempio il 27 maggio ed il 27 giugno), ma anche perseguendo chi, trovandosi già in territorio italiano, lucra sull’arrivo dei migranti e ne trasforma l’accogilenza in un business: è il caso dell’operazione“Glauco 3” che ha portato all’esecuzione di 38 provvedimenti di fermo, con cui è stata ricostruita la struttura organizzativa di un pericoloso network criminale e  sono stati individuati  ingenti flussi di denaro, provento del traffico di migranti; è stata individuata la centrale delle transazioni finanziarie effettuate tramite “hawala” in un esercizio commerciale ubicato a Roma, dove, lo scorso 13 giugno, sono stati sequestrati 526.000 euro e 25.000 dollari in contanti, oltre ad un libro mastro, riportante nominativi di cittadini stranieri ed utenze di riferimento. Le indagini hanno permesso di evidenziare diverse modalità utilizzate dal sodalizio  per far arrivare i migranti sul territorio nazionale, non solo via mare, ma anche tramite falsi ricongiungimenti familiari. E’ emerso, altresì, che i principali indagati gestivano anche una fiorente attività di traffico internazionale di stupefacente del tipo catha o qat, droga importata dall’Etiopia, inserita per la legislazione italiana tra le droghe pesanti.

Il 23 maggio, non una giornata “qualunque” a Palermo, con l’operazione “Maqueda”, la Polizia di Stato ha stroncato un pericoloso gruppo criminale composto da giovani e rampanti malviventi, in qualche caso legati a storiche famiglie di Cosa Nostra.

Il gruppo criminale teneva sotto scacco e sotto controllo una parte del quartiere Ballarò e si era reso responsabile di decine di reati aggravati dal metodo mafioso e dalla discriminazione razziale.

Le indagini hanno sgominato un pericoloso gruppo armato, composto da almeno 10 persone, che, per lungo tempo, si era imposto sul territorio del centro storico di Palermo, terrorizzando i commercianti stranieri, con tentati omicidi, estorsioni, incendi, rapine, violenze private e lesioni personali, tutti perpetrati ai danni di commercianti extracomunitari prevalentemente del Bangladesh, etnia nota per l’indole pacifica.

Le indagini della Squadra Mobile hanno subito un decisivo impulso dopo il fermo di un giovane palermitano per il tentato omicidio di un cittadino gambiano ferito, il precedente 4 aprile, con un colpo d’arma da fuoco alla testa, “colpevole” di avere reagito all’ennesimo atto di gratuita sopraffazione.

Tale evento ha provocato una reazione a catena tra i commercianti.

Il quartiere, collaborando con la Polizia, ha testimoniato un importante elemento di rottura con l’omertà che l’aveva caratterizzato nei precedenti periodi, vincendo la paura ed il terrore.

I commercianti, facendosi forza l’un l’altro, hanno deciso, coraggiosamente, di raccontare la loro “odissea”. In poco tempo si sono susseguite numerose denunce che hanno messo in luce decine di reati subiti dai cittadini stranieri.

Il 26 maggio, con l’operazione “Icaro 2”, nuovi elementi sono emersi sulla storica e pluriennale collaborazione tra le famiglie mafiose di Palermo ed Agrigento. Si è riusciti anche a ricostruire la mappa del pizzo ed è emerso come “Cosa Nostra” avesse in passato tentato di condizionare una serie di opere edili tra cui il costruendo rigassificatore di Porto Empedocle ed i trasporti da e per l’isola di Lampedusa, non risparmiando neppure le attività di ristrutturazione di alloggi popolari. In questo caso, è stato di otto il numero dei fermati.

A Palermo ed in Sicilia, non è difficile che gli episodi di criminalità apparentemente comune siano da iscrivere nel solco della criminalità organizzata: è quello che è accaduto il 2 novembre quando la Polizia di Stato ha brillantemente risolto il caso di una violenta rapina avvenuta quasi un anno prima in danno di un tir carico di pesce, per un valore di centomila euro.

Si è scoperto che il prezioso carico fosse stato sottratto per destinarlo ad un imprenditore della grande distribuzione del trapanese, ritenuto molto vicino al superlatitante Matteo Messina Denaro.

Per quella rapina sono stati arreste tre persone.

Con l’ operazione “Spiagge Libere” si è aggiunta una nuova pagina al triste capitolo della corruzione della pubblica amministrazione. I poliziotti del Commissariato di P.S. “Cefalù” hanno scoperchiato un sistema corruttivo che consentiva, attraverso i veloci rinnovi di licenzeottenuti con favori, regalie e prebende, la gestione della costa della cittadina normanna ad un solo imprenditore, capace di agire, praticamente, in regime monopolistico.

A luglio, da ricordare, anche una importante operazione condotta dalla Polizia Postale che ha portato all’arresto di otto persone,colte in flagranza dagli investigatori mentre si scambiavano, tramite la rete internet, un’enorme quantità di immagini e video riproducenti scene di violenze sessuali in pregiudizio di bambini in tenerissima età, alcuni dei quali addirittura infanti.

Il 10 ottobre, con l’operazione “New life”, la Polizia di Stato ha assestato un duro colpo ad una organizzazione criminale specializzata nel riciclaggio e nella ricettazione di autovetture di piccola e media cilindrata, nonche’ in truffe alle compagnie assicurative per falsi sinistri stradali.

Inoltre, il 16 dicembre, è stata sgominata una pericolosa organizzazione criminale dedita alle estorsioni, perpetrate a seguito del furto di veicoli secondo il cosiddetto sistema del “cavallo di ritorno”, nonché alla commissione di rapine, furti e ricettazioni di veicoli, in collegamento con la “famiglia” mafiosa di “Pagliarelli”. Complessivamente, eseguiti 25 provvedimenti di custodia cautelare.

Sul piano della repressione dei reati capaci di generare un grave danno patrimoniale e destare forte allarme sociale, il 2016 è stato caratterizzato da numerosi interventi della Squadra Mobile, dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico e dei Commissariati sezionali. Tra gli episodi da menzionare, sono da rimarcare l’operazione dello scorso 6 settembre quando è stato sventato dai poliziotti del Commissariato di P.S. “Zisa-Borgo Nuovo” una maxi furto di sigarette lavorate, in piazza Ingastone.

Il carico, del valore superiore ai 260.000,00 euro, è stato interamente recuperato e sono stati tratti in arresto due malviventi.

A distanza di due mesi, il successivo 15 novembre, i poliziotti della Squadra Mobile, nella stessa giornata, hanno neutralizzato la fuga degli autori di due distinte, violente irruzioni a scopo di rapina: ad un camion di sigarette, bloccato in viale Ercole, nel primo caso ed in danno di una gioielleria di via Terrasanta, nel secondo caso.

Recuperati i carichi di entrambe le rapine, del valore rispettivo di 50.000,00 e 40.000,00 euro ed arrestati 4 malviventi.

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