Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VIII - Num. 42 - 7 giugno 2020

Anno II - Num. 10 - 24 febbraio 2014 Politica e società

A Palermo Primo Forum della Legalità delle Camere di Commercio italiane

(All'interno interviste a Ferruccio Dardanello, Claudio Fava, Roberto Helg, Leoluca Orlando)

di Maria Pia Iovino
         

Forum legalità Camera Commercio 1Palermo, 17 marzo 2014La Camera di Commercio di Palermo, ha ospitato nella Sala Terrasi il FORUM DELLA LEGALITA. Il titolo dato all’evento esprime tutto lo spessore, di promozione della legalità in favore delle imprese, in particolare di quelle confiscate alla mafia.

A tale appuntamento hanno preso parte personalità di rilievo nel mondo delle Istituzionali camerali e giuridiche.

I saluti istituzionali sono stati rispettivamente di: Roberto Helg, Presidente della CCIAA di Palermo, Leoluca Orlando, Sindaco del Comune di Palermo, unitamente a Ferruccio Dardanello, Presidente Unioncamere e Paolo Bertaccini, Trasparency International Italia.

Il Focus del Forum si è incentrato essenzialmente sulle Leggi, gli strumenti, le Metodologie” dei Beni sottratti alla criminalità e lo sviluppo territoriale.

Importanti i contributi forniti dai vari relatori tra cui. Giovanni Fiandaca, Prof. Di Dir. PenaleUniversità degli Studi di Palermo; Claudio Fava, Vice Presidente Commissione Parlamentare antimafia; Maurizio Ascheri, Presidente dei Dottori Commercialisti di Palermo.

A tal proposito, preme osservare che l’iniziativa, partita da Palermo si estenderà in tutta l’Italia, assumendo carattere itinerante e declinazioni proprie delle specificità del territorio di riferimento.

Nei vari interventi e relazioni che si sono succeduti, si evidenzia quello di Roberto Helg, il quale, sensibile da sempre, alle politiche di contrasto alla criminalità e di promozione della legalità, ha esposto l’obiettivo da raggiungere attraverso il Forum: consentire che le imprese confiscate alla mafia possano continuare a vivere e rappresentare una fonte di redditività, di economia, di sviluppo e di lavoro, una volta purificate da componenti spurie, per restituirle al mercato legale, in regime di libera concorrenza.

In tale contesto, il Presidente ha proseguito, evidenziando che lo scopo del sequestro, così come disposto dall’Autorità giudiziaria, è finalizzato ad arrecare danno economico e sociale alla criminalità organizzata, colpendola nel patrimonio e favorire un grande gettito nelle casse dello Stato. Infatti, le aziende sequestrate e quindi confiscate, sono affidate alla amministrazione giudiziaria di un commercialista specializzato nel caso. Tuttavia, un elemento critico è rappresentato a volte, da una gestione conservativa degli amministratori giudiziari, che spesso non hanno risorse e competenze specifiche, finiscono con il vanificare l’essenza dell’intento repressivo della confisca medesima.

Notevole anche, il contributo della Presidente Sezione Misure d Prevenzione Tribunale d Palermo, Rosanna Saguto che, attraverso la sua relazione ha voluto mettere in rilievo il ruolo della CCIAA di Palermo, quale agente di sviluppo del territorio, ritenendo di dovere agire in campi mai percorsi prima, orientando il proprio impegno per far crescere un’etica di impresa che escluda qualunque forma di relazione e di collusione con la criminalità organizzata, nella consapevolezza che una economia condizionata dal fenomeno mafioso non può produrre sviluppo.

E’ con lo stesso principio ispiratore, infatti, che la Saguto ha messo in evidenza la volontà a cui è seguita l’azione della CCIAA di istituire, nel 2005 dello Sportello Legalità, il primo sportello del mondo camerale, grazie al Protocollo sottoscritto con l’allora Prefetto di Palermo Giosuè Marino e, con cui la CCIAA si è fatta carico di un concreta operatività nella promozione della cultura della legalità, e di azioni volte a contrastare le varie e crescenti forme di illegalità, racket ed usura in particolare. Tra le azioni figura infatti quella di avere modificato lo statuto camerale, il cui l’art.1 recita testualmente: “La CCIAA ispira la propria azione ai principi della libera iniziativa economica, della libera concorrenza, della tutela e della dignità del lavoro. ….inoltre tutela e persegue una economia aperta che assicuri pari opportunità, per lo sviluppo della persona nell’impresa e nel lavoro; recepisce le istanze delle imprese e dei consumatori, manifestate anche attraverso le libere associazioni, promuove la cultura della legalità come condizione necessaria per la crescita economica, in particolare, nel campo della lotta al racket delle estorsioni e dell’usura”.

Forum legalità Camera Commercio 2Lo Sportello Legalità si è connotato come punto reale di ascolto rivolto agli imprenditori che, taglieggiati o sotto usura, cercano sostegno o che si trovano in una posizione di: a. indebitamento, b. grave crisi finanziaria, c. a rischio usura. In queste importanti operazioni, costante è la collaborazione con la Prefettura, la Magistratura e le Forze dell’ordine. Importanti collaborazioni con: l’Università di Palermo, il Provveditorato agli studi, le scuole, gli Enti Locali, a partire da Palermo, le associazioni di categoria, l’Istituto penale per minorenni di Palermo, solo per citarne alcune. Tra le varie azioni promosse, e con esito positivo, ottenere che la Regione siciliana inserisse nel programma di formazione dei corsi abilitanti alla somministrazione di alimenti e bevande e all’attività di agente di commercio, la legislazione antiracket ed antiusura.

Questo l’obiettivo del “Patto per la Legalità” siglato e condiviso dai presidenti degli ordini professionali, dei notai, avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, ingegneri, architetti, agronomi e geometri: contribuire concretamente alla crescita individuale delle coscienze e a stimolare le vittime alla denuncia ed alla collaborazione con le forze dell’ordine.

Tuttavia, per raggiungere questi risultati si è voluto osservare come sia necessario migliorare le leggi esistenti: in particolare, sia la legge 108/96 recante disposizioni in materia di usura, sia la legge 44/2012, alla luce delle criticità emersa durante gli anni di applicazione.

Un forte sostegno solidaristico in favore delle imprese confiscate alla mafia è stato fornito da un professionista della gestione delle imprese palermitane; il dott. Fabrizio Escheri – Presidente ordine commercialisti Palermo.

Nel suo intervento ha voluto evidenziare che, in quanto Presidente dell’Ordine, abbia subito voluto aderire al “Patto della Legalità” promosso dalla CCIAA.

Il dott. Escheri ha voluto ricordare ai partecipanti che l’unica garanzia della sopravvivenza dell’impresa è la prospettiva liquidatoria. Cioè, se l’imprenditore ha sempre presente accanto a sé la prospettiva che ci possa essere il rischio di liquidazione, questo fattore lo stimola a trovare le risorse, le scelte, le opportunità che gli consentono di sopravvivere. Alloraha asseritoin quel caso occorre riordinare strategicamente quell’impresa. Questo va fatto nell’immediato. Non a caso, il codice antimafia prevede che l’amministratore giudiziario nominato debba subito valutare le prospettive di continuità dell’azienda e relazionare, in questo senso, al magistrato, individuando dei percorsi di breve, medio, lungo termine possano consentire a quell’azienda di crescere e di svilupparsi.

Ed è qui che si possono apportare dei miglioramenti dal punto di vista normativo, perché gli strumenti disponibili dovrebbero essere affini a quelli che a mio modo, sono il business continuity plan. Bisogna verificare se, attraverso il riordinamento strategico di fondo, quell’azienda ha in seno i valori della legalità, della trasparenza, delle regole di mercato, allora quell’azienda ha i presupposti per continuare. In questo caso, l’amministratore giudiziario relazionerà al magistrato.

Un intervento di punta, che ha dato una panoramica dell’asset presentato ai partecipanti, molto esaustivo è stato quello del Dott. Claudio Fava – Vice Presidente Commissione Parlamentare antimafia.

Fava ha fatto emergere che da uno studio nazionale si sia evinto che siamo di fronte alla prima azienda italiana, quella della Mafia S.p.a, per dipendenti, fatturato, capacità e volume d’affari, la prima impresa italiana, la prima banca italiana é la banca della mafia. Si parla di una impresa criminale di grande spregiudicatezza, ma che è capace oggi, di intervenire sul mercato, di drogarlo. Un doping nel mercato che ha conseguenze estremamente negative sulle regole del gioco. Continuando, il dott. Fava ha fatto notare che c’è ancora qualcuno che sostiene che la mafia ha un suo welfare, che produce ricchezza sociale, che produce lavoro. Ma l’impresa mafiosa uccide il mercato, viola i nostri interessi e i nostri diritti.

Fava ha, inoltre, evidenziato come oggi ci sia una nuova tipologia di investimento mafioso. Noiha continuato – siamo fermi ad un paradigma in cui il mafioso investiva in terreni e palazzi, perché aveva un rapporto quasi verghiano con la “roba”. Questa doveva essere misurata, questa doveva stare tutta nella misura di uno sguardo, doveva essere pesata, toccata.

Parliamo non di secoli scorsi ma, della generazione dei corleonesi, quindi, la precedente generazione della leadership mafiosa. Ricordiamoci di Totò Riina, che nel suo delirio si onnipotenza, riteneva di trattare con lo Stato, non solo per assumere la legittimità di un interlocutore, ma anche per potersi assicurare il diritto ad una serena vecchiaia nella casa che si stava costruendo alle porte di Corleone. E la sua idea di investimento era innanzitutto, case e terreni.

TrinacriaNews ha effettuato le seguenti interviste ad alcuni relatori sopra citati.

Interviste:

Roberto Helg – Presidente CCIAA Palermo

D. La confisca dei beni, la cu disciplina, come ha anche asserito anche Rosy Bindi, andrebbe rivista. Quali sono le emergenze che voi notate in qualità di rappresentanti delle Camere di Commercio?

R. I dati sono chiari anche se aggiornati al gennaio 2013, ma abbiamo in Italia, una massa di beni confiscati che superano le 12.000 unità, ma noi vogliamo parlare principalmente delle imprese che, tra quelle sequestrate e confiscate in Sicilia sono 650. Tuttavia, dai dati trasmessi dall’Associazione degli amministratori giudiziari, 9/10 di imprese confiscate falliscono, 3/10 sequestrate falliscono. Perché? Ci possono essere tanti perché: Evidentemente, perché sono amministrate male, perché le banche tolgono il fido, perché i clienti, avendo paura non vanno più presso le aziende confiscate e sequestrate, perché i fornitori negano il fido una volta concesso. Da qui la necessità di lavorare in rete per creare delle opportunità, come già a Milano hanno cominciato a fare. essere, c’è qualcosa che non funziona, che fa inceppare il sistema.

D. A proposito di accordi con i quali voi vi siete incontrati con le banche per favorire la concessione del fido, che spesso viene negato e il cui effetto collaterale e l’usura. Ma le banche sono veramente disponibili ad aiutare le imprese, perché abbiamo appreso che la rete è fatta anche di Istituti di credito?

R. La presenza del Presidente ABI a questo convegno è una prova. Sentiremo cosa ci dirà. Qualche dubbio lo abbiamo.

Leoluca Orlando – Sindaco di Palermo

D. Signor Sindaco, noi assistiamo quasi impotenti, alla chiusura di numerosi negozi, esercizi commerciali per le varie vie della città. Molto visibile nelle vie Roma e Maqueda, che originariamente erano ricche di negozi, in cui piccoli e medi esercenti imprendevano . Drastiche chiusure, il pizzo che ha avuto sempre il sopravvento, l’usura che gioca da galeotta, poi ci sono i beni confiscati da parte dell’autorità giudiziaria. Tuttavia, l’economia a Palermo è in condizione di avanzato stallo e declino. Cosa possiamo fare, a parte l’Istitutenda rete per la trasparenza e la legalità, che ad oggi è soltanto un protocollo.

R. Purtroppo, non è una novità che, la crisi finanziaria mondiale sta portando drammaticamente con sé quella economica in tutte le realtà del nostro Paese. Io me ne sto occupando proprio in questa regione, in questa città. Ma, di fronte a questa crisi economica, certamente è inaccettabile pensare che ci sia un’amministrazione di beni sottratti alla mafia che dura 20 anni. Ciò serve soltanto probabilmente, per consentire il pagamento di parcelle dovute agli amministratori. (Il riferimento va all’amministrazione giudiziaria di un bene confiscato alla mafia). E’ inaccettabile che nella città di Palermo, migliaia di appartamenti potrebbero essere utilizzati o direttamente, o attraverso il canone, con il sistema di un contributo alloggio ai senza tetto, e siano ancora nelle mani di società immobiliari, amministrati da settori giudiziari o affidati all’agenzia che sostanzialmente, non hanno nessuna intenzione di consentire l’uso sociale di questi beni o l’uso sociale delle risorse necessarie. Certamente, se una famiglia può affrontare il problema della casa, può affrontare il problema del lavoro, probabilmente aiuta qualche negozio ad aprirsi, piuttosto che consentire la sua chiusura. Non possiamo consentire che, sottrarre i beni alla mafia, quale valore sanzionatorio simbolico importante, si trasformi in seguito, in un danno economico e sociale per la comunità e per coloro i quali hanno più bisogno in questa città. Ecco che ancora, sto a ribadire che, occorre che ognuno faccia la sua parte, e che la smetta di amministrare i beni sottratti alla mafia, per decenni e decenni.

D. Per i piccoli esercenti che chiedono la licenza, ma tuttavia, non sono garantiti per la presenza ingombrante dei “cravattai” o estortori, da un’economia sommersa, generando un veloce ed levato tasso di mortalità delle imprese, cosa fare?

R. Siamo di fronte ad una testimonianza vivente di come l’illegalità non è conveniente. Per troppo tempo questa città, ha chiuso gli occhi davanti all’illegalità e ha consentito che l’usuraio fosse considerato un amico. Allora, è bene che le banche non facciano gli usurai; perché troppo spesso lo fanno, dimostrando di essere l’anticamera della corsa all’usura.

D. Ma, l’amministrazione comunale può sposare questa causa, invitando le banche ad essere un po’ più flessibili, essendo un problema nazionale, la rigidità dei nostri istituti di credito mancanza di disponibilità finanziaria da parte degli esercenti il commercio?

R. Giovedì, nell’’incontro che avremo con il Presidente del Consiglio Renzi e il Sottosegretario Del Rio, convinti come siamo che, o l’economia trova nei Comuni un sostegno, o muore l’economia nazionale.

Ferruccio Dardanello  Presidente Unioncamere

D. Assistiamo ad una moria infinita di realtà imprenditoriali che vogliono affermarsi nel proprio settore di appartenenza, tuttavia, sono soffocati da sottosistemi, ma anche da un sistema fiscale che non aiuta, anzi strozza. A sua volta, ci sono problematiche diverse da regione a regione. Come si interviene a fronte di un intervento legislativo che ci si augura sia il più immediato?

R. Credo che la semplificazione debba essere lo strumento più semplice da potere mettere in campo. Questo Paese, l’Italia è troppo burocratico, troppo complicato, troppo diverso da una parte all’altra dei suoi confini. C’è bisogno di una forte azione di semplificazione. Per esempio, gli Sportelli Unici (SUAP) ciò lo potrebbero garantire.

D. Spesso accade tuttavia, che tali sportelli sono impreparati a rispondere adeguatamente alle domande che vengono sottoposte da parte dell’utenza; c’è molta impreparazione da parte degli addetti ai lavori e nel frattempo, la vita scorre con qualche moneta in meno nel portafogli. E il Fisco e l’IRAP?

R. Ritornando agli Sportelli Unici delle Camere di Commercio, stanno dimostrando di saper dare le risposte, perché hanno la stessa metodologia per potere approcciare il problema e risolverlola stessa modulistica, lo stesso modo di gestione degli sportelli. Certo, poi ci sono tutti gli altri problemi, che rappresentano un vero e proprio handicap. Infatti, noi viviamo in un Paese complicato e poco competitivo e che vede nei Paesi concorrenti, Paesi che hanno adottato un IRAP che non è un IRAP, ma si chiama in una maniera completamente diversa e che è meno onerosa.

D. Per far sì che lo Stato si faccia sentire più amico e familiare verso l’imprenditore, il piccolo esercente, cosa possiamo fare per restituire una vita dignitosa che oggi non lo è più?

R. Noi oggi viviamo in un Paese dove c’è un impresa ogni dieci abitanti e su questa noi abbiamo costruito la nostra storia e dall’impresa noi dobbiamo ripartire, perché non vedo altre soluzioni da poter dare nel medio periodo, parimenti, strumenti per la nostra crescita. Bisogna dare all’impresa l’attenzione che purtroppo, non ha avuto nel nostro recente passato. Si deve guardare a questo oceano di queste micro-imprese italiane. Quelle che oggi sono iscritte nei nostri registri sono circa, 6 milioni e sulle quali potere contare per potere un po’ ogni tanto riconvertire la nostra economia, secondo quelli che sono i tempi, i metodi, le richieste del mercato internazionale e nel contempo, creare le condizioni attraverso questi strumenti. Così per ogni piccolo imprenditore affacciarsi all’e-commerce, internet, in cui vendere le nostre produzioni, le nostre potenzialità.

D. Ma noi Siamo in Sicilia, dove ancora persiste una forte percentuale di digital-divide, come una folta richiesta di pizzo, per il quale ultimo a volte l’imprenditore è soffocato. Noi, per dare una risposta proprio, pret-à porter, perché l’imprenditore si possa sentire più confortato in maniera tangibile, cosa ci propone lei che arriva proprio da Cuneo in Sicilia, dalla cui finestra dell’Hotel Villa Igea vede un bel panorama, ma nella quale ci sono queste forti criticità?

R. Credo che il digital-divide deve essere uno degli elementi su cui lavorare per superarlo- Pensi che meno del 30% delle imprese ha un sito e di queste, solo il 4, 5% incomincia a fare e-commerce. C’è una grande formazione da pensare.

D. Ma c’è un costo, a sua volta da sostenere da parte dei potenziali formandi, che rinunciano proprio per indisponibilità finanziaria?

R. Credo che questo sarà un problema delle Camere di Commercio. Mi auguro anche da parte del Governo di lavorare in questa direzione.

D. La Unioncamere, quante volte si avvale del piccolo imprenditore nei suoi tavoli di concertazione, perché non ci sia un imposizione dall’alto ma, si agisca attraverso il bottom-up, che parte dal basso e che conosce le criticità in cui vive quotidianamente.

R. Unioncamere è l’istituzione economica, fatta da associazioni di tutte le imprese, anche delle piccole micro-imprese. Quindi il bottom –up è nelle audizioni e nei cui tavoli si portano anche i problemi delle micro-imprese italiane, che poi trova nella Camera di Commercio, la propria rappresentanza.

Claudio Fava – Vice Presidente Commissione Parlamentare antimafia

D. A proposito del Fondo unico di Giustizia, di cui molti stiamo apprendendo della sua consistenza per la prima volta in questa sede di convegno, è certo che molti piccoli imprenditori, parimenti, ignorano la sua esistenza. Sarebbe opportuno effettuare una campagna di divulgazione degli strumenti giuridici a disposizione, per i quali molti sconoscendone l’esistenza e quindi da potenziali vie di uscita, sono solo soffocati dal pensiero dei debiti?

R. Si, credo di si. Credo che occorra fare un censimento degli strumenti a disposizione per renderli utilizzabili, fruibili per lo start-up di molte aziende che, una volta sottratte ai mafiosi vivono la fase di maggiore sofferenza economica, di maggiore difficoltà. Uno start-up comunque, che non sia affidato soltanto alle cure di un Tribunale, di un amministratore giudiziario, ma anche al reperimento di risorse, anche per es. alla capacità di costruire un Fondo di Rotazione che, attingendo al questi tre miliardi e mezzo confiscati, si mettano queste aziende nelle condizioni di poter tornare sul mercato con le spalle coperte. Questa è la misura di buon senso, che sembra fattibile.

D. Lei ha fatto riferimento anche a dei supermercati che a Palermo come in Sicilia appartengono alla categoria dei beni sottoposti a misure di prevenzione. Il fattore convenienza che alletta il potenziale acquirente/consumatore ignaro fa di quest’ultimo un complice che alimenta il sottosistema?

R. L’acquirente ignaro è ignaro e, non può ritenersi responsabile, però sembra che un consumo consapevole possa essere praticato. Qui, a Palermo è stato fatto un elenco degli esercizi commerciali che hanno dichiarato di non pagare il pizzo. Si tratta di un consumo che aiuta per chi ha fatto questa scelta e quindi, è una cosa che va fatta.

D. Quando il trait-d’union che può sollevare l’imprenditore disperato non è costituito da banche, dai Tribunali, da cosa può essere dato?

R. Da quello che abbiamo fatto oggi, cioè, la solidarietà e la disponibilità di soggetti istituzionali che non siano solo magistrati e Tribunali, ma anche le Agenzie.

D. Quali Agenzie?

R. Le agenzie delle Camere di Commercio che mettono a disposizione il proprio know-how, le proprie competenze, le proprie banche dati per dare una mano all’Agenzia, mi sembra un passo avanti, anche semplice.

D. Quindi, più informazione e formazione all’interno delle CCIAA?

R. Più formazione e informazione, ma anche più disponibilità per capire che la sfida contro la criminalità riguarda tutti, non riguarda solo chi lavora in quei beni.

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