Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VIII - Num. 40 - 13 gennaio 2020

Anno I - Num. 01 - 18 aprile 2012 Politica e società

NON SPEGNETE TELEJATO!

di Romina Ferrante
         

Pino Maniaci Partinico (PA) – Mancano appena due mesi all’inizio dello switch off, che segnerà il definitivo passaggio al digitale terrestre per i comuni siciliani e già montano le polemiche. La storica emittente televisiva Telejato rischia, infatti, di chiudere definitivamente i battenti. Non certo per mano della mafia, che da anni, con minacce, intimidazioni e aggressioni fisiche, tenta di far desistere Pino Maniaci, direttore e conduttore del telegiornale dell’emittente, dalla sua instancabile lotta contro Cosa Nostra. No, ironia della sorte, Telejato chiuderà per una legge dello Stato.

Stiamo parlando della legge di stabilità 2011 che prevede che le frequenze siano assegnate secondo graduatorie regionali in base a criteri di ordine economico. Oltre 200 emittenti comunitarie italiane rischiano, pertanto, di sparire per sempre. Con un colpo di spugna viene cancellata l’idea che stava alla base della legge Mammì e cioè che anche le ONLUS abbiano il diritto di trasmettere, nonostante non generino profitti. Così facendo non si colpirà soltanto l’informazione libera e indipendente, ma si ostacolerà una lotta antimafia realizzata sul campo giorno per giorno. Negli anni, infatti, Pino Maniaci ha condotto una strenua battaglia contro le famiglie mafiose del territorio di Partinico e dintorni, denunciando abusi edilizi, mala amministrazione e degrado ambientale.

L’unica speranza di salvezza per le ONLUS espropriate è agganciarsi a chi potrà permettersi di acquistare le frequenze, scelta che, comunque, risulterà per molti impraticabile. Da un lato sarà difficile per chi da anni lavora in piena autonomia adeguarsi alle logiche delle tv commerciali. Dall’altro lato ci sarà chi non potrà sobbarcarsi gli onerosi costi d’affitto. Concentrare il potere mediatico nelle mani di pochi potenti gruppi editoriali significherebbe senza dubbio erodere ancor di più il friabile terreno del pluralismo dell’informazione.

Telejato è l’esempio di come si possa fare del buon giornalismo pur non avendo grandi risorse a propria disposizione, è uno di quegli “anticorpi” di cui la società non può privarsi. Proprio per queste ragioni il comitato “Siamo tutti Telejato” ha lanciato un appello al premier Monti (http://www.telejato.it/ComitatoSiamoTuttiTelejato.htm), perché modifichi l’ingiusta legge, sostenendo le tv locali che svolgono un importante servizio per la collettività.

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