Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VI - Num. 35 / 2018

Anno I - Num. 02 - 18 giugno 2012 Cultura e spettacolo

In libreria la biografia di uno scienziato siciliano osteggiato, ma da tanti amato: il Prof. Luigi Di Bella

(all’interno intervista all’autore della biografia, il figlio Dott. Adolfo Di Bella)

di Vilma Maria Costa
         

Copertina del libroCapo d’Orlando (ME) – La redazione è venuta a conoscenza della presenza in Sicilia dell’autore della biografia del Prof. Luigi Di Bella, il dott. Adolfo Di Bella, e siamo riusciti a farci rilasciare un’intervista.

Adolfo Di Bella è il secondogenito del Prof. Di Bella, una persona che dal modo in cui si esprime fa subito capire quanto amore nutre nei confronti del padre, ma anche di tutta la sua famiglia.

Con la realizzazione di questa biografia, per la quale ci sono voluti ben 7 anni di impegno, Adolfo Di Bella ha effettuato ricerche, raccolto documenti anche inediti e ha arricchito il tutto con testimonianze personali di un figlio quotidianamente accanto al Professore, ma anche di amici che gli sono stati compagni nei suoi percorsi scientifici.

Lavoro edito da Mattioli, di 450 pagine, con 50 fotografie inedite e il cui ricavato sosterrà l’attività del laboratorio di ricerca Di Bella.

Si tratta di una biografia la cui inclinazione è prevalentemente umana e familiare, dedicata particolarmente ad un pubblico non esperto nel settore medico, ed il cui filo conduttore è la lotta dello scienziato contro le difficoltà della vita e della società: da quella contro la povertà dell’infanzia e della giovinezza all’incomprensione e ostilità degli ambienti accademici e scientifici prevalenti, sostenuto dalla forza della verità e dall’amore per i suoi simili.

Così scrive nella prefazione del libro Adolfo Di Bella Questa non é un’agiografia, ma una biografia che si propone di narrare e commentare la vita di un uomo straordinario, ristabilire la verità di fatti troppo spesso alterati, delinearne l’indole, decifrare i motivi e le origini delle sue azioni, rievocare la sofferenza ed i rapimenti del suo spirito, l’amore e la pietà, l’incredibile potenza di volizione e la tenacia che, queste sole, fanno di un uomo un grande uomo. Anche da fatti apparentemente semplici della vita familiare, oltre che dalla grandiosità della sua opera, possono infatti emergere l’uomo ed il messaggio lasciato agli uomini di oggi e di domani; meglio ancora se saranno i fatti, non le parole, gli eventi, non i pareri a tracciarne la figura.

C’è un unico desiderio che sembra pervadere l’intera opera, restituire al padre quella serenità che in vita gli è stata negata, far conoscere al mondo chi è stato il Prof. Di Bella. Uno scienziato che ha studiato, effettuato ricerche e dato tutto se stesso incondizionatamente per un unico obiettivo: trovare la soluzione ad un male che affligge l’umanità, il cancro.

 

Intervista

1. Da cosa è scaturita l’idea di intraprendere l’impegno della realizzazione di questa biografia?

Mio padre aveva concepito l’idea di scrivere le sue memorie. Intendeva farlo prevalentemente a beneficio delle nuove generazioni, per indurle a non arrendersi di fronte alle difficoltà della vita, compiere sempre il proprio dovere e formarsi un’opinione indipendente sulla realtà che ci circonda. E’ stato proprio lui ad affidarmi il difficile compito di realizzare il suo progetto.

2. Perché nel titolo del libro si legge Poeta della scienza? Cosa si vuole esprimere con questa definizione e da chi gli è stata data?

Il titolo mi è venuto spontaneo. Rappresenta non solo la sua “cifra”, ma anche una grande verità. Lo scienziato, come prima cosa, deve inchinarsi alla realtà oggettiva e provata ed a questa subordinare ogni teoria ed opinione. Ma è indispensabile anche essere animati e guidati dalla percezione della bellezza del creato, dal fascino del  mistero dell’universo, dalla volontà di svelare i grandi segreti dello spirito, da un anelito ideale e umanitario continuo. Senza questo e senza capacità “creative” è impossibile lasciare  un’orma significativa in qualsiasi campo, sia esso quello dell’arte o della scienza. L’arte e la scienza non sono mondi contrapposti, ma  percezioni parallele di quella favilla d’eterno che è stata immessa in noi. Ho sottolineato nelle pagine del libro questo concetto, là dove ho fatto la distinzione tra il “tecnico della scienza”, che può tutt’al più dare un piccolo contributo, e lo  “scienziato”, che invece attua una svolta significativa nel corso del progresso scientifico.   

3. Suo padre è stato un uomo eclettico, amante delle scienze, ma anche dell’arte in generale, della musica in particolare. Spesso, infatti, grandi uomini di scienza si rivelano grandi musicisti. Può raccontarci un episodio della vita familiare che ci faccia vedere il Prof. Di Bella anche sotto questo aspetto?

Mio padre era, fra l’altro, un appassionato lettore. Nella nostra vecchia casa di famiglia ci sono circa undicimila volumi. Conosceva a memoria buona parte della Divina Commedia, molti classici ed aveva un’ammirazione immensa – in particolare – per i grandi scrittori siciliani. Ero appena adolescente quando mi spinse a leggere Verga, Pirandello, Tomasi di Lampedusa. Nel 1999, in occasione di una visita in Sicilia, volle spingersi fino ad Agrigento per rendere omaggio alla casa natale di Pirandello, l’autore che prediligeva. Amava naturalmente le arti figurative. Se i numerosi congressi scientifici nei quali comunicò si svolgevano in città che ospitavano monumenti o pinacoteche, non mancava di farsi chilometri a piedi per ammirarli. Così accadde, ad esempio, a Parigi, ad Amsterdam, a Londra, a San Pietroburgo. La musica, poi, fu sempre una sua accesa passione. Da giovane aveva studiato pianoforte. E’ con indicibile nostalgia che con mio fratello ricordiamo i dorati pomeriggi domenicali, quando con mia madre suonavano intere opere a quattro mani. Tra i compositori che più amava posso citare i grandi operisti italiani (Verdi, Bellini, Puccini), Haendel, Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Brahms. Ma a questi grandi “amori”è da aggiungere quello struggente per la Sicilia, che lo ha accompagnato per tutta la sua esistenza. A Bruno Vespa, che  nel 1998 scrisse un libro su di lui, disse che quando approdava a Messina dopo avere attraversato lo Stretto provava istintivamente il bisogno di chinarsi a baciare la sua terra.

4. Per il suo progetto ha dovuto affrontare diversi ostacoli. Può raccontarci quali difficoltà ha dovuto superare per donare al lettore la biografia di suo padre?

La prima difficoltà è consistita nel rigore che mi sono imposto, al fine di offrire al lettore una cronaca  fedele ed obiettiva della vita e dell’opera di mio padre. Ho sempre cercato di scavare nella sua complessa psicologia per approssimare quanto più possibile la verità dell’uomo. Mio padre detestava la prosopopea e la sufficienza e non avrebbe mai approvato un ritratto agiografico. Un’altra grossa difficoltà è stata costituita dall’inevitabile necessità di leggere migliaia di documenti e di lettere. Non un’affermazione contenuta nella biografia è priva di “pezze d’appoggio”. E’ con sbalordimento che ho letto testimonianze risalenti in qualche caso anche agli anni trenta. Nella vasta mansarda dello studio-laboratorio di Modena ho trovato letteralmente quintali di carte, lettere, attestazioni. Spesso sono stato costretto a riscrivere interi capitoli, alla luce di quanto man mano emergeva. Come non riferire del suo primo lavoro scientifico, pubblicato ancora diciannovenne – studente del second’anno di medicina – e relativo a un tema di attualità, quello dei campi elettrici variabili? E che dire degli attestati di stima da parte del Maestro, il Prof. Pietro Tullio, candidato al Nobel per la Medicina nel 1930 e nel 1932? Di volta in volta emergevano fatti nuovi e sensazionali: così i quattro concorsi nazionali vinti – grazie ai quali poté mantenersi agli studi ed aiutare la famiglia -, l’interessamento di Guglielmo Marconi, allora presidente del CNR, alle sue ricerche (testimoniato da una borsa di studio conferitagli e dalla pubblicazione di un lavoro premiato sul volume annuale edito dal CNR), il libro di Chimica Biologica scritto nel 1937 quando già da un anno, ventiquattrenne, era docente di Fisiologia e Biochimica all’Università di Parma, le lauree in Farmacia ed in Chimica aggiuntesi nel 1938 a quella in Medicina, i lavori, risalenti ai primi anni quaranta, sui rapporti tra retinoidi e crescita neoplastica. Ma, al di là delle prove di valore personale, è stata la necessità di catalogare e selezionare la corrispondenza con ricercatori di fama internazionale (Pauling, Axelrod, Gupta, Reiter, Epstein ecc.) e quella che si riferiva ad episodi di vita universitaria, ad avere comportato lo sforzo maggiore. L’ultimo ostacolo risale al 2010, quando l’opera era già ultimata. Un noto editore al quale ero stato presentato, che mi aveva accolto con viva cordialità e voluto firmassimo il contratto appena venti giorni dopo il primo incontro, ha mutato repentinamente e…inspiegabilmente atteggiamento, rimandando sine die la pubblicazione dell’opera, nonostante l’avvenuta scadenza del termine fissato. Avvisato da amici – che svolgono la loro attività nel mondo dell’editoria – che poteva trattarsi di un espediente per bloccare l’uscita del libro, sono stato costretto a ricorrere ad un legale per ottenere la piena “liberatoria”. Una causa civile  si sarebbe sicuramente conclusa riconoscendo l’inadempienza contrattuale dell’editore e comminando magari pesanti penali: ma, considerati i tempi medi dei procedimenti, il libro sarebbe rimasto chissà per quanti altri anni a livello di bozza.

5. Don Alessandro Pronzato, sacerdote, scrittore molto apprezzato dal Papa Giovanni Paolo II, che si è dedicato all’insegnamento e al giornalismo. Autore di numerose opere tradotte in varie lingue (saggistica prevalentemente religiosa, testi di spiritualità, opere antologiche, biografie) ha voluto scrivere delle bellissime righe in ricordo di suo padre che rappresentano la prefazione della biografia. Quali emozioni hanno suscitato in lei queste frasi? E cosa significano per lei?

Don Alessandro ha avuto un ruolo importante nella genesi della biografia. Aveva conosciuto mio padre tramite il comune amico Dr. Giancarlo Minuscoli, alla cui memoria il libro è dedicato. Conoscendo la sua limpida franchezza, i vivi apprezzamenti alla biografia mi hanno rassicurato sul lavoro svolto. La prefazione coglie, come meglio non sarebbe stato possibile, il valore etico dello scienziato, oltre a quello intellettuale: quando lo definisce “un resistente contro l’imbarbarimento progressivo” definisce in mirabile sintesi uno degli aspetti fondamentali della vita di Luigi Di Bella.

La ringrazio a nome mio e di tutta la redazione del giornale per averci rilasciato questa intervista e per la sua disponibilità e le auguriamo che il libro abbia il successo che merita.

Note biografiche

Adolfo Di Bella Adolfo Di Bella, (Modena, 30/01/1948), secondogenito del Prof. Luigi Di Bella, si è laureato in giurisprudenza dopo avere conseguito la maturità classica. Durante la vita dello scienziato lo ha coadiuvato nei rapporti esterni e nella corrispondenza. E’ autore di un libro, pubblicato nel 1999, “Egregio Prof. Di Bella”, florilegio commentato delle lettere giunte al fisiologo fin dai primi anni settanta, e di un libro di racconti pubblicato nel marzo 2012 (“Il Principe della persiana”, Ed. Artestampa, Modena). Attualmente è impegnato, insieme al fratello maggiore Giuseppe – medico – nella divulgazione dell’opera del padre. Sovrintende al Blog-Forum di indirizzo divulgativo del Metodo Di Bella (www.dibellainsieme.org), che si affianca a quello di specifica vocazione medico-scientifica (curato dal fratello) www.metododibella.org.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
    1. Vilma Maria Costa Autore

      Grazie a Voi per le belle parole e per la diffusione dell’articolo sulla Vostra Bacheca, cordiali saluti e Keep in touch!

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