Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VII - Num. 37 / 2019

Anno I - Num. 03 - 28 settembre 2012 Cultura e spettacolo

Libro-inchiesta del giornalista Antonio Gerbino, Felice non ha voce

di Vilma Maria Costa
         

copertina webNon posso negare che quando l’autore del libro, il collega giornalista Antonio Gerbino mi ha chiesto di recensire il suo ultimo libro, Felice non ha voce, sono stata subito colpita dal titolo del suo lavoro e ho fatto immediatamente accesso al sito che mi consigliava per reperire informazioni sulla pubblicazione. Il tema così interessante ed attuale mi è subito piaciuto e così l’autore mi fece avere il libro, un e-book acquistabile online collegandosi al sito http://www.felicenonhavoce.com/ .

La prefazione è stata curata dal Magistrato Marzia Sabella che si è occupato di abusi su minori e che attualmente lavora alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Scrive la Sabella: Capita di sbagliare. Nessuno è invincibile. Ma ho imparato prestissimo che, per assolversi e lasciarsi assolvere dall’errore, specie quello che non sapremo mai, l’unica regola è il rispetto delle regole. […] Certo, ci vuole buonsenso nell’applicare le regole. E non tutti il buonsenso possiedono.[…] Questo sembra raccontare la storia di Felice. Una resa o un’accusa all’ingiustizia della giustizia insensata che può far male quanto ogni altro male. Tuttavia, qualunque regola, e non queste soltanto, passa attraverso il buonsenso di chi la interpreta. E per ciascun processo, e non solo per questi, ci vuole buonsenso per non innamorarsi di un’ipotesi, per non forzare la mano, per non allontanarsi dal significato oggettivo di una prova, per non stravolgere un dato affinché combaci con un teorema.[…] La storia di Felice è la storia di un errore.

Viene raccontata una storia vera, con personaggi, emozioni, reazioni e dolori veri, certamente con nomi di persone e luoghi convenzionali per salvaguardare, soprattutto, il minore e tutto è esposto dall’autore con lo stile dell’inchiesta giornalistica. Gerbino, infatti, ha effettuato interviste, consultando materiali inerenti il caso e anche la situazione degli abusi sui minori in Italia.

Felice, il protagonista della storia, all’età di sei anni viene coinvolto in un processo penale per maltrattamento e abuso sessuale nei suoi confronti, una tortura psicologica durata più di dieci anni.

Da un grave e irrisolvibile conflitto dei due genitori scatta, da parte della madre di Felice, una denuncia per abuso sul figlio da parte del padre che si rivelerà un falso abuso, e terminerà con l’assoluzione dell’accusato in due gradi di giudizio, ma che per i lunghi tempi del processo, le modalità di accusa adottate avrà causato gravi danni psicologici, e non certamente risarcibili, al bambino, oggi in età adolescenziale, al quale è stato negato, per motivi di carattere giudiziario, un normale rapporto con il padre.

Questo è quello che studiosi di psicologia anglosassone chiamano vittimizzazione secondaria e abuso istituzionale per denotare il ruolo di vittima di minori indifesi che diventano strumento per raggiungere un obiettivo, vincere, nella fattispecie, la causa di un processo.

Felice non ha voce per due motivi: il primo riguarda il suo handicap, un ritardo nel linguaggio anche se l’autore ha voluto sottolineare che non è stato questo il motivo per cui negli interrogatori non ha voluto parlare e così si esprime Gerbino, Felice,  a causa di un presunto handicap, aveva già frequentato oltre il necessario medici, psicopedagogisti e assistenti sociali e da quel momento inizierà a frequentare anche tribunali, studi di professionisti, “strutture protette”. Una moltitudine di adulti che, senza mai violare la legge, hanno devastato la sua già fragile relazione col mondo; il secondo motivo riguarda la sua età, il bambino aveva solo sei anni, e questo non gli consentiva, di certo, di potersi esprimere adeguatamente e, spesso, rimaneva incapace di parlare.

Un libro che, durante la sua lettura, fa riflettere sull’importanza di non dare mai giudizi affrettati e farsi trasportare da emozioni, dietro una probabile realtà ci può essere un’altra realtà, quella vera, quella che deve essere accertata. E’ davvero inqualificabile il tentativo della madre di Felice e della sua consulente psicologa, durante le fasi processuali, di far recitare al bambino, davanti a una telecamera e per più sedute in giorni diversi, le scene della presunta violenza subita dal padre.

Ecco come si conclude la postfazione del libro scritta da Don Carmelo Torcivia, Rettore della Chiesa di S. Maria della Catena a Palermo, Se il bambino è allora intrinsecamente chiamato ad essere adulto, l’adulto è reciprocamente chiamato a farsi bambino. Perché il significato dell’essere bambino (apprendere e ricevere attraverso la maturazione di fiducia e affidamento verso gli altri) è così importante, che non si può perdere o relegare ad una fase della vita umana. Solo se si resta fedeli a questa vocazione di restare adulti, diventando bam­bini, si rispetterà il mondo dei bambini e vi si attingerà sempre motivo di gioia.

Scheda biografica

Antonio GerbinoAntonio Gerbino

Giornalista pubblicista, è stato dirigente sindacale e responsabile di strutture formative. Ha pubblicato SOLARIUM. Un’esperienza di fascinazione al lavoro per promuovere la comunità, Franco Angeli, 1999.

Vive e lavora in Sicilia in ambiti diversi da quelli attraversati in questo libro.

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