Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VII - Num. 37 / 2019

Anno I - Num. 01 - 18 aprile 2012 Politica e società

Il lavoro dà dignità alla persona

di Vilma Maria Costa
         

Immagine Articolo 18Quanta tristezza nel vedere che una conquista come quella dell’articolo 18 viene oggi presentata come un ostacolo per il buon andamento economico di un’azienda!

E adesso ci troviamo un disegno di legge al vaglio del Parlamento. Il nodo da sciogliere è ancora quello del reintegro del lavoratore licenziato per motivi economici. Ma questa volta sembra che il contentino del reintegro per casi estremi e improbabili, come li ha definiti il nostro Premier Mario Monti, stia mettendo tutti d’accordo, politici e parti sociali. Sarà davvero così?

L’attacco all’art. 18 sembra essere una parte per il tutto, come se si volesse sferrare, invece, un attacco velato allo statuto dei lavoratori, la legge n. 300 del 20 maggio 1970, recante Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento. La sua introduzione provocò importanti e notevoli modifiche sia sul piano delle condizioni di lavoro che su quello dei rapporti fra i datori di lavoro, i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali.

Le aziende hanno sempre avuto la possibilità di licenziare, ma per una giusta causa e il lavoratore ha, sino a questo momento, avuto la possibilità di far valere le sue ragioni davanti a un giudice con la certezza del reintegro presso l’azienda nel caso di infondatezza della giusta causa.

Ma adesso, con la trasformazione dell’art.18, l’opportunità del reintegro – che in un primo momento si voleva del tutto negare – potrà ottenersi soltanto se il giudice valuterà che il motivo economico sia “manifestamente infondato” e, se l’infondatezza fosse accertata, il giudice potrebbe disporre il reintegro. In caso contrario verrà corrisposto al lavoratore un indennizzo pari ad alcuni mesi di stipendio che certo non gli servirà per accompagnarlo sino alla pensione, ma che gli basterà per sopravvivere qualche mese, e dopo poco tempo si troverà in mezzo a una strada.

Ma come farà un lavoratore licenziato che, spesso, ha superato i 40 anni a trovare una nuova occupazione quando sappiamo che è già molto difficile per un giovane inserirsi nel mondo del lavoro?

I sindacati, in un primo momento, all’inizio del “dialogo” (come lo chiama qualche politico) con il Governo erano tutti compatti per non modificare affatto l’articolo 18, poi soltanto la CGIL ha continuato ad essere coerentemente contraria, ma poco dopo anche tutti gli altri sindacati si sono ricompattati per camminare uniti contro la modifica Invece, i partiti politici si sono mostrati, tranne IDV e Lega Nord, alcuni favorevoli alla modifica, altri per nulla combattivi e con atteggiamenti poco chiari che hanno da subito lasciato intravedere una sorta di arrendevolezza perché a loro dire i mercati erano fermi.

Ma cosa importa ai lavoratori che perdono il posto di lavoro dei mercati? A loro interessa vivere dignitosamente con uno stipendio per portare a casa il pane e pagare mutuo o affitto.

Nel 2011 sono stati licenziati molti lavoratori e l’art. 18 non era ancora stato toccato, quindi, le imprese la possibilità di licenziare ce l’hanno avuta eccome! E una volta modificato l’art.18 a quanto ammonterà il numero dei licenziati?

Ci raccontano che se l’art. 18 venisse abolito potrebbe, comunque, essere inserito in contratti di categoria o aziendali, ma quale impresa, azienda o amministrazione dopo essere riuscita a far crollare questa grande difesa per la salvaguardia del posto di lavoro la farebbe risorgere come un’Araba Fenice in un contratto aziendale?

Il Ministro Fornero dice che non vuole dividere il Paese in due, ma vuole diminuire di poco la “blindatura” del lavoro dominante, così chiama il lavoro a tempo indeterminato, perché, dichiara, che in questo modo possono essere fatti piccoli aggiustamenti di numeri che consentano a un’impresa di superare momenti di crisi. Ecco cosa sono i lavoratori: numeri! I lavoratori sono persone e non dimentichiamoci che l’art 1 della nostra Costituzione, grande strumento di democrazia ed equità, così recita: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

 

scarica e leggi la modifica al testo sull’art.18

modifica contenuta nell’articolo 14 del ddl di riforma del mercato del lavoro (tutele del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo), dove la novità è appunto il ritorno al reitegro per i licenziamenti economici ‘infondati’ o ‘insussistenti’

8 aprile 2012

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