Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VIII - Num. 43 - 1 settembre 2020

Anno I - Num. 04 - 05 dicembre 2012 Politica e società

La vera politica è morta? Perché?

di Vilma Maria Costa
         

Lasciate ogni speranza

E’ davvero un compito arduo stare dietro ai cambiamenti politici in questo periodo!

I cambiamenti sono, infatti, continui e repentini. Basta una notizia su un presunto cattivo operato diffusa dai media su questo o quel partito, o su un personaggio politico che immediatamente l’opinione pubblica, dando la notizia per sicura e, non aspettando neanche una loro difesa, li abbandona, li condanna, ne parla come finiti. Certamente se si tratta di un comportamento sbagliato provato questa persona giuridica o fisica, così come previsto dalla nostra Costituzione, deve risponderne davanti alla Legge

Ma ciò che salta agli occhi e che inorridisce è che immediatamente persone dello stesso partito approfittano della situazione di crisi venutasi a creare per acuirla o andandosene dal partito dando origine ad altre realtà politiche o restando e muovendosi all’interno come un nemico dello stesso partito cercando di attirarsi le simpatie di attivisti interni, quindi, realizzando delle enormi spaccature che bene non fanno bene né al partito né a chi guarda alla situazione dall’esterno.

In molti partiti oggi si realizzano situazioni di questo genere sia a livello nazionale che regionale: la Lega Nord con Bossi-Maroni, In Italia dei Valori Di Pietro-De Magistris, nel PD Bersani-Renzi, nel PDL Berlusconi-Alfano, etc.

Tutta questa incertezza politica, diatribe e spaccature nei partiti non fanno che generare nelle persone una confusione che li porta inevitabilmente a credere in nuove forze politiche che hanno le caratteristiche del non-partito o, addirittura all’astensionismo. E anche lì c’è chi sa come sfruttare l’onda e si affretta a creare movimenti che facciano sentire il partecipante come componente attivo del nuovo organismo. E’ questa senz’altro una chiave di successo per ottenere un altissimo bacino di voti, ma che non arriva ad abbattere il numero dei non votanti che ancora pensano che astenersi dal voto potrebbe essere la “giusta” protesta.

In Sicilia, nelle ultime elezioni regionali, sono stati ben il 52% le persone che non si sono recate alle urne e questo è certamente un dato allarmante che fa riflettere sul grande stato di malcontento e insoddisfazione che sta vivendo il popolo dell’Isola. Ma non andare a votare non è certamente la soluzione che risolve il problema, anzi è un non volersi assumere responsabilità e nel contempo rassegnarsi a quello che la percentuale dei votanti deciderà. Il voto in Sicilia è stata una vera e propria cartina tornasole, un test che tutti i politici a livello nazionale attendevano per muoversi di conseguenza e per pensare chi “riciclare” o “rottamare” e quali strategie intraprendere per cercare di non perdere consensi che si stanno sempre più riducendo.

Come prima preoccupazione degli uomini politici dovrebbe esserci quella di recuperare credibilità sul piano sociale, rinunciare a privilegi che li allontanano dalla gente che di privilegi non ne gode neanche lontanamente e dedicarsi, occupandosene personalmente, a problemi di carattere sociale. Insomma essere più altruisti e pensare a quello che la vera politica dovrebbe essere, una missione per l’ottenimento del bene comune.

In Sicilia i problemi che maggiormente assillano la gente sono quelli relativi alla mancanza di lavoro, lavoro che certamente non deve essere sfruttamento e, una volta che questa occupazione si è finalmente ottenuta, c’è il problema del mantenimento del posto di lavoro. Oggi, infatti, assistiamo, inoltre, a una emorragia di perdita di posti di lavoro a tutti i livelli, nelle fabbriche, nelle banche, nelle imprese piccole, medie e grandi.

Il lavoro è alla base della dignità di un uomo, senza lavoro non c’è vita sociale, ma soltanto la morte civile.

E in Sicilia, ma anche nel resto d’Italia, non si tratta di essere choosy, tantissimi giovani eseguono lavori e si cimentano in attività spesso lontane dalle loro competenze e professionalità, ma sono soldi che è uguale a indipendenza che è uguale a mangiare. E loro lo sanno benissimo non c’è bisogno che nessuno glielo faccia notare, certamente tristemente accettano ciò che viene loro proposto, ma è pur sempre finalmente un lavoro.

Altro grave problema è quello che riguarda la perdita del posto di lavoro

Non si possono non ricordare gli ultimi episodi di licenziamenti in Sicilia che riguardano gli operai della FIAT di Termini Imerese, i dipendenti di diverse COOP, di negozi LI VORSI, MIGLIORE, di emittenti televisive come la Sige (Antenna Sicilia) e Telecolor, di Catania per i quali i sindacati hanno proposto di evitare il licenziamento collettivo e istituire i contratti di solidarietà e il cui tentativo di trattativa è risultato molto difficile, e i 69 licenziamenti annunciati da Caronte&Tourist o persone che rischiano di perdere il loro posto di lavoro come docenti e personale amministrativo legati agli enti di formazione da rapporto di lavoro a tempo indeterminato e ancora tanti altri.

Quindi si dia davvero una svolta in Sicilia, si riducano i costi della politica e si avvii una programmazione che realizzi opportunità lavorative, con attenzione al comparto sociale, alla formazione, alle imprese solo così, se concretamente ci si impegnerà per un cambiamento il popolo siciliano ridarà fiducia alla politica e a chi se ne occupa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
  1. francesca

    Da quanto tempo ci facciamo le stesse domande? Da quanto tempo riflettiamo sugli stessi argomenti? Da quanto tempo la politica è sempre più impresentabile? Da quanto tempo ci aspettiamo risposte con fatti concreti e non con proclami? Un proverbio siciliano dice: Cancia u maistru, ma a musica è sempre a stissa! E allora? Non andare a votare significa far decidere gli altri … e come dice Benigni … il popolo sceglie Barabba! Ma andare a votare … come dico io … significa trovare sempre e comunque … gli stessi impresentabili Barabba!

    Rispondi
    1. Vilma Maria Costa Autore

      Ciao Francesca,
      normalmente non intervengo e lascio che i lettori si scambino liberamente le loro opinioni.
      Desidero, però, dirti che penso che le persone hanno, spesso, diffidenza nei cambiamenti perché pensano che tanto non cambierà mai nulla forse anche per gattopardiana memoria “bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”. Insomma spreco di energie.
      Credo, invece, che sia necessario avere la forza e il coraggio di agire e se la nostra azione si concretizza nel voto a questo non si deve rinunciare perché altrimenti ci sarà la nostra sicura sconfitta, si farà del male a noi stessi, ai nostri figli e a chi verrà dopo di loro.
      Il diritto al voto è stata una conquista, e per noi donne, anche molto recente. La lotta non deve essere contro il voto, che è la nostra arma attiva di cambiamento oltre alla cultura, ma il voto ci deve servire per scegliere democraticamente chi desideriamo che ci rappresenti. Noi elettori ci sentiamo piccoli, pochi, insignificanti e insieme, invece, dobbiamo renderci conto che siamo una grande forza! Non dobbiamo diventare una massa informe alla mercé di personaggi che non meritano il nostro appoggio.
      Quindi ti chiedo di non rassegnarti, ma di non perdere il tuo diritto alla scelta e di non credere che tutti siano uguali e agiscano per il loro tornaconto, questi non vanno votati, ma allontanati e condannati. Credimi ci sono tanti che desiderano agire per il bene comune e rischiano di essere inseriti nel calderone di quelli che tu chiami giustamente“Barabba” e in questo modo non si fa altro che agevolare questi a nascondersi le stesse persone che tu condanni e poter giustificare così i loro insensati e delinquenziali comportamenti perché tanto, loro possono dire,” si comportano tutti così”.
      Grazie per esserti interessata all’articolo, è stato un piacere ricevere il tuo commento dal quale desumo che lo hai scritto perché ancora in te non c’è rassegnazione, ma rabbia e credimi non votando questa rabbia non potrà che spegnersi e cedere, invece, il posto alla rassegnazione e sarà un vero peccato! Tu sei importante per la collettività! Auguri di Buone Feste, continua a seguirci Vilma

      Rispondi
  2. Accordino Antonio

    Mi pare che la conbfuzione è sovrana e non è a caso, è costruita ad arte in modo che la gente non possa riflettere e non trovi la memoria per ricordare quanto è accaduto in questi anni e soprattutto la crisi nella quale una politica dannata dell’armata Berlusconiana che dava i ristoranti pieni e che stavamo meglio di tutti gli altri, ci ha condotti. Il cappio al collo, Sulcis, Alcova, Mistretta e mille altre attività fallite o mandate al macero, con migliai di disoccuopati, cassaintegrati, precari, facciamo gli scongiuri di non morire. Ci resta ancora un pò di ossigeno e tentanto di farci dimenticare di una classe dirigente Ladrona, una politica corrotta che non ha impedito a FIAT di fare il bello ed il cattivo tempo ed alle altre Industrie di ldeocalizzare lasciando i lavoratrori nel deserto della disperazione perchè avevano da pensare a rubare e rimepirsi il portafogli. Adesso tocca a noi dimostrare quanto valore siamo in questa ITALIA. Andiamo a votare con la schiena dritta riconoscendo chi ha lavorato per una società migliore e chi l’ha depredata. Il Futuro è nelle nostre mai. Basta lamentarci perchè siamo noi a pagare le malefatte di questi politici e dirigienti.

    Rispondi

Lascia un commento

TrinacriaNews.eu favorisce la pubblicazione di commenti, siano essi critici o positivi, ritenendoli una potenziale fonte di arricchimento dei contenuti degli articoli e del dibattito intorno ad essi. I commenti inseriti sono sottoposti a pre-moderazione. Sono suscettibili di non pubblicazione i commenti ritenuti volgari, offensivi, che richiamino a comportamenti illegali o che, ad insindacabile giudizio della Redazione, saranno ritenuti inadeguati.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*