Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VIII - Num. 43 - 1 settembre 2020

Anno II - Num. 07 - 10 luglio 2013 Cultura e spettacolo

Il vurricatore, il romanzo dello scrittore-poliziotto I.M.D. della Catturandi di Palermo

(Videointervista all’autore del libro I.M.D.)

di Viviana Villa
         

Palermo – Si è tenuta alla libreria Modus vivendi la presentazione del libro Il vurricatore (Edizioni Leima), il cui autore si firma con lo pseudonimo I.M.D. Sovrintendente della Polizia di Stato e appartenente alla sezione Catturandi della Squadra mobile di Palermo, ha partecipato agli arresti di noti latitanti, come Giovanni Brusca, Salvatore e Sandro Lo Piccolo, e ad importanti indagini sulla mafia, che hanno portato alla cattura di Bernardo Provenzano.

L’autore ha già scritto tre saggi Catturandi (2009), 100% sbirro (2010) e Dragoni e lupare (2011), che, partendo dalla sua esperienza sul campo, raccontano la realtà da lui vissuta in una sorta di “cronaca dall’interno”. Il vurricatore, invece, è il primo romanzo, frutto della fantasia dell’autore, ma ispirato, inevitabilmente, anche alla realtà. Lo scrittore stesso afferma nel libro che i nomi, i fatti e le circostanze sono ispirati da una realtà ancor più dura e cruenta di quella descritta sulla carta.

Protagonista del libro è Lillino Palazzolo, personaggio ispirato ad un mafioso ormai collaboratore di giustizia. La sua vicenda comincia ad essere narrata quando è ancora un ragazzo e decide di entrare a far parte di Cosa nostra. Il vurricatore comincia a lavorare con il padre ma, invece di infuriarsi alla richiesta del pizzo alla loro attività, decide di offrirsi anche lui come operaio della mafia; scala la gerarchia mafiosa e diventa il vurricatore, cioè colui che fa “scomparire” i cadaveri delle vittime della lupara bianca. La storia evolverà dalla sua ascesa fino alla cattura da parte degli uomini della Squadra Catturandi.

Il libro presenta, inoltre, una particolarità narrativa, data dalla scelta di raccontare la storia attraverso il punto di vista del mafioso e non del poliziotto. Nei libri di mafia di solito, il protagonista è quest’ultimo, in questo caso invece vi è un capovolgimento di fronte, in quanto il protagonista è un mafioso. Come ha affermato l’autore stesso, il mio mestiere è fare le intercettazioni, per questo motivo ho cominciato a pensare come loro e a parlare come loro. Per la stesura del libro ho cercato, dunque, di aiutarmi con la mia esperienza, in quanto conosco lo schema di pensiero del mafioso e la sua vita quotidiana.

Il romanzo inizia in prima persona con il racconto di un commissario di Polizia, Mario Castrogiovanni, il qualesi trova a dover disseppellire due cadaveri. Durante questa scena molto particolare, la sua mente torna indietro negli anni e si ricorda di quando, nel suo paesino originario, conobbe il suo compagno Lillino Palazzolo. A questo punto, attraverso un flash back che si protrae per tutta l’opera, la narrazione si concentra sul protagonista vero e proprio, il vurricatore, del quale il lettore può seguire la storia.

Alla presentazione è intervenuto il noto poliziotto ed autore di romanzi polizieschi Piergiorgio Di Cara. Questo romanzo è un’opera di finzione, che presenta in alcuni tratti un andamento poetico – ha detto – ma è anche un romanzo che attinge a piene mani dalla realtà dei fatti. Perché i poliziotti scrivono un romanzo? Perché ad un certo punto hanno il bisogno di raccontare i fatti di cui sono protagonisti e di dire al pubblico che le storie che vivono sono talmente folli, che se fossero inventate sarebbero un romanzo. Nel libro – continua – è come se il protagonista fosse costretto a certi comportamenti, è vittima della pigrizia. Vi è una stanchezza rassegnata, un po’ simile allo “Straniero” di Camus.

La redazione di TrinacriaNews ha incontrato I.M.D., il quale ci ha parlato dell’insolita figura del vurricatore come protagonista di un romanzo. Il vurricatore è sicuramente un antieroe – ha spiegato– un soggetto che è ispirato ad un personaggio vero, anche se assolutamente di fantasia è tutta la storia che vi è attorno. Potrebbe però essere ricalcata su qualunque ragazzo siciliano che decide di non combattere la mafia, ma di entrare a farne parte.

La realtà è ancora più dura e cruenta rispetto a quello che viene descritto nel romanzo. Abbiamo chiesto all’autore perché ha scelto di attenuare di omettere alcuni particolari cruenti. Si tratta di un romanzo contenuto – ha detto – perché la realtà nella sua brutalità non può essere raccontata. Ho questo pudore. La vita è fatta di cose terribili, il romanzo, invece, deve raccontare e deve trasmettere la sensazione; si tratta di un effetto più forte di quello visivo. Bisogna evocare sensazioni, per questo motivo non arrivo mai alla descrizione minuziosa di quello che è accaduto, non descrivo in modo truculento scene di violenza o di sangue.

Continuando con l’intervista, abbiamo chiesto di parlarci della difficile professione del poliziotto della Squadra Catturandi e del suo rapporto con la paura. Questa è una domanda che tanti mi pongono, in realtà è un sentimento con cui non convivi quotidianamente, ma solamente in certi momenti, magari a ridosso di una grande operazione, l’arresto di un latitante o quando ti arrivano le consuete minacce in ufficio. Però in realtà la paura è un sentimento che ti aiuta a non essere abitudinario, a non sottovalutare il pericolo, tant’è che noi stasera nonostante io sia convinto al 100% che non ci siano pericoli, siamo messi di spalle e non mi faccio vedere. La professionalità – continua – è una qualità che si acquisisce semplicemente con l’esperienza. Non ci vogliono degli scienziati per prendere i latitanti, ma è necessario capire qual è il metodo, che è quello di entrare nel circuito comunicativo del latitante, nella sua psicologia; quello di trovare i “pizzini”, i messaggeri. Se trovi questo alla fine riesci a risalire e trovare il latitante.

L’autore si è soffermato anche sull’importanza delle intercettazioni. Senza di esse non avremmo preso nessuno – afferma – se le intercettazioni venissero abolite si verificherebbero delle difficoltà operative notevoli. Noi adoperiamo quelli che sono gli strumenti che ci vengono forniti dalla legge; fino a che le intercettazioni ci saranno, le useremo; altrimenti ritorneremo all’antica. Vogliamo fare un passo indietro? Io spero di no.

I.M.D. ha dichiarato inoltre che devolverà il suo compenso all’Associazione no profit da lui fondata 100×100 in movimento – Rete Cento Passi. Si tratta di un’associazione nata ad ottobre, il cui scopo principale è quello di promuovere attività culturali, tra cui quella di lavorare con le scuole per fare cultura della legalità e raccontare storie antimafia. Al secondo piano della struttura, in cui è sita l’associazione, si trova anche Radio Cento Passi, fondata da Danilo Sulis, amico di Peppino Impastato.

A disposizione dei lettori di TrinacriaNews la videointervista che abbiamo realizzato in occasione della presentazione del libro. Le domande che abbiamo rivolto all’autore sono state le seguenti:

  1. Come è nata l’idea di un libro il cui protagonista è il vurricatore, cioè il seppellitore?
  2. Nel libro lei ricorda che la realtà è ancora più dura e cruenta rispetto a quella che viene descritta nel romanzo. Perché ha scelto di omettere alcuni particolari cruenti?
  3. Qual è la vita di un poliziotto della sezione Catturandi, come si convive con la paura?
  4. Per quanto riguarda il lavoro della squadra della sezione Catturandi, quali professionalità è necessario che essa abbia per arrivare ad obiettivi così importanti, quali la cattura di un latitante?
  5. Che importanza rivestono le nuove tecnologie e soprattutto le intercettazioni, la cui utilità alcune volte è stata messa in dubbio da alcuni esponenti delle istituzioni?
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