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Anno VII - Num. 37 / 2019

Anno I - Num. 03 - 28 settembre 2012 Sport

Catania, operazione "Sette salvezze"

di Michele Patané
         

Sette stCatania Calcioagioni consecutive in serie A. Il Catania non aveva mai raggiunto tale traguardo, neanche nell’epopea degli anni ’60, il cui il sodalizio del presidente Marcoccio e dell’allenatore Di Bella si “fermò” a sei campionati, dal ’60 al ’66. La storia recente ha però dato a vedere che il club etneo non ama addormentarsi sugli allori, ma ha una strabordante voglia di superarsi e di travalicare i propri limiti.

Questo anche se gli uomini che lo guidano non sono piú gli stessi: nella scorsa primavera si è consumato il definitivo scioglimento del duo Pulvirenti-Lo Monaco, fautore del percorso di approdo e conferma in serie A dal 2004 al 2012. A sostituire il dirigente campano, da pochissimi giorni amministratore delegato del Palermo, Sergio Gasparin, regista in dirigenza dei magici anni ’90 del Vicenza.

Si è verificato un cambio anche in panchina, con l’abbandono di Vincenzo Montella e l’approdo di Rolando Maran, tecnico esordiente in A, vicino a conquistarla sul campo con la finale playoff persa l’anno scorso con la Sampdoria. Non si può dire lo stesso per lo zoccolo duro della squadra, rimasto intatto rispetto alla passata stagione, quella dell’inizio di un nuovo percorso tecnico-tattico, basato sul 4-3-3, sulla priorità al palleggio a centrocampo e sulla fantasia e la spregiudicatezza argentina in avanti.

Il club di via Magenta ha trattenuto, quindi, i propri big, vuoi per la risolutezza di Gasparin nel gestire i desideri di partenza di alcuni giocatori, in particolare di Gomez, vuoi per il fatto che non siano mai arrivate reali offerte. Parallelamente il mercato estivo è stato svolto nell’ottica di un ringiovamento della rosa, con i vari innesti di Frison, Rolin, Salifu, Doukara e Castro.

Nell’inizio di stagione il Catania ha confermato i propri progressi della passata stagione, mostrandosi ancora come squadra rognosa, tatticamente intelligente e predisposta a dare il meglio di sè nelle difficoltà. Un gruppo meno spumeggiante nel gioco, ma piú pratico, che ha esibito un’autostima e una tenacia invidiabili, in particolare nella gagliarda prova interna con il Napoli, bloccato sul pari al “Massimino” con un uomo in meno per tutta la partita.

In queste prime sei giornate si è probabilmente visto il meglio e il peggio di quanto possono fare i rossazzurri: domenica pomeriggio è suonato un campanello d’allarme, con la sonante sconfitta patita a Bologna (4-0). La discontinuità di rendimento tra le varie partite e una difesa ballerina (ben 11 gol incassati) richiedono una smentita già domenica prossima, quando al “Massimino” arriverà il Parma di Roberto Donadoni.

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