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Anno IX - Num. 46 - 02 ottobre 2021

Anno I - Num. 02 - 18 giugno 2012 Politica e società

“Bandiera Blu”, un bollino di qualità poco trasparente

di Romina Ferrante
         

Bandiera bluMare profumo di mare recitava una nota canzone, sigla di una famosa serie televisiva che aveva come scenario una importante nave da crociera, che si stagliava su un mare limpido, blu cristallino.
Che si tratti di spiagge bianche dalla sabbia finissima o scogli ripidi e scoscesi, i paesaggi marini  offrono sempre emozioni uniche e irripetibili.
Purtroppo, però, sempre più spesso, le acque del mare sono inquinate da scarichi abusivi, le spiagge sono sporche e mancano i servizi e le strutture per ospitare i turisti. Per farla breve la gestione del litorale italiano è lasciata un po’ al caso. L’obiettivo dovrebbe essere, invece, quello di favorire una migliore gestione e tutela del patrimonio marino, in direzione di una maggiore sostenibilità ambientale.
Per salvaguardare anche i mari italiani dal 1987 è stato istituito un riconoscimento internazionale, la “Bandiera blu”, conferito dalla FEE (Fondazione per l’educazione ambientale), che viene assegnato ogni anno in 41 paesi del mondo alle spiagge più pulite e attrezzate, sulla base di diversi criteri in materia di qualità delle acque, sicurezza, gestione ed educazione ambientale.

Quest’anno la Sicilia è stata premiata con 5 bandiere blu, assegnate ai Comuni di 1) Ispica/Santa Maria del Focallo/Ciricà; 2) Ragusa-Marina di Ragusa; 3) Pozzallo; 4) Menfi (Agrigento) e 5) Lipari/Vulcano (Messina), sia per l’eccellente qualità delle acque, che per i servizi offerti ai bagnanti. Sono, invece, uscite di scena la spiaggia Marina di Cottone nel Comune di Fiumefreddo e quella di Marina di Modica.
Ci si aspettava un risultato migliore dalla Sicilia, che vanta un litorale mozzafiato, ma sempre meno balneabile. Basti pensare che degli oltre mille chilometri di costa, circa 245 non sono più praticabili. Il problema è che, spesso, le spiagge siciliane sono abbandonate a se stesse, senza strutture e controlli adeguati, lasciate all’incuria e al degrado per via di amministrazioni assenti e disinteressate.

Molti però si lamentano della metodologia usata nell’assegnare il prestigioso riconoscimento che, a parer loro, non tiene conto di criteri di scientificità. Ogni anno una giuria ad hoc, la Giuria Nazionale, costituita da esperti e specialisti in materia, si riunisce per stabilire quali Comuni rispettino i prerequisiti. La FEE, dopo aver inviato il “questionario bandiera blu” ai Comuni rivieraschi, disponibile sul sito www.bandierablu.org, controlla che le informazioni fornite siano complete e, una volta recepiti i giudizi della giuria, li trasmette al Coordinamento Internazionale della FEE, con sede in Danimarca, che effettua rilevamenti a campione sui dati ricevuti e dà il parere definitivo sull’assegnazione.
Il bollino di qualità “Bandiera Blu” sarà rilasciato solo nel caso in cui siano rispettati i parametri sulla sicurezza, la comunicazione e la qualità delle acque. Il litorale dovrà essere pulito e le acque dovranno rispettare i valori stabiliti per legge. Non si potrà campeggiare sulle spiagge e nessun animale domestico potrà accedervi. Dovranno essere garantiti servizi e strutture anche per disabili e adeguati controlli su tutta l’area.
In passato, Striscia La Notizia ha, però, smascherato errori grossolani nella compilazione dei “questionari bandiera blu” da parte dei Comuni.

Il controllo a campione sulle informazioni fornite dai comuni, come per qualsiasi indagine,  non è adatto a dare una valutazione completa e certa. Per contestare il “metodo Bandiera Blu” da alcuni anni i gestori degli stabilimenti “Mamma Licia” e “il Tridente”, sulla spiaggia La Feniglia sul Monte Argentario (Toscana) si rifiutano di esibire la bandiera blu, poiché sono convinti che manchino molti dei requisiti necessari.
I controlli non sono costanti e, spesso, si basano su analisi effettuate quando il mare ha avuto tutto il tempo per rigenerarsi e i depuratori funzionano meglio.
Legambiente, invece, da anni assegna le vele blu (fino a un massimo di 5), dopo aver effettuato per tutto l’anno un monitoraggio continuo delle acque del nostro Paese.
“Bandiera blu” è un riconoscimento importante, ma con degli evidenti limiti da colmare e spesso  funge più da incoraggiamento per lidi e spiagge, che da reale garanzia di un mare pulito.
Al momento ai bagnanti, dunque, non resta che aspettare che siano effettuati controlli in modo capillare e incrociare i dati provenienti da più fonti, per scegliere in tutta sicurezza la località in cui trascorrere le proprie vacanze.

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