Periodico registrato presso il Tribunale di Palermo al n.6 del 04 aprile 2012

Anno VII - Num. 37 / 2019

Anno III - Num. 19 - 11 ottobre 2015 Politica e società

ADA – Associazione Diritti Anziani e UIL Pensionati Sicilia insieme per aiutare le fasce di cittadini più deboli

Intervista a presidente nazionale ADA Adriano Musi

di Maria Pia Iovino
         

uilp_ada URL IMMAGINE SOCIALPalermo – “Il rilancio del volontariato e le azioni di carattere sociale in favore delle fasce più deboli” – Questo il tema che l’ADA (Associazione dei Diritti degli Anziani) ha voluto porre al centro della riunione dell’esecutivo regionale di concerto con la UIL PENSIONATI. L’evento, tenutosi nella sede della Uilp, in via Enrico Albanese 19, ha visto la partecipazione dei presidenti delle ADA territoriali, del nuovo presidente nazionale dell’ADA, Adriano Musi, del Presidente della ADA Sicilia, Antonino Toscano, dei due vicepresidenti Angela Aronica e Gaetano Cuttitta, oltre il segretario generale della Uil Sicilia, Claudio Barone.
Ricorrenti le espressioni:volontariato, democrazia, lotta, solidarietà, corpo intermedio che hanno accompagnato i vari interventi.
Ad aprire il tavolo dei lavori, Antonino Toscano il quale, con forza, ha espresso l’esigenza di tutelare i diritti degli anziani nel campo sanitario, previdenziale, della prevenzione, della gestione della terza età, sempre più erosi da manovre miopiha rilevato Toscano le cui lotte per la loro sopravvivenza sono sostenute esclusivamente dalla forza dell’associazionismo e dal volontariato. Tuttavia, considerati i limiti cui si espongono queste due importanti categorie, Toscano ha voluto fare risaltare, (anche attraverso i mass media regionali) l’agire controcorrente dell’ADA. Controcorrente rispetto alle ultime novità introdotte dall’attuale Governo nazionale, come quella che prevede sanzioni a carico del medico che prescrive la risonanza magnetica al proprio assistito, in assenza di evidente patologia. Così viene meno la prevenzione! – ha esordito Toscano – e si taglia la sanità laddove non deve essere tagliata per gli anziani indigenti. E’ così che l’ADA scende in campo per combattere questa tendenza emorragica deleteria, oltre che, per dare una risposta alla solitudine che affligge l’anziano. Da qui, l’esigenza di una simbiosi tra ADA e UIL Pensionati.Confidando sulla guida autorevole dell’ex parlamentare e senatore, oltre che sindacalista e politico di spessore, di Adriano Musi, Toscano ha posto l’enfasi sui successi raggiunti ad oggi, dall’ADA, diffondendosi in tutte le ex province siciliane.
La proposta dell’”istituzione di una rete provinciale dell’ADA” é una delle sollecitazioni espresse durante il Convegno. Rete sostenuta attraverso attività di Fund raising a vario titolo quali progettazione, donazione del 5 x mille, adesioni, come investimento di ritorno rispetto agli obiettivi di tutela della categoria.
Toscano ha anche rilevato una criticità che affiora sull’orizzonte, non solo europeo: minare il corpo intermedio cioè, il sindacato, screditandolo. In Italia, infatti, il Sindacato rappresenta un’anomalia propria della democrazia partecipata – rispetto al contesto europeo –  in cui esecutori del governo nazionale, rifiutando il confronto, stanno agendo “chirurgicamente” in direzione del loro progressivo “annientamento”. Tra gli alleati di questo sinistro obiettivo “soppressivo” secondo Toscanofigura, addirittura, Confindustria. In tale contesto Toscano ha avanzato una seconda proposta; quindi, una Federazione di pensionati in Sicilia, attraverso un coinvolgimento che parta dal basso, favorendo un dialogo tra i rappresentanti delle varie categorie sindacali siciliane. Altra proposta, un convegno di denuncia delle responsabilità relative alla non spendibilità delle risorse comunitarie della precedente programmazione destinate alla Sicilia, per il prossimo novembre.
Claudio Barone, facendo da eco alle parole di Toscano ha confermato la sensazione di sentirsi sotto attacco: i tagli al patronato sono una diretta conseguenza. Ma senza circoscrivere il problema al solo sindacato, Barone richiamandosi alla “società liquida” definizione coniata dal sociologo polacco Zygmunt Bauman, ha voluto fotografare la caduta di stile della politica attuale, le sue dinamiche, il suo assetto: I partiti si sono completamente liquefatti. Oggi, la collocazione politica è un optional destinato a variare nell’arco di una giornata: Ieri ero un fedelissimo di Berlusconi, oggi transito al PD e nessuno ci vede qualcosa di strano, perché ormai è diventata una dinamica assolutamente normale. La rappresentanza politica, così come la conoscevamo, con le sue ideologie, i partiti etc, sono completamente dissolti e ciò è un dato strutturale, non più una patologia periferica. Io ritengo che, questo fenomeno che non è solo italiano, ma mondiale, in Italia trova un elemento di controtendenza reale nel sindacato. Noi ancora siamo anomali. I pensionati, come i lavoratori, pensano che una realtà sindacale come quella italiana (CGIL, CISL, UIL) può ancora tutelare i loro diritti. Da qui la volontà espressa da Barone di rendere visibile la forza del sindacato, evidenziando anche le sue criticità. Oggi la gestione dell’ADA in Sicilia è stata patrimonio della buona volontà di alcuni dirigenti sindacali. Hanno fatto tutto il possibile; ma, il resto dell’organizzazione, poco conosce, poco utilizza, poco si appassiona a questo strumento. Non può essere più così. Noi dobbiamo fare in modo che la gestione dell’ADA, come degli altri strumenti diventi un patrimonio di tutta l’organizzazione, altrimenti noi non reggeremo.
Adriano Musi intervenendo ha posto il focus sull’essenza del sindacato: Cos’è il Sindacato? Un insieme di cittadini, un insieme di lavoratori che rivendicano i loro diritti. La colpa del sindacato degli ultimi anni secondo Musi è che-: ha perso un po’ di rapporto con la gente, con i lavoratori. Si è burocratizzato. Se noi scopriamo il rapporto con la gente, non c’è Renzi che tenga, non c’è Renzi che riesca ad indebolire nessuno. Si è cercato di mettere paura alle persone associate. Si è messa paura verso il prossimo, per cui ognuno si sente più al sicuro quando chiude la porta di casa ed è nel suo regno”. Per questo il sindacato entra in crisi, perché c’è una diffidenza di fondo tra le persone. Così, pure il pensionato, lo si tiene in casa, così evita di scendere in piazza a manifestare. A quel punto sono capaci (gli esponenti di Governo – ndr) di tagliare i servizi perché gli anziani non sono capaci di mettersi insieme per rivendicare un loro diritto. E’ un modello di società che sta venendo avanti che, negli ultimi vent’anni si è consolidataha aggiunto MusiOggi la gente non crede nel futuro. Si vive alla giornata. Manca l’essenza di capire cos’è una legge, una Costituzione in un Paese. I Padri Costituenti non stavano a vedere l’indomani cosa succedeva. Hanno cercato di capire quali erano i problemi tra cento anni gli equilibri tra i poteri dello Stato, cosa voleva dire essere Camera, Senato, Presidente della Repubblica, Consiglio Superiore della Magistratura. Ha cercato di fare l’equilibrio dei poteri. Da noi si mette in discussione un’Istituzione per i costi. Tuttavia, non bisogna mai rassegnarsi. Poiché una goccia d’acqua, se continua a cadere sullo stesso posto, alla fine fa un buco. Bisogna dire alla gente cosa vuol dire Democrazia in un Paese, libertà dentro un Paese, il diritto del vivere di un anziano con dignità. Questo è il primo diritto di tutte le persone, da quando nasce a quando muore.
Continuando Musi ha affermato: Un punto PIL non vale la vita di una persona. Ecco che, bisogna fare acquistare fiducia alle persone, Bisogna aprire una società che sia capace di dialogare. L’ADA ha questo compito di non fare sentire solo il pensionato, la persona, dentro il suo territorio comunale. Quando l’ADA deve presentare un progetto non occorre un Archimede della situazione. Occorre conoscere i bisogni delle persone. Perché una persona che è sola in ospedale ha bisogno di compagnia, non ha bisogno di uno scienziato. Così, la persona che deve andare a fare la spesa, di qualcuno che l’aiuti a portare la borsa. Concludendo, Musi ha rilevato che: L’ADA vive della solidarietà delle persone che danno il 5 x mille e ce lo danno perché sono convinte che facciamo socialità, assistiamo persone, diamo la possibilità alle persone di accostarsi ad un servizio che prima non poteva avere. Questa è solidarietà, equità e giustizia sociale!
INTERVISTA di TrinacriaNews.eu adAdriano Musi, presidente nazionale ADA
0041_musi_2014D. Il pensionato viene visto oggi dai giovani e dalle famiglie un ammortizzatore sociale. Cosa ci può dire in materia?
R. Il pensionato è un ammortizzatore sociale! Molti giovani che non hanno lavoro, molte famiglie in difficoltà nell’assistere i figli, perché lavorano e non possono usufruire di servizi dignitosi da del Comune per i propri neonati di cui l’anziano copre le insufficienze sociali che oggi ci sono nelle collettività comunali, provinciali o regionali, che alla fine vedono il pensionato protagonista. E’ il giovane che, a volte chiede sostegno finanziario, laddove non riesce a trovare uno sbocco occupazionale, o a coprire i costi che la sua quotidianità, e la vita di relazione (amicizie) comporta, per evitare il disagio di marginalizzazione, che il giovane altrimenti vivrebbe.
D. Eppure, il pensionato oggi, al crescere dei propri anni, vede crescere le proprie spese sanitarie, non coadiuvato da uno Stato, sempre meno “Welfare State” come l’Italia. Come spiega tale contraddizione?
R. Ciò perché l’Italia, ma anche gli altri Paesi Europei hanno messo al centro della loro intenzione il “bilancio – il pareggio di bilancio, l’equilibrio finanziario-economico, dimenticando che dietro quei numeri ci sono le persone, c’è la dignità dell’essere umano, c’è la dignità del pensionato, come del giovane, delle famiglie, come dell’uomo e della donna. Quindi, dovrebbero considerare che, quei numeri nascondono le esigenze di una persona. Così, la spesa sanitaria non può essere vista come una spesa ma, va vista come una spesa che dà vita alle persone. Se salvare una vita umana significa spendere qualche euro in più, meglio tagliare gli sprechi, i privilegi, le spese inutili, le ruberie. Ho appreso che il Presidente del Consiglio ha preso, per i suoi viaggi ed i suoi spostamenti transnazionali, scimmiottando il Presidente Obama, un aereo a noleggio. Questo aereo costa un milione di euro all’anno. Con quel milione forse si poteva assistere qualche pensionato o qualche giovane!
D. Spesso è l’anziano/a il promotore della tutela dei diritti delle fasce deboli, rappresentando forse, la categoria più sensibile alla tutela dei diritti umani. Come conciliare questa opposta esigenza di tutela dell’anziano, punto di forza e punto di debolezza della società?
R. L’anziano si sente un punto debole perché ovviamente si sente un peso rispetto al messaggio mediatico in cui viene visto come un costo, un qualcosa che non concorre ad agevolare i giovani alla ricerca di un futuro. Quindi, vive un senso di isolamento rispetto al tessuto sociale di riferimento. Al tempo stesso, egli è un’eredità positiva perché l’anziano che porta in sé i valori, gli ideali della propria storia, della propria persona, a quel punto si re-impegna. Ciò è un modo, per un verso di sentirsi attivo e non inutile, reimpiegando la sua mente, la sua fantasia, il suo desiderio di sentirsi protagonista, Quindi, un modo per vivere un’anzianità attiva; al tempo stesso, è una forma di aiuto per il prossimo. Un modo per realizzare quei principi e quegli ideali non vuoti come l’equità, la giustizia sociale, essendo vissute come “impegno”, come capacità di aiutare gli altri nei momenti di difficoltà, di solitudine, di incapacità di vivere all’interno di una comunità, esercitando la sua mente, il suo fisico e l’essere solidali verso gli altri.
D. L’ADA cosa sta facendo per arginare un fenomeno di deriva di molti politici, indifferenti nei confronti delle politiche sociali oggi?
R. L’ADA (dal suo acronimo – Associazione dei Diritti degli Anziani – vuole rimettere al centro i diritti degli anziani, far capire alle persone che, c’è da un lato, il volontario che gratis, dedica il proprio tempo per il bene degli altri, ma al tempo stesso, sottopone alla classe politica e la classe dirigente di questo Paese un problema di coscienza. Non ci può essere solo il volontario a farsi carico delle necessità delle persone. Ci deve essere uno Stato che deve essere capace di individuare le priorità, di capire dove c’è il bisogno, sapendo che quelle persone hanno contribuito a costruire questo Paese, se costoro sono protagonisti della democrazia di questo Paese è grazie alle battaglie condotte dagli anziani che l’hanno difesa, hanno saputo far sviluppare un’economia, l’equità del lavoro, un sistema sociale. Quindi, quell’eredità positiva degli anziani va tutelata nel momento in cui si invecchia. Una politica che non si pone il problema di quale modello sociale, di quale democrazia ha bisogno? Ma, porsi il problema dell’equilibrio di bilancio, è la cosa più sciocca. Perché a quel punto, basterebbe una calcolatrice. Si risparmierebbe di più!
D. Vede un futuro per giovani, “futuri pensionati”, se l’avranno la pensione?
R. Si. Il futuro c’è sempre. Non bisogna mai perdere la speranza. Non bisogna rassegnarsi., perché credo che, la cosa più grave sarebbe quella di darsi per vinti. Siccome, la democrazia è bella anche perché si esercita il diritto del voto, credo che le coscienze servono a scegliere quando vanno a votare. Molti abbandonano il diritto al voto per sfiducia verso la classe dirigente. Ma, il voto è un esercizio di libertà. Ecco, allora che, bisogna votare, perché, quell’esercizio di democrazia ci assicura che alla fine, troveremo le persone giuste capaci di dire che il futuro di questo Paese mette in sinergia le vecchie generazioni con le nuove generazioni, facendo tesoro del lavoro e dei consigli delle vecchie generazioni e poterlo fare con tanta energia e tanto colore che i giovani portano in una comunità.
D. Come viene inteso il volontariato oggi e come deve essere inteso?
R. Il volontariato è soprattutto dedicare il proprio tempo agli altri, gratis, senza chiedere nulla in cambio. A volte basta anche un minuto, per assistere le persone che sono in difficoltà. Anche accompagnare ad attraversare la strada è un atto di grande umanità, in cui la società molto più egoista. Ciò si manifesta anche quando una persona cade a terra, ci si volta dall’altra parte, facendo finta di non vedere. La diffidenza nasce quando si pensa che chi chiede aiuto lo fa in malafede, cercando di approfittare di questa umanità. Però alla fine bisogna partire dai sentimenti umani. Se non si incomincia a fidarsi del prossimo, cadiamo esattamente nel disegno di questa società che è quello di farci rinchiudere in noi stessi, controllarci anche attraverso il messaggio televisivo, web ed alla fine trovarsi in solitudine davanti ai problemi. Questa è la cosa peggiore per i volontari.

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